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  Lo spiffero - Quello che gli altri non dicono  
   
   
     
 
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Alla Festa si scherza sui fanti. Il gran gaffeur è ora nel mirino della satira “amica” che lo sogna al piano nobile del Municipio. Lui intanto scrive una letterina enfatica a tutti i militanti. Dicono che la ribalta di questi giorni gli abbia dato alla testa. Impossibile   Se Bersani, in...
Delfino al “giro di boa” del 29 marzo Il ticket con la Bresso torna in alto mare?
Martedì 09 Marzo 2010 08:31
Vicepresidente designato, l’esponente Udc sarebbe solo una copertura elettorale. I veri aspiranti si agitano sottotraccia. Sullo sfondo l’enigma Scanderebech

 

DelfinoTeresioA dispetto dell’investitura ufficiale non sarà Teresio Delfino il vice di Mercedes Bresso nell’eventuale vittoria del centrosinistra alle Regionali del 28-29 marzo. Fantapolitica? Voci prive di fondamento, appositamente fatte circolare per intorbidare le acque? Noi le riportiamo, con ampio beneficio d’inventario, precisamente come ci sono state riferite, non più tardi della giornata di ieri, ai margini della sottoscrizione del programma da parte di tutte le formazioni che sostengono la coalizione.

 

Tali rumors sostengono che il ticket tra l’esponente dell’Udc e la zarina avrebbe una durata limitata nel tempo, giusto il periodo elettorale, e che il giorno successivo la proclamazione dei risultati tutto tornerebbe in discussione. Sarebbe stato lo stesso Delfino a ottenere questa garanzia, direttamente da Michele Vietti e Pierferdinando Casini, per nulla convinto a lasciare il Parlamento in cambio di un ruolo certamente importante ma che lo collocherebbe in una posizione di secondo piano nel governo regionale. Secondo i patti, infatti, al vicepresidente non verrebbero assegnate deleghe troppo “pesanti” e la sua funzione sarebbe limitata a poco più di una sorta di coordinamento dei lavori dell’esecutivo e alla rappresentanza pubblica. E poi non è un mistero che a ruoli di primo piano puntino altri due centristi: Alberto Goffi, in un primo tempo indicato proprio come numero due di giunta, e Marco Calgaro dell’Api rutelliana che mira alla poltrona dell’assessorato alla Sanità.

La designazione dell’ex sottosegretario sarebbe, insomma, un ingegnoso escamotage per anestetizzare le fibrillazioni interne alla componente moderata, rimandando a dopo il voto ogni decisione in merito alle collocazioni. Inoltre, proprio per  la sua immagine di cattolico ortodosso, la candidatura di Delfino è l’unica in grado di arginare il temuto smottamento del consenso Udc in quella provincia bianca (la Granda ma anche l’Astigiano) in cui più seducenti sono le sirene identitarie provenienti dal centrodestra.

 

A rafforzare l’ipotesi della “vicepresidenza a tempo” concorrerebbero altri due elementi. Se Delfino optasse per piazza Castello lascerebbe il seggio alla Camera a Deodato Scanderech che, com’è noto, ha recentemente lasciato l’Udc per sostenere con una formazione autonoma Roberto Cota. Vietti è pronto a rinunciare a cuor leggero a un posto di parlamentare? Nessuno ci crede.

 

Ma sono le reazioni a catena che produrrebbe l’eventuale rinuncia del politico cuneese a conferire ulteriore credito alla congettura del ticket elettorale. L’uscita dalla scena regionale di Delfino spalancherebbe le porte alle ambizioni di Calgaro e di Goffi. E se all’ex vicesindaco torinese dovesse essere affidata la titolarità della Sanità al suo posto a Montecitorio andrebbe Francesca Cilluffo, prima esclusa alle Politiche, togliendo contemporaneamente una bella rogna a Gianni Oliva che si sbarazzerebbe in modo indolore di una pericolosa concorrente per l’assessorato alla Cultura.

 

Fantapolitica? Forse. Tuttavia ci sembra uno scenario condito da interessi così sospettosamente convergenti da meritare un supplemento d’indagine.

 
Dai Palazzi
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