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  Lo spiffero - Quello che gli altri non dicono  
   
   
     
 
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È stato ad un passo dalla segreteria provinciale del Pd. Sconfitto (e amareggiato) da una campagna denigratoria orchestrata da un paio di suoi compagni di partito si è rintanato in cucina a grigliare salamelle. E risponde picche a Corgiat che voleva rilanciare la candidatura   La maledizione...
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L’esponente dipietrista a ruota libera contro Chiamparino: “Se il Pd è una maionese impazzita lui è un uovo andato a male. Un funzionario della politica alla disperata caccia di una poltrona. Si faccia assumere dalla Fiat, visto che ha trasformato il Comune in una succursale del Lingotto”....
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Alla Festa si scherza sui fanti. Il gran gaffeur è ora nel mirino della satira “amica” che lo sogna al piano nobile del Municipio. Lui intanto scrive una letterina enfatica a tutti i militanti. Dicono che la ribalta di questi giorni gli abbia dato alla testa. Impossibile   Se Bersani, in...
Città della Salute, l’Università boccia Bresso e Bairati e non si accoda alla propaganda elettorale
Mercoledì 10 Marzo 2010 06:53
Non passa neppure in consiglio d’amministrazione il protocollo d’intesa tra Ateneo e Regione. Per il direttore amministrativo Segreto si tratta di un progetto “inconsistente”. L’ultimo sgambetto di Pelizzetti alla vigilia delle elezioni. Rasputin, sotto le cui mentite spoglie si cela un consigliere del cda, ripercorre in maniera ineccepibilmente impertinente le tappe del braccio di ferro tra Accademia e politica

 

PORTAL1La zarina di tutte le Russie pedemontane, la presidente Mercedes Bresso, nel dicembre 2009, invia al rettore Ezio Pelizzetti un ultimatum: “Devi firmare il Protocollo d’intesa sulla realizzazione della Città della salute e della scienza entro fine anno!”.

Il Magnifico, leggendo la versione rinnovata dello stesso, trasecola. È vero, alcune delle osservazioni dell’Ateneo sono state recepite, ma il protocollo resta lacunoso, ambiguo, a tratti criptico e privo di concrete garanzie per il futuro della medicina universitaria.

Chi metterà i soldi per finanziare il progetto imperiale? Occorrono “mille milioni” ovvero un miliardo di euro. Quello che fa paura sono le spese indotte: collegamenti stradali e ferroviari, bonifiche, ristrutturazioni, prolungamento della metropolitana. La cifra potrebbe raddoppiare.

 

Dei mille milioni, sul piatto, di sicuri, ce ne sono solo cinque, provenienti dal MIUR, ma i restanti “novecentovantacinque” chi li verserà? L’indebitatissima Regione o l’ostile governo del Cavaliere, alle prese con la crisi economica?

Grugliasco è il fiore all’occhiello dell’impero zarista ma ha il difettuccio di esser mal collegata alla capitale. Le poche strade sono sempre intasate. Gli studenti ed i professori di Agraria e Veterinaria debbono alzarsi prima dell’alba per arrivare in tempo alle lezioni e ai laboratori.

Il rettore ascolta i colleghi di Medicina. Che ne sarà delle Molinette, gli chiedono, quando saranno trasformate in semplice presidio? Quanto saranno valutate le storiche mura del vetusto edificio che, nella metà più nobile, appartengono all’Università? L’Ateneo sarà forse costretto a “cedere a titolo gratuito” la sua proprietà per potersi sedere al tavolo della zarina (e dei suoi fedeli sindaci “rossi”) e discutere del faraonico progetto imperiale?

 

Le perplessità dei recalcitranti sudditi giungono all’orecchio della Bresso. La Signora non demorde, deve accondiscendere ai desiderata a quei boiardi dei sindaci dell’hinterland. Così vuole la dura legge del “localismo in salsa sovietica”. Adesso ci si mette anche Collegno. Il suo primo cittadino non rinuncia alla parte che gli spetta. Ambisce ad ospitare, non meglio precisate, “localizzazioni residenziali”. Poco importa che la distanza tra i due feudi sia di quasi cinque chilometri. Chi se ne frega delle “odissee” a cui saranno costretti gli studenti e i parenti dei ricoverati, spesso anziani e malati loro stessi.

 

Il rettore e il preside di Medicina, Giorgio Palestro, decidono di nicchiare. Si avvicinano le elezioni regionali ed il silenzio è d’obbligo. Bresso, però, insiste e, conoscendo l’ostilità del popolino nei confronti dell’Accademia si lascia sedurre da tentazioni demagogiche. In un’intervista ad un quotidiano amico definisce i medici universitari “vecchi baroni che non vogliono fare più di tre chilometri per andare a lavorare”. Non teme la loro reazione. Sa che prima o poi si adegueranno al diktat imperiale. Altrimenti è pronta a rivolgersi ad università straniere, non si sa se prussiane od austroungariche, pronte a far la coda per insediarsi nelle terre di Grugliasco. Intanto dovrà battere l’odiato rivale, “Cotan il barbaro”, il candidato leghista Roberto Cota, che osa convocare nel mese di febbraio tutti i rettori del Piemonte per “sentire” le loro proposte. Ridicolo! Lei, in cinque anni, non ha mai permesso ai sudditi rettori di aprire finestre di dialogo con la sua regale persona. È certa, i Piemontesi la capiranno.

 

Il rettore non ci sta. La sinistra politica  lo crocifigge dipingendolo come un nemico del popolo. La sinistra accademica è delusa per i suoi eccessi di autonomia ed indipendenza. Proprio lui che fu definito il “primo vero rettore di sinistra” della città di Torino. Troppo onesto e pragmatico per meritare questo titolo. Così decide di convocare il Senato Accademico ed il Cda dell’Università. Non vuole più portare da solo la croce. Il Senato gli risponde “potresti aver ragione, ma l'ultima parola spetta al CdA che gestisce i cordoni della borsa”.

 

Il giorno 9 marzo si riunisce il consiglio d’amministrazione. I consiglieri sono quantomeno sbalorditi. È dal 2007 che non si discute più di Città della Salute. Perché decidere, adesso, in un’oretta di discussione e avendo avuto pochi giorni per valutare la documentazione? La relazione tecnica dell’Ing. Piero Cornaglia è stata scarna e crudele. Del protocollo ben poco è salvabile, ma i”duri e puri” della sinistra ci tentano. Mettiamo una firmetta, ci sediamo al tavolo e, magari, riusciamo a prendere al volo il “trenino della storia”, devono aver pensato.

Il rettore può trovare un posticino al tavolo delle trattative sedendosi tra i  due potenti sindaci della cintura torinese.

 

Colpo di scena. Il rettore rilancia e ricorda a tutti le pessime”uscite pubbliche” della zarina e il suo sprezzante atteggiamento nei confronti dell'Ateneo. La direttrice amministrativa Loredana Segreto, forte del suo charme e della sua competenza, rincara la dose e dimostra, con  puntigliose argomentazioni tecniche, quali siano le lacune, le omissioni e le promesse non mantenibili della proposta.

 

I “duri e puri” traballano. Le certezze svaniscono. Il “trenino della storia” è già passato. Non resta che serrare i ranghi intorno al rettore. All’unanimità si decide di non firmare il protocollo d’intesa. Per adesso o, forse, per sempre. La zarina è servita. I Sindaci “rossi” intonino per consolarsi l’Internazionale.

 

Rasputin

 
Dai Palazzi
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Riflessione (intelligente) di un giovane democrat sull’etica nella politica. Si domanda se nell’esercizio di un mandato pubblico oltre la legge debba vigere anche un codice deontologico che censuri quei comportamenti palesemente inopportuni, anche se non penalmente rilevanti. Vecchia storia: la moglie di Cesare non solo deve essere onesta ma deve anche apparire tale. Oltre ogni ragionevole dubbio   Certo che di questi tempi, tra una maggioranza in salsa immobiliare, un premier Anfitrione di pittoreschi pagliacci africani, un amministratore delegato che riscrive a suo consumo i diritti dei lavoratori e altre amene scenette agostane, non ci si può certo aspettare che la politica peninsulare ci vada troppo per il sottile. L’essere umano è un animale versatile, con la straordinaria capacità di adattarsi a qualunque scenario. Abituarsi a quello che accade intorno vuol dire...
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Pubblichiamo l’intervento integrale dell’amministratore delegato della Fiat al Meeting di Comunione e Liberazione. Ribadisce la linea dura nei confronti di chi contrasta l’ordine aziendale e dedica gran parte del suo discorso alla vicenda dei tre operai licenziati a Melfi, accusati di aver interrotto illegalmente il ciclo produttivo e reintegrati dalla magistratura. Alla faccia del tramonto delle ideologie dal manager italo-canadese è giunta una summa teorica del nuovo capitalismo globale. Un furbone di tre cotte che abilmente nasconde le deficienze del piano industriale del Lingotto   Signore e Signori, buongiorno a tutti. Non mi capita spesso di avere di fronte una platea composta da così tanti giovani e mi sento investito di una grande responsabilità. Ringrazio il presidente Scholz e gli organizzatori del Meeting di Rimini per avermi dato la possibilità di incontrarvi e di...