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  Lo spiffero - Quello che gli altri non dicono  
   
   
     
 
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Non c’entrano i Rocher di Alba né i panettoni meneghini. Il disoccupato ex presidente della Coldiretti, già candidato alle Europee e ipotetico assessore regionale all’Agricoltura in una giunta di sinistra, trova impiego come assistente della consigliera astigiana. Subbia, che carriera!   In...
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La presidenza del Consiglio regionale in passato si è accollata i costi del riconteggio delle schede per un paio di candidati trombati. Ora si rifiuta di farsi carico delle spese pur in presenza di una sentenza del Tar. Cattaneo (o il suo predecessore Gariglio) può fornire una spiegazione...
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È stato ad un passo dalla segreteria provinciale del Pd. Sconfitto (e amareggiato) da una campagna denigratoria orchestrata da un paio di suoi compagni di partito si è rintanato in cucina a grigliare salamelle. E risponde picche a Corgiat che voleva rilanciare la candidatura   La maledizione...
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L’esponente dipietrista a ruota libera contro Chiamparino: “Se il Pd è una maionese impazzita lui è un uovo andato a male. Un funzionario della politica alla disperata caccia di una poltrona. Si faccia assumere dalla Fiat, visto che ha trasformato il Comune in una succursale del Lingotto”....
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Alla Festa si scherza sui fanti. Il gran gaffeur è ora nel mirino della satira “amica” che lo sogna al piano nobile del Municipio. Lui intanto scrive una letterina enfatica a tutti i militanti. Dicono che la ribalta di questi giorni gli abbia dato alla testa. Impossibile   Se Bersani, in...
Quei famelici lupi degli Agnelli
Giovedì 11 Marzo 2010 00:00
Un libro che spiace alla Fiat e agli Elkann: clandestino ma di grande successo. Lo ha scritto un cavallo di razza del giornalismo italiano, Gigi Moncalvo, che promette l’imminente sequel

 

ilupiegliagnelliC’è da credere che quando – a novembre – uscirà l’auspicabile seconda parte de I Lupi & gli Agnelli, Vallecchi editore, pp. 480, 19 euro (titolo provvisorio Agnelli segreti), il suo autore, Gigi Moncalvo, entrerà a pieno titolo nel piccolo Olimpo di coloro che, in libertà e senza l’imprimatur del Lingotto, della schiatta Fiat e delle sue vicende conoscono veramente tutto. Il giornalista e scrittore dai modi garbati, pacato conduttore televisivo dallo stile anti-Santoro, con una ricerca di tre anni su documenti reali e non su pettegolezzi, sarà riuscito ad alzare completamente il velo di mistero che avvolge specialmente gli ultimi lustri della maggiore industria italiana, i burattinai e le marionette che a loro obbedivano, in particolare il passaggio, non indolore, dalla Fiat degli Agnelli alla Fiat degli Elkann, sotto l’ingombrante ombrello dei due grandi vecchi della Real Casa, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens.

 

Operazione, questa, che  ora vede interessata anche la magistratura (e timidamente il fisco) alla ricerca della verità sull’eredità dell’Avvocato  e sulle manovre poste in essere per estromettere la figlia Margherita (ex Elkann, ora de Pahlen) staccandola addirittura dai due figli, lo scapestrato (col sesso e col congiuntivo) Lapo e il principino John, tutto casa, Marchionne e consiglio d’amministrazione.

 

C’è un po’ di tutto nel libro di Moncalvo: dalla storia della dinastia Fiat, all’inizio del secolo scorso, alle rivendicazioni (2007) di Margherita sulla reale consistenza del patrimonio del padre, compresa la parte – cospicua - finita nei paradisi fiscali. C’è un misterioso giro di avvocati, residenti in Italia ma con conti correnti in Svizzera, dalle parcelle milionarie (e fino all’altro ieri esentasse perché nascoste nella Confederazione). C’è lo scontro fra una madre e una figlia (Marella contro Margherita), la rottura fra la madre e i due figli (Lapo e John contro Margherita), una morte misteriosa (quella di Edoardo, il figlio dell’Avvocato), la decisione di designare come erede Jaki Elkann, ancor prima della malattia e della morte di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, in contraddizione con quanto era stato annunciato ufficialmente. Uno scoop, a suo tempo, proprio di Gigi Moncalvo.

 

Il giornalista, mai una parola fuori dalle righe, è riuscito a svelare e raccontare gli intrecci e i retroscena più nascosti degli Agnelli, per di più senza l’autorizzazione dei signori Fiat, ma attingendo ad una quantità cospicua di documenti, sentenze, memoriali, mai indulgendo nel gossip. Anche la disavventura col trans di Lapo, che alcuni hanno visto come un’operazione di alcuni vertici Fiat tesa ad eliminare un elemento di fastidio, viene presentata come un normale capitolo della saga degli Elkann. Di basilare importanza, per comprendere le vicende Fiat, è la descrizione del ruolo di John giovanissimo al vertice di un colosso come il Lingotto, ma con solidi cordoni ombelicali perennemente attaccati ai due grandi vecchi, Gabetti & Grande Stevens, i veri registi della guerra nella dinastia.

Di certo I Lupi & gli Agnelli (le cui prime copie ancora fresche di stampa furono rastrellate dalla Fiat nelle librerie torinesi) può diventare ancora più utile in questi mesi in cui dell’epopea dei signori del Lingotto si discute in tribunale: è la guida indispensabile per capire qualcosa di più di quel che ci diranno confusamente i giornali. Anche quelli che il libro di Moncalvo – non certo per distrazione – non l’hanno recensito.

(gi.bi.)

 
Dai Palazzi
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Riflessione (intelligente) di un giovane democrat sull’etica nella politica. Si domanda se nell’esercizio di un mandato pubblico oltre la legge debba vigere anche un codice deontologico che censuri quei comportamenti palesemente inopportuni, anche se non penalmente rilevanti. Vecchia storia: la moglie di Cesare non solo deve essere onesta ma deve anche apparire tale. Oltre ogni ragionevole dubbio   Certo che di questi tempi, tra una maggioranza in salsa immobiliare, un premier Anfitrione di pittoreschi pagliacci africani, un amministratore delegato che riscrive a suo consumo i diritti dei lavoratori e altre amene scenette agostane, non ci si può certo aspettare che la politica peninsulare ci vada troppo per il sottile. L’essere umano è un animale versatile, con la straordinaria capacità di adattarsi a qualunque scenario. Abituarsi a quello che accade intorno vuol dire...
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Pubblichiamo l’intervento integrale dell’amministratore delegato della Fiat al Meeting di Comunione e Liberazione. Ribadisce la linea dura nei confronti di chi contrasta l’ordine aziendale e dedica gran parte del suo discorso alla vicenda dei tre operai licenziati a Melfi, accusati di aver interrotto illegalmente il ciclo produttivo e reintegrati dalla magistratura. Alla faccia del tramonto delle ideologie dal manager italo-canadese è giunta una summa teorica del nuovo capitalismo globale. Un furbone di tre cotte che abilmente nasconde le deficienze del piano industriale del Lingotto   Signore e Signori, buongiorno a tutti. Non mi capita spesso di avere di fronte una platea composta da così tanti giovani e mi sento investito di una grande responsabilità. Ringrazio il presidente Scholz e gli organizzatori del Meeting di Rimini per avermi dato la possibilità di incontrarvi e di...