Riconquistare la sovranità

Si è svolto sabato 21 settembre a Torino il primo incontro regionale piemontese dell’ARS, “Associazione Riconquistare la Sovranità”. L’assordante silenzio mediatico che ha reso pressoché invisibile l’evento all’opinione pubblica è, naturalmente, un buon segno: nel mondo dell’industria culturale e della produzione dei consensi, in cui l’egemonia dei dominanti si esercita a partire dall’uso pressoché monopolistico dei mezzi di informazione, non ricevere alcuna attenzione da parte dei media e dal mainstream politicamente corretto e millimetricamente sorvegliato è un merito da rivendicare con orgoglio. È la prova incontrovertibile del proprio non essere dalla parte del potere.

L’obiettivo primario dell’associazione è ARS forte e chiaro: riconquistare la sovranità nazionale perduta, e dunque uscire il prima possibile dal progetto criminale chiamato Europa; quest’ultima è il nobile nome attribuito alla dittatura eurocratica che, in nome della finanza e delle sacre leggi del mercato, manda in rovina i popoli e le classi, le comunità e le nazioni, realizzando, di fatto, in forma economica ciò che un tempo veniva attuato tramite i carri armati e i bombardamenti (il cui uso è, momentaneamente, riservato per gli Stati extraeuropei che eroicamente resistono alla barbarie capitalistica dell’impero americano).

 

L’odierna Europa – che del nobile progetto di Kant o di Spinelli è il perverso rovesciamento – è funzionale alla logica illogica neoliberale e alla rimozione della sovranità, e dunque del primato politico degli Stati come potenze in grado di mantenere il primato della politica sull’economia. La globalizzazione non è forse anche il transito dal moderno Stato nazionale con primato della politica al postmoderno mercato internazionale con egemonia dell’economia e del mercato, delle scelte anonime e impersonali della finanza e dei banchieri apolidi? Come già sapeva Machiavelli, le due prerogative inalienabili del Principe e della sua sovranità risiedono nel controllo della moneta e nella disposizione del monopolio delle forze armate, ossia in quelle due dimensioni la cui dissoluzione è stata portata a compimento dall’incubo eurocratico di cui siamo vittime.

Cito direttamente dal programma del movimento: “ARS – Associazione Riconquistare la Sovranità ritiene che nessuna soluzione alla crisi sia possibile restando nel dominio delle forze antidemocratiche e tecnocratiche europee, che hanno tolto e toglieranno a qualunque governo si insedi in futuro qualunque leva monetaria e politica che ci permetta di uscire dal tunnel. Al contrario, ritiene che solo il recupero della piena sovranità popolare, monetaria, strategica, energetica, alimentare, potrà portarci alla salvezza nostra e del nostro futuro”.

            Parole forti e chiare, tanto più encomiabili perché pronunciate in tempi confusi e ambigui quali sono quelli di cui siamo sudditi coatti, l’epoca delle “larghe intese”, in cui l’attualità della dicotomia tra destra e sinistra non è superiore a quella tra guelfi e ghibellini.

Andando a rioccupare quello spazio di dibattito pubblico e quella dimensione comunitaria che è il capitale stesso a distruggere programmaticamente con le sue perverse logiche di individualizzazione selvaggia, giovani e meno giovani hanno discusso per ore – mossi da una rabbia densa di buone ragioni e da una sana passione antiadattiva – di temi tutti orbitanti intorno al fuoco prospettico della necessità di uscire dall’euro e di riconquistare la sovranità nazionale, condicio sine qua non per quel garantimento dei diritti sociali e per quel primato del politico sull’economico la cui distruzione corrisponde alla segreta teleologia del progetto criminale chiamato Europa. Il folle compito di quest’ultima – per chi ancora non l’avesse compreso – consiste nella rimozione forzata di ogni residuo di welfare state, di ogni superstite egemonia della politica sul fanatismo cieco del mercato oggi innalzato a nuova divinità vendicativa.

Al cospetto delle troppe sciagure che, in rapida successione, hanno investito la nostra penisola (dalla dittatura del debito al commissariamento con la giunta militare economia del governo Monti), alle quali si attagliano con straordinaria aderenza le parole del Purgatorio dantesco (VI, 76-78) – “ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!”–, diventa evidente come il primo compito per una ragione che miri a frenare e, in seconda battuta, a rovesciare le tendenze in atto sia da ricercarsi nella rioccupazione della funzione dello Stato come garante del primato della politica sull’economia, dell’eticità sul mercato, degli uomini sulle entità della finanza, gravide di capricci teologici. Occorre riprendersi tutto, in primo luogo la sovranità perduta.

Anziché ridursi ad ancilla oeconomiae, e dunque a semplice supporto della sovranità degli organismi economici transnazionali (dalle banche, al “fondo monetario Internazionale”, fino alla dittatura crematistica delle multinazionali e delle nuove caste plutocratiche), lo Stato nazionale è, pertanto, chiamato a porsi al servizio della comunità umana considerata come fine in sé, e dunque a prendere posizione contro le logiche illogiche del monoteismo del mercato globale.

Fino a prova contraria (ossia finché non si indichino altre forze concretamente in grado di rovesciare l’esiziale ordine finanziario mondializzato), soltanto lo Stato nazionale, a patto che cessi di limitarsi a ratificare quanto viene autonomamente deciso dagli economisti, dalle multinazionali e dal mercato divinizzato, può opporsi e, dunque, agire concretamente in vista del superamento della scissione dilagante.

Cito ancora dal manifesto programmatico: “ARS intende riavvicinare un popolo troppo a lungo prostrato e ingannato alla militanza politica e alla ricerca dei nostri valori costituzionali, unendo chiunque si riconosca nella causa sovranista e voglia costruire una vera opposizione popolare a tutto ciò”. Spirito dialogico e interconfessionale, dunque: a cui si accompagna la ferma volontà di valicare le tradizionali barriere, ormai logore, che oggi servono essenzialmente a frammentare e, dunque, a rendere inoffensiva la possibile opposizione ai crimini dell’economia globale e dell’eurocrazia imperante.

ARS non è la sola associazione che ha individuato correttamente sia la diagnosi, sia la terapia: tra le altre, vi sono anche EPIC (Economia per i cittadini), Eurotruffa, la neofondata Bottega Partigiana, e molte altre ancora. Occorrerà, per il futuro prossimo, tentare di far interagire queste realtà, individuando la koiné nell’opposizione al monoteismo del mercato e alla teologia neoliberale incorporata nell’eurocrazia. È solo agendo coralmente che si diventa una forza realmente operativa e, soprattutto, temibili per il potere della violenza istituzionalizzata. È questa la sfida per il futuro e per la sua riapertura, nell’odierna età delle passioni tristi. Con le splendide parole del Trattato del ribelle di Ernst Jünger: “tra il grigio delle pecore si celano lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la libertà. E non soltanto quei lupi sono forti in se stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in branco. È questo l’incubo dei potenti”.

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7 Commenti

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    19:23 Martedì 01 Ottobre 2013 Blasciard x Jsmill

    Un'impresa privata che fa profitto e dà lavoro non produce forse esternalitá positive che si riflettono nell'aumento della ricchezza del paese (e non solo)? Mi raccomando, meno deduzione e più aderenza alla realtà.Anche una impresa pubblica produce esternalità positive.!Per quanto riguarda "deduzioni ed aderenza alla realtà" direi che al momento è una frase infelice. Se si guarda alla realtà i sostenitori del liber-issimo mercato dovrebbero riflettere. L'economia "centralizzata e assistenzialista" potrebbe non essere l'obiettivo di molti che criticano l'ultraliberismo imperante. Le scelte che hanno portato alla creazione dello "stato sociale", che hanno prodotto un modello che nel bene e nel male ci ha permesso una crescita diffusa, grande mobilità sociale, un sistema di istruzione per "tutti" una sanità per "tutti" emolto altro, testimoniano non di uno stato centralizzato e assistenzialista ma di uno stato in grado di incidere sulla vita dei cittadini. Può il mercato tutelare gli interessi degli stessi? E'per Lei naturale che ciò avvenga? Come giudica Lei l'impossibilità Totale dello Stato di agire con efficacia? Spera che altri organismi non Statali -sovranazionali possano farlo nell'interesse dei cittadini? A.B.

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    20:14 Mercoledì 25 Settembre 2013 jsmill @paolo cattaneo

    Siamo passati agli insulti, non mi stupisco. Le rifaccio la domanda: ma lei pensava davvero che lo Stato faccia sempre il bene di tutti o mi sta solo prendendo in giro? E' possibile che questo mitologema giacobino possa attecchire solo in Italia?

  3. avatar-4
    17:37 Mercoledì 25 Settembre 2013 Paolo Cattaneo x jsmill

    1) Esatto. L'italia del welfare state anni 70 per esempio. 2) Invece pubblico significa proprio per il bene di tutti, perchè questo sarebbe il compito della sfera statale. Non c'è opinione su questo. 3) Un'impresa privata certamente dà lavoro a tante persone ma il guadagno andrà in maggior parte al suo proprietario, cioè un privato, mentre lo Stato può creare lavoro per tutti e il guadagno è fisiologicamente redistribuito in modo orizzontale. Il libero mercato ha prodotto un'ecatombe perchè non è evidentemente in grado di autoregolarsi, e solo gli asini col paraocchi ormai non lo vogliono vedere. Saluti.

  4. avatar-4
    08:28 Martedì 24 Settembre 2013 jsmill @paolo cattaneo

    1) È noto infatti come nei paesi ad economia pianificata ci fosse il paradiso in terra perché la collettività faceva il 'bene' della collettività. 2) Pubblico non significa necessariamente 'ciò che fa il bene di tutti', ma ciò che riguarda la sfera statale, di governo. 3) Un'impresa privata che fa profitto e dà lavoro non produce forse esternalitá positive che si riflettono nell'aumento della ricchezza del paese (e non solo)? Mi raccomando, meno deduzione e più aderenza alla realtà.

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    20:01 Lunedì 23 Settembre 2013 Paolo Cattaneo una risposta

    Intanto fornisco una mia risposta alla domanda di jsmill: il motivo sta nella natura dell'entità pubblica e privata. Quella pubblica, essendo composta per definizione da tutta la collettività, non può che fare interessi per la medesima. Quella privata, rispondendo solo a determinati individui, fa solo gli interessi loro a scapito di quelli collettivi.

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    18:46 Lunedì 23 Settembre 2013 jsmill domanda

    Mi può spiegare sine ira ac studio perché mai un'economia centralizzata e assistenzialista sia preferibile ad un'economia di libero mercato?

  7. avatar-4
    11:07 Lunedì 23 Settembre 2013 Arlette Grazie

    Grazie per esserci e per lottare con noi, Diego: quello che mancava alla nostra armata Brancaleone era proprio un respiro filosofico, una visione più alta delle cose.Il 13 ottobre, come sai, ci sarà a Roma un meeting promosso da Reimpresa, in cui tenteremo di lanciare l'idea di una "rete" delle forze sovraniste esistenti. Ci saranno Ars, Eurotruffa, Epic, Bottega Partigiana ed altri, e fra questi noi di Sovranità e Democrazia.So che non potrai esserci per impegni già presi, ma sarai ugualmente con noi in spirito.Enrica (Arlette)

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