Ex Bertone, ultimatum di Marchionne: “Sì entro 24 ore”

Modello Pomigliano anche per Grugliasco, altrimenti il Lingotto dirotterà altrove l’investimento previsto. Ma la sensazione è che la Fiat abbia già deciso la delocalizzazione all’estero

ORE DECISIVE per la storica carrozzeria

Passa ai sindacati la palla sul futuro dei lavoratori dello stabilimento ex Bertone di Grugliasco, al termine di un incontro fra Cgil, Cisl, Uil e Fismic e l’ad Sergio Marchionne, che ha confermato alle sigle di voler applicare anche alle “Officine Automobilistiche Grugliasco” l'intenzione di applicare anche in Piemonte un contratto sulla falsariga di quello di Pomigliano d'Arco, al di fuori cioè del contratto nazionale dei metalmeccanici. La parola passa adesso alle RSU, che a Grugliasco sono a maggioranza Fiom con 10 delegazioni su 16, che dovranno decidere entro 24 ore se accettare le condizioni di Marchionne alle quali è subordinato l'investimento da oltre 500 milioni di euro per la produzione del prossimo SUV Maserati.

All'incontro erano presenti i segretari generali Susanna Camusso, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Roberto Di Maulo, accompagnati dai rispettivi rappresentanti di categoria. Maurizio Landini della Fiom ha confermato «la posizione contraria della Fiom rispetto a quell’accordo, come del resto dimostra il fatto che ieri abbiamo depositato un ricorso al Tribunale di Torino. Riteniamo non accettabile scaricare sui lavoratori e sulle lavoratrici della Bertone la decisione di uscire dal Contratto nazionale e la decisione di fare o meno l’investimento annunciato». La Camusso ha difeso l’autonomia della rappresentanza di fabbrica: «Sull’investimento decideranno le Rsu. Da un lato noi abbiamo confermato l’interesse collettivo affinché si faccia l’investimento, dall’altro abbiamo indicato che con le Rsu si arrivi ad un punto che permetta ai lavoratori di decidere».

Per Maurizio Peverati dellaUilm «ci va bene il testo dell’intesa sottoposto all’attenzione delle Rsu del sito piemontese, perché è assurdo che uno stabilimento fermo da più di un lustro possa perdere gli investimenti per andare avanti», ma il segretario aggiunge: «Abbiamo avuto la netta percezione che ormai la Fiat consideri l’investimento realizzabile solo fuori dal territorio nazionale, ma dietro le forti insistenze dei sindacati firmatari degli accordi di Pomigliano e Mirafiori l’azienda torinese ha chiesto a tutte le controparti una risposta definitiva entro domani sulla bozza d’intesa presentata dall’azienda alle Rsu di stabilimento. Se non ci sarà questa risposta affermativa e collettiva l’investimento prenderà la via del Nord America».

Per Giuseppe Farina di Fim-Cisl «O c’è l’accordo sindacale e il rilancio dell'impianto o c’è il suo definitivo abbandono». Nel caso le scelte della Fiom dovessero far fallire il progetto di investimento all’ex Bertone, «abbiamo chiesto alla Fiat di mantenere comunque l’investimento in Italia, perché è parte importante dell’intero progetto Fabbrica Italia e del rilancio dell’industria dell’auto nel nostro paese». Stessi toni usati da Roberto Di Maulo segretario della Fismic, per il quale occorre «forzare i tempi in direzione del contratto dell’auto e dell’uscita di tutta la Fiat dal sistema confindustriale. Solo in questo modo i comportamenti di ciascuno usciranno finalmente dall’ambiguità». “

In un comunicato diffuso questo pomeriggio dopo l’incontro la Fiat ribadisce che spetta proprio alla Fiom sciogliere le riserve. In caso contrario si cercherà di individuare un nuovo sito per la Maserati. Infine la Fiat sottolinea che l’azione giudiziaria avanzata dai metalmeccanici della Cgil contro le newco mette a rischio il programma di Fabbrica Italia.

«Nel corso della riunione Fim, Uilm e Fismic - scrive il Lingotto - hanno ribadito la loro condivisione dell’iniziativa, mentre la Fiom ha nuovamente espresso posizioni che impediscono di creare le condizioni necessarie per avviare l’investimento. Sarebbe infatti impossibile - si aggiunge - realizzare gli obiettivi del piano senza il consenso dell’organizzazione sindacale che conta il maggior numero di iscritti fra i dipendenti e la maggioranza nelle Rsu dello stabilimento. Pertanto - si legge ancora - se non ci sarà in tempi brevissimi una precisa e dichiarata approvazione del piano da parte del sindacato, Fiat rinuncerà al progetto e avvierà la ricerca di una nuova allocazione per l’investimento relativo alla produzione della nuova Maserati del segmento E. L’azienda si riserva di tenere in considerazione la richiesta di Cisl, Uil e Fismic di dare la preferenza a un sito italiano». La Fiat ha precisato, inoltre, che l’implementazione del programma Fabbrica Italia potrà essere condizionata dagli sviluppi delle azioni giudiziarie promosse nei giorni scorsi dalla Fiom».

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