Tav, scende in campo la lobby del “Sì”

Industriali, forze economiche e istituzioni ribadiscono la necessità dell’apertura dei cantieri entro la fine del mese. A costo di usare la forza. “È in gioco il futuro del Piemonte”

Il governo garantisca l’apertura dei cantieri Tav in Valsusa, e se questo significa dover far intervenire le forze dell’ordine, imprenditori e istituzioni sono a loro fianco. Tutte le associazioni imprenditoriali, assieme a Regione, Provincia e Comune di Torino, si sono raccolte oggi nella sede dell’Unione industriale per ribadire la necessità che i cantieri vengano aperti entro la data del 31 maggio, come previsto dagli impegni con l’Europa. E a questo fine, ha annunciato il presidente degli imprenditori di via Fanti Gianfranco Carbonato, sarà inviata una lettera al ministro degli Interni Roberto Maroni affinché garantisca il via ai lavori nel rispetto della legalità.

«Siamo pronti a difendere l’inizio di quest’opera - ha detto Carbonato - si tratta di un’iniziativa di difesa. Dopo di che mi auguro che prevalga il buon senso e che la contestazione all’opera si estrinsechi in modo pacifico».

Barbara Bonino, assessore regionale ai Trasporti, ha sottolineato che «non ci sono limiti di ingaggio», all’azione di difesa. In altre parole che se sarà necessario l’uso della forza, le istituzioni non avranno tentennamenti: «Siamo a fianco dei lavoratori - ha detto - con tutti i mezzi a disposizione».

Tutti gli intervenuti hanno voluto sottolineare l’importanza strategica della Torino-Lione. Secondo il sottosegretario ai Trasporti Mino Giachino «ci giochiamo il ritorno alla crescita». L’alternativa, ha sottolineato, c’è già e potrà passare o da sud verso Genova, - la ferrovia fino a Ventimiglia sarà raddoppiata entro il 2016, oppure da nord, da Ginevra».

Soluzioni, ha sostenuto, che «ammazzerebbero il Piemonte» e che metterebbero anche in pericolo il polo logistico novarese. «Se non garantiremo l’avvio dell'opera saremo degli irresponsabili», ha detto Alessandro Barberis, presidente della Camera di Commercio di Torino, che ha ricordato il sostegno di tutte le associazioni di categoria presenti nella giunta camerale. Barberis ha ricordato che anche nel sindacato si fanno strada posizioni chiare a favore della Tav e ha definito «apprezzabilissime» quelle del leader Cisl Raffaele Bonanni. Un fronte molto ampio quello schierato oggi all’Unione industriale, una decina i rappresentanti delle associazioni di categoria, e tra questi anche Maria Luisa Coppa, presidente Ascom-Confcommercio, Massimo Guerrini vicepresidente Api, associazione delle piccole imprese torinesi, Daniele Vaccarino presidente Cna, mentre i costruttori hanno mandato un messaggio di adesione.

A proposito della contrarietà espressa invece dalla Coldiretti, che ha partecipato alla marcia no Tav di sabato scorso, Mariella Enoc, presidente di Confindustria Piemonte ha detto di aver contattato il presidente regionale, Paolo Rovellotti, per chiedergli coerenza rispetto alle decisioni prese nel tavolo con tutte le associazioni datoriali. Enoc ha anche riferito di voler fare un appello in accordo con il prefetto di Torino, alla società civile perché faccia sentire il suo appoggio all’infrastruttura: «Abbia il coraggio di muoversi - ha detto - e non solo di brontolare».

Il neosindaco di Torino Piero Fassino, «il governo deve fare la sua parte e garantire al più presto i fondi compensazione per i territori». E il suo predecessore Sergio Chiamparino ha detto che «bisogna capire se ci sono le condizioni per un intervento che garantisca la legalità».

Luigi Rossi di Montelera, presidente di Transpadana, ha poi ricordato che in ogni caso se l’opera non dovesse partire «cio' che non sarà speso per l’opera sarà speso per i risarcimenti» nei confronti dei francesi che hanno già realizzato due discenderie sul loro versante. «Bloccare un’opera decisa dal parlamento all’unanimità - ha detto - sarebbe la fine della democrazia». «È necessaria la massima determinazione da parte delle forze dell'Ordine - ha aggiunto il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta - perché sia rispettata la volontà del paese».

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