SANITA' & POLITICA

Dose unica del farmaco nella bufera Santa Lucia fa la grazia. Ai partiti

Dopo le gravi irregolarità riscontrate dai Nas negli ospedali alessandrini, spunta un'inchiesta della magistratura sui contributi elettorali versati dall'azienda vincitrice dell'appalto e che coinvolge il tesoriere del Pd locale. La storia di Mario e Sofia

Mario e Sofia costano all’Asl qualcosa come due milioni di euro all’anno e il loro contratto firmato nel 2010, se non interverrà qualcuno o qualcosa, andrà avanti ancora fino al 2020. Mario e Sofia non sono due supermanager. Lui è un armadio, lei un software. Avete capito bene: un armadio, pur elettronico e informatizzato con tanto di figlioletto, ovvero un carrello pieno di chip e un programma sofisticato di gestione. Con una fantasia discutibile, li hanno battezzati così, spiegando che sono infermieri infallibili nel distribuire i farmaci ai pazienti. Costano eccome, ma l’Asl di Alessandria dopo aver incassato, nel 2009, la bocciatura per l’“assunzione” della coppia dall’allora assessore regionale Eleonora Artesio, scettica sulla convenienza economica (supportata da uno studio del Politecnico), ci ha riprovato con la nuova giunta Cota appena insediata e la richiesta dell’allora direttore generale Gian Paolo Zanetta ha ottenuto dall’assessorato di  Corso Regina il via libera per la gara. Ad  aggiudicarsela è stata la Ingegneria Biomedica Santa Lucia di Piacenza, la famiglia di Mario e Sofia, per intenderci. Una famiglia a quanto pare vista davvero di buon occhio sempre in Corso Regina se è vero, com’è vero che nell’ultimo scampolo di legislatura l’assessore alla sanità Ugo Cavallera e i vertici del suo assessorato come ricorda la Artesio hanno inserito nel piano di rientro la dose unica del farmaco come elemento fondante per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal piano stesso, «raccomandando alle Asl piemontesi di perseguire questo modello», partito nella azienda sanitaria alessandrina seguita a ruota, con richiesta immediatamente accolta e approvata dall’allora direttore generale della sanità Sergio Morgagni, dalla Asl To3.

Sulle capacità professionali di Mario e Sofia e, soprattutto, sui risparmi che dovrebbero apportare c’è più d’uno che ha da obiettare, come confermato da alcuni operatori che hanno spiegato a Lo Spiffero come funzionano le cose nei reparti. Ma prima di raccontare questo, c’è dell’altro. Altri nomi. Non di fantasia, ma di protagonisti di una vicenda giudiziaria che tocca sia la famiglia di Mario e Sofia, ovvero la Ingegneria Biomedica Santa Lucia, sia esponenti del mondo politico. E, ancora una volta, come vedremo, Alessandria, la città sede della Asl che per prima propose, venendo rispedita al mittente, il sistema della dose unica del farmaco all’allora assessore Artesio.

Antonio Colonna non è un armadio, tantomeno un software, ma il sostituto procuratore della repubblica di Piacenza che sulla sua scrivania ha i fascicoli di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza e nella quale si contesta al gruppo Santa Lucia di non aver deliberato in consiglio di amministrazione una serie di contributi a partiti politici, in sé del tutto leciti, come invece prevede la legge. Oltre a Bruno Giglio, amministratore unico dell’azienda (foto), ad essere indagati sono anche i beneficiari che avrebbero dovuto, in base alla legge, verificare l’esistenza delle delibera del cda. Nel non breve elenco di esponenti di partiti che vanno dal centrodestra al centrosinistra, spunta pure un nome piemontese, alessandrino per l’esattezza: quello di Guido Ratti, attuale tesoriere provinciale del Pd. L'inchiesta delle Fiamme Gialle è iniziata nei primi mesi del 2013 ed è scattata dopo che altri finanziamenti a partiti dell’azienda piacentina quotata in Borsa  Biomedica Santa Lucia erano già stati esaminati dalla Finanza. Il periodo cui si riferirebbero i finanziamenti all’attenzione della magistratura andrebbero dal 2010 al 2012, periodo in cui si svolsero anche alcune consultazioni elettorali.

 

Mentre il troncone rimasto a Piacenza è ancora in attesa della decisione del pm circa la richiesta di rinvio giudizio degli indagati, lo stesso magistrato, a quanto risulta, avrebbe trasmesso alle procure competenti per territorio i fascicoli degli indagati che risiedono in altre regioni, compreso, quindi, quello intestato a Guido Ratti che allo Spiffero spiega come quello ricevuto fu un bonifico sul conto del partito «non ricordo bene ma potrebbe essere stata una cifra tra i cinque e i diecimila euro» . Il tesoriere nega con forza di avere mai avuto contatti con il gruppo di Piacenza: «Come spesso accade in concomitanza con le campagne elettorale i candidati chiedono un aiuto, dei contributi e credo che sia avvenuto così anche per questo finanziamento. Ribadisco di non aver mai avuto contatti né di conoscere questa società». Ratti si dice inoltre certo che la vicenda giudiziaria si risolverà a suo favore  con una sentenza «che confermerà la mia estraneità ai fatti così come già avvenuto per altri indagati per questa vicenda e per i quali c’è stata sentenza favorevole del tribunale di Latina».

Un nome di rilievo negli ambienti politici alessandrini, quello di Ratti (foto a destra), e balzato alle cronache anche per essere il presidente di Energia e Territorio, il carrozzone partecipato dalla Provincia sulla strada del fallimento dopo un declino costellato di operazioni non sempre positivamente concluse. Se, come viene sottolineato dagli stessi inquirenti i finanziamenti in sé sono legittimi e la violazione della legge è avvenuta con l’assenza della delibera del cda del gruppo piacentino e la mancata verifica dei beneficiari, resta il fatto che il Pd alessandrino, (ma non si conosce la persona, probabilmente come suggerisce Ratti un candidato, che avrebbe contattato o sarebbe stata contattata dal gruppo piacentino) ha, ricevuto denaro dall’azienda che in Piemonte ha forti interessi nell’ambito della sanità e che, coincidenza, proprio ad Alessandria ha visto partire la richiesta da parte dell’Asl alla Regione per adottare il sistema della dose unica del farmaco di cui la Ingegneria Biomedica Santa Lucia è leader.

Si torna, insomma a Mario e Sofia. Ma come lavora la coppia? Una fonte attendibilissima e di alto livello interpellata dallo Spiffero li racconta così, derogando al linguaggio scientifico cui è abituata. La Asl di Alessandria (ma anche altre che hanno adottato o adotteranno questo sistema) acquista i farmaci nelle confezioni tradizionali, poi le invia a Piacenza dove avviene lo spacchettamento, per intenderci un blister da venti compresse viene aperto e ciascuna compressa finisce in una confezione monodose. Preparate le monodose da Piacenza parte un automezzo a temperatura costante e controllata e fa il giro dei vari ospedali, dove l’operatore della Santa Lucia carica ogni armadio elettronico, il Mario, con le monodose. A questo punto entra in attività Sofia, il software che riceve dai medici ospedalieri le prescrizioni delle terapie a sua volta informa un lettore ottico in dotazione agli infermieri che avvicinandosi al paziente dotato di un bracciale elettronico hanno la conferma che sia il destinatario delle monodosi contenute nei singoli cassetti nel carrello, caricato automaticamente dall’armadio. A quel punto l’infermiere in carne ed ossa, apre la monodose e somministra il farmaco al paziente. Tutto questo per oltre due milioni di euro all’anno. E se l’ammalato deve prendere non una ma mezza pastiglia? «L’infermiere deve spezzarla in due» risponde allargando le braccia chi lavora con quel sistema e non ne condivide completamente l’utilità.

Quanto al risparmio, ecco un altro esempio che arriva da un camice bianco con anni di esperienza in corsia: se la confezione con venti compresse vinee pagata dalla Asl tre euro, ogni monodose in cui sarà trasformato, alla fine costerà pressappoco 50 centesimi. «Dopo lo studio del Politecnico e messi a raffronto vantaggi e svantaggi del sistema, capimmo che erano superiori gli ultimi» ricorda Eleonora Artesio. Lei disse no, ma avrebbe lasciato corso Regina di li a poco. Da Alessandria ci riprovarono dopo qualche mese e dalla fine del 2010 andò tutto diversamente, compreso l’invito della Regione alle Asl, nei giorni prossimi all’addio della giunta Cota, ad adottare questo sistema. La Asl allora diretta dall’attuale numero uno delle Molinette, Zanetta, deliberò di spendere più di venti milioni in dieci anni per la dose unica del farmaco. Oggi la stessa Asl ha due laboratori per la preparazione dei chemioterapici chiusi dai Nas perché sono troppo angusti e manca il sistema di ventilazione. Un caso sul quale il neo assessore regionale Antonio Saitta ha dichiarato di voler fare piena chiarezza annunciando una sua trasferta alessandrina per i primi giorni di luglio. Lo stesso collegio sindacale dell’azienda sanitaria ha richiesto al direttore Paolo Marforio una relazione su questa vicenda.

Sul fronte politico i consiglieri regionali del Pd Walter Ottria e Domenico Ravetti e i sindaci di Novi Ligure e di Ovada, Rocchino Muliere e Paolo Lantero, esprimendo grande preoccupazione e rimarcando l’esigenza primaria di non procurare ulteriori disagi ai pazienti, tutelando al massimo la salute dei lavoratori hanno chiesto al sindaco del capoluogo Rita Rossa di convocare con urgenza la rappresentanza dei sindaci con la partecipazione delle direzioni dell’Asl  e dell’Aso di Alessandria, invitando alla riunione i consiglieri regionali eletti in provincia di Alessandria. E pensare che per mettere a norma quei locali sembra sarebbe bastata poco più che una settimana di paga di Mario e Sofia. (s.r.)

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6 Commenti

  1. avatar-4
    08:48 Sabato 28 Giugno 2014 Era ora Era ora !!!!!!!!

    Un sistema aberrante .... Una truffa legalizzata !!!! Si indaghi seriamente e verrano fuori belle sorprese .... E' un sistema inutile .... Chiedete il parere agli operatori del settore ... Infermieri , medici , farmacisti ospedalieri .... Non esiste una valutazione costo beneficio a favore del sistema !!!!! I soldi della SANITA sono pochi e vanno investiti in altro modo .... Farmaci veramente innovativi , attrezzature nuove , personale e non i sistemi nati apposta per finanziare i partiti .... Di qualunque colore siano !!!! Complimenti al nuovo assessore !!!!!!!

  2. avatar-4
    20:03 Domenica 22 Giugno 2014 silvioviale già ...

    ... fuori di testa. Non ci guadagna nessuno a far confusione in un calderone senza fondo. Tanto meno il cittadino, malato o meno malato che sia. Ho, poi, un po' di perplessità sulle cartelle cliniche centralizzate e informatizzate che diventano una schedatura a disposizione di migliaia di persone con dati sensibili e personali. Sul fine vita e l'eutanasia "decidere per se stessi" dovrebbe valere per tutti, medici e infermieri compresi.

  3. avatar-4
    12:01 Domenica 22 Giugno 2014 Palmiro T. già...

    Sarà per questo che alcuni medici e primari osteggiano l'introduzione della cartella clinica digitale (anche se il CSI e le relative cordate di comitati d'affare ogni tanto prendono milioni di euro per far finta di farla). I luminari pretendono di dettare a voce o di scrivere in modo illeggibile su dei fogli per il formaggio il “tipo di caffè e la quantità di zucchero ” da somministrare sperando che una povera macchinetta riesca interpretare i loro confusi pensieri quasi sempre rivolti ad altro. Poi quando parte il “merdone” e il cliente prende il caffè sbagliato, rischiando pure di rimanerci, allora la colpa è un po' di tutti e quindi di nessuno...anzi la colpa è del “sistema” e dei taglia alla sanità...mai del Lavazza di turno ne della macchinetta “difettosa” imposta dall'alto e da lì incomincia il “duro” lavoro dei sindacati e degli uffici legali. Diritti del malato questi sconosciuti. Sembra...sembra, ma io non ci credo...che addirittura alcuni pensino di sbarazzarsi del paziente scomodo (se per esempio non fa di cognome Schumacher) in maniera dolce come un cappuccino...così lo Stato risparmia e paga una pensione in meno, quella del “peso” in questione.

  4. avatar-4
    21:46 Sabato 21 Giugno 2014 silvioviale INFERMIERE ROBOT

    "l'infermiere che deve somministrare il farmaco" lo fa a seguito di prescrizione medica. In effetti è una sorta di macchinetta del caffè ... non decide lui tipo di caffè e la quantità di zucchero.

  5. avatar-4
    18:38 Sabato 21 Giugno 2014 folgore46 mah!

    In tutto questo, l'infermiere che deve somministrare il farmaco diventa poco più di un robottino, una macchinetta come quelle per il caffè! Significa apprezzarne la professionalità? Si badi bene, è gente laureata, non manovali del pappagallo e della padella!

  6. avatar-4
    16:12 Sabato 21 Giugno 2014 marceba ma quel direttore

    deve stare li fino ad aprile 2015 a spese nostre?

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