LINEA DELLA PALMA

Appalti e ‘ndrangheta, 20 arresti

I tentacoli in Piemonte della cosca crotonese “Greco”. Le accuse sono associazione di tipo mafioso, estorsione, usura e traffico illecito di rifiuti. In manette Gianni Toro, impresario con base in Valsusa: lavori anche per il Comune di Torino, puntava a Tav

I carabinieri del Ros hanno dato esecuzione dalle prime luci del giorno a una ventina di ordinanze di custodia cautelare in carcere disposte della Procura distrettuale Antimafia di Torino nei confronti di altrettante persone accusate di fare parte di un sodalizio di ‘ndrangheta infiltrato nel tessuto economico del capoluogo piemontese, in particolare negli appalti pubblici. Lavori affidate direttamente o in subconcessione dalle amministrazioni comunali, anche se il boccone più succulento a cui miravano gli affiliati pare fosse la Tav: tentativo, a giudizio degli inquirenti, sventato.
 

L'attività d'indagine ha consentito di comprendere come i vertici dell''ndrina distaccata siano Mario Audia e Domenico Greco, in stretto collegamento con analoghe strutture 'ndranghetiste insediate in Piemonte ossia la locale di Volpiano ed il Crimine di Torino. Il sodalizio, dalle indagini, è risultato costantemente sottoposto alla supervisione del capocosca Angelo Greco, stanziale prima a San Mauro Marchesato e, a partire dal giugno 2013, a Venaria Reale.

La connotazione mafiosa del gruppo criminale è emersa altresì dal diffuso utilizzo del metodo intimidatorio quale mezzo per il conseguimento dei propri scopi, sia nelle attività apparentemente lecite sia nella commissione di delitti, in particolare estorsioni ed usura, che vedevano, tra gli autori, non solo aderenti al medesimo sodalizio, ma anche esponenti di altre entità criminali 'ndranghetiste (come ad esempio l'attività estorsiva compiuta da Luigino Greco in concorso con Adolfo Crea e Giacomo Lo Surdo).

L'organizzazione era armata e tendeva al continuo approvvigionamento di armi da fuoco, come emerso nel corso della trattativa per la compravendita di una pistola tra Gregorio Sisca e Antonio Capellupo, quest'ultimo arrestato a seguito di un'ulteriore vendita di armi durante l'inchiesta.

 

Il profilo apparentemente lecito assunto dai sodali Domenico Greco, Vincenzo Donato e Nicola Mirante, in virtù dell'attività imprenditoriale svolta nel settore delle costruzioni, ha permesso al gruppo criminale di interfacciarsi con soggetti appartenenti o contigui alle istituzioni. In questo contesto un ruolo fondamentale è stato interpretato da Giovanni Ardis, investigatore privato al servizio della cosca, tratto in arresto per concorso esterno che, a sua volta, intratteneva rapporti con un carabiniere al fine ottenere informazioni riservate. Tra i 20 tratti in arresto stamani anche Roberto Greco, classe 83, residente a Rivalta, Antonio Donato, classe 76 di Pianezza, Francesco Gatto (85) di Rho, Gianluca Donato (84) di San Benigno, Alberto Cizza (64) di Scandale (Crotone), Rosario Liberti (74) di Venaria e Gabriella Toroddo (49) di Torino. 

 
Il tentativo di infiltrazione negli appalti della Torino-Lione sarebbe stato attuato, secondo quanto appreso, mediante l’imprenditore catanzarese Giovanni, detto Gianni Toro, già arrestato dal Ros nel marzo 2013 e colpito anche dall’odierno provvedimento cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa. Dalle attività investigative effettuate dai carabinieri, è emerso come, avvalendosi di una cava con annesso impianto di frantumazione collocato in Val di Susa, a Chiusa San Michele, e gestito proprio da Toro, il sodalizio ‘ndranghetista avesse manifestato l’interesse a infiltrarsi nei lavori per la realizzazione della Tav per le ingenti commesse che riteneva di poter ottenere. Toro, attraverso le sue società ed avvalendosi della complicità di altri imprenditori del settore, era già riuscito ad ottenere ingenti commesse lavorative, tra cui i lavori in subappalto per la ristrutturazione della galleria A32 Prapontin (tratta Torino - Bardonecchia) e le opere di pulizia e sgombero neve della stessa arteria autostradale e dell'aeroporto torinese di Caselle.
 
I militari hanno eseguito i provvedimenti anche a Milano, Genova e Catanzaro: le accuse contestate sono di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura e traffico illecito di rifiuti; eseguito anche un sequestro preventivo di società e beni per un valore di 15 milioni di euro. In particolare, sono state sequestrate – secondo quanto si apprende – 18 società, 145 immobili, 25 autovetture, conti correnti e uno yacht.
 
Al centro dell’operazione, battezzata “San Michele”, un’organizzazione ritenuta la proiezione in Piemonte della cosca Greco di San Mauro Marchesato (in provincia di Crotone). Al centro dell’indagine, affidata ai pm Roberto Sparagna e Antonio Smeriglio, figura Angelo Greco, considerato il capo cosca, residente a Venaria, emigrato da poco dalla Calabria, che avrebbe svolto una parte centrale nei collegamenti con il “locale” di Volpiano, una delle strutture territoriali scoperte da Minotauro.
 

Una operazione per certi versi attesa e che Lo Spiffero qualche giorno fa, nel commentare la missione in terra subalpina della Commissione Antimafia, aveva in qualche modo anticipato.

 

 

 

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