POLITICA & GIUSTIZIA

Ora la mafia cerca il consenso

Le nuove strategie delle organizzazioni criminali, i sistemi usati per infiltrarsi nei partiti e nelle istituzioni, il rapporto con la politica. In un seminario il Pd piemontese studia le contromosse dopo aver scoperto (e minimizzato) la propria vulnerabilità

Entrare in una sala gremita di dirigenti partito per spiegare come le organizzazioni criminali sono in grado di infiltrare il grande ente pubblico fino al più piccolo municipio di provincia passando magari attraverso una tessere o meglio ancora un pacchetto di tessere o mille altre vie. E, alla fine, uscire «con un senso di preoccupazione accentuato, con la consapevolezza di aver toccato con mano come la situazione in Piemonte sia addirittura più grave di quanto io immaginassi». E se a dirlo è uno dei massimi esperti di criminalità organizzata come Fabio Armao, allora chi ha lanciato l’allarme in casa Pd  dopo le imbarazzanti e inquietanti rivelazioni dell’operazione San Michele contro la ‘ndrangheta in terra allobroga, non ha fatto altro che ciò che era inevitabile fare. Che, forse, andava fatto prima, ma tant’è, meglio tardi che mai. Così, presa la rincorsa, lunedì sera nel primo incontro delle serie di seminari a porte chiuse riservati ai dirigenti di partito regionali e provinciali organizzati dalla segreteria regionale nel pacchetto di iniziative legalitarie, non solo è arrivato il consiglio dell’avvocato Giampaolo Zancan, ex parlamentare dell’Ulivo, di “attrezzarsi con in modo che ogni iscritto sia una sentinella, come un partito radicato e presente sul territorio, qual è il Pd, può e deve fare,  senza aspettare i tempi delle indagini della magistratura e scoprire, spesso, troppo tardi, che quell’iscritto è legato ad ambienti della criminalità organizzata”.

 

Non solo quella particolare classe seduta ad ascoltare lezioni di legalità e, soprattutto, di anti-infiltrazione criminale si è sentita dire da Zancan che sarebbe stato meglio attrezzarsi prima, o da Marco Nebiolo di Narcomafie di “prestare attenzione ad aspetti, a prima vista insignificanti, come la repentina chiusura e riapertura di imprese sul territorio, ad appalti anche piccoli appetiti da alcune ditte che però sono una sorta di indicatori di un qualche cosa che, forse, non va, che può nascondere quel che molti credono che nel cloro comune non possa succedere”. Quella classe, attenta ai vari interventi -  tra cui quello della deputata Anna Rossomando, membro della commissione Giustizia della Camera che ha ribadito, tra l’altro, la necessità di estrema attenzione nel settore degli appalti – ha dato l’impressione di voler fare sul serio, di non sminuire quel che forse per troppo tempo è stato sottovalutato.

 

Fabio Armao, docente all’’Università di Torino, consulente dell’Unicri (l’istituto dell’Onu per la ricerca sul crimine e la giustizia) e autore di numerosi libri sulla criminalità organizzata tra cui “Il sistema mafia”, spiega allo Spiffero «di aver trovato -  lui studioso mai impegnato direttamente in politica - nel Pd piemontese che ho incontrato un partito consapevole, allertato e che si sta muovendo». Certo, osserva «si parte in ritardo e bisogna recuperare tempo con formazione e informazione per far comprendere anche a chi ancora pensa che nelle province non ci sia infiltrazione mafiosa, per spiegare che se tutti ormai sanno che il ‘ndranghetista non si presenta con coppola e giacca di velluto, non è neppure vero che si tratti di persone acculturate e che si muovono come manager. Semmai – aggiunge – è bene sapere che le organizzazioni criminali sempre più spesso si servono di una zona grigia fatta di professionisti che, pur non affiliati, lavorano per loro».

 

Nel parterre, da Davide Gariglio a Fabrizio Morri a Gianna Pentenero e un buon pezzo della direzione regionale, oltre ai segretari provinciali o qualche loro delegato, quella parola ricorrente negli interventi dei relatori – “ritardo” – è certo risuonata come un rimprovero. Bonario, vista l’accelerazione impressa nel cercare di tappare le falle, ma evidente. Come ancora risuonano le parole di Morri nella serata dei lunghi coltelli quando toccando il tema degli iscritti al Pd torinese coinvolti nell’inchiesta San Michele se ne era uscito con una frase del tipo: “in Italia abbiamo il peggiore sistema giudiziario d’Europa”. Un sistema che, al di là dei giudizi dati in talune circostanze, «non deve rimanere l’unica difesa per un partito che vuole tenere lontano la criminalità e il malaffare da sé e dagli enti in cui i suoi uomini amministrano la cosa pubblica» osserva l’autore di Sistema mafia.

 

«Innanzitutto è indispensabile conoscere il fenomeno, i metodi usati dalla criminalità organizzata che sempre più spesso agisce cercando e trovando consenso nel tessuto sociale, essendo suadente e arrivando alla violenza solo quando gli altri sistemi non hanno prodotto risultati. Poi bisogna fare di più». Cosa e come Armao lo ha spiegato l’altra sera a coloro che vogliono essere in un partito impermeabile alle mafie, ma anche a quelli che sono poi i decisori delle misure da attuare. «Ci sono marcatori reperibili da enti e uffici come la Camere di Commercio, il Catasto e molti altri, che possono darci in anticipo dei segnali di situazioni sospette come speculazioni edilizie in atto, siti per discariche, appalti per forniture e così via. L’università e i centri di ricerca sono in grado di fare questo lavoro, ma occorre un sistema che renda più facile l’accesso ai dati». E se questa è la terapia preventiva per evitare che anche nel più piccolo dei Comuni si possa scoprire troppo tardi che la ‘ndrangheta o qualche altra associazione criminale è riuscita a infiltrarsi, per evitare che in qualche circolo si scoprano troppo tardi iscritti in odore di mafia o addirittura affiliati. Se, come dice Armao «il Pd è consapevole e si sta muovendo» resta l’esortazione di Zancan a trasformare ogni iscritto in una sentinella della legalità. Senza aspettare di scoprire dai giornali di avere tra gli iscritti qualche nome a dir poco imbarazzante. Che, quasi sempre, poi nessuno ricorda. (sr)

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3 Commenti

  1. avatar-4
    17:40 Mercoledì 23 Luglio 2014 torino un pannicello caldo su una gamba di legno

    Il pericolo delle infiltrazione nel Pd di elementi mafiosi sono i comitati d'affari creati apposta per scaricare sulla mafia le operazioni poco trasparenti. E per fare queste operazioni hanno bisogno di avere potere e il potere sono i pacchetti di tessere. Altro che sentinelle. Ma fatemi il piacere.

  2. avatar-4
    09:43 Mercoledì 23 Luglio 2014 louis-sixtytwo IL PD come la DC in Sicilia negli anni 60?

    Vabbè, non esageriamo. Ma sono d'accordo con A. Rossomando quando punta il dito sugli appalti. Siccome è persona stimabile, saprà che la legge anticorruzione indica come uno degli antidoti al malaffare, la rotazione dei dirigenti. Sappiamo benissimo che la maggior parte di coloro che dirigono gli uffici acquisti-provveditorati-economati, comunque denominati, sono lì da molti anni. Sappiamo anche che chi vuol mantenere lo status quo si attacca a motivazioni del tipo "ma come si fa a ruotare i dirigenti, ci vuole esperienza" e altre fesserie del genere. Come si fa a cambiare se le persone sono sempre le stesse, sempre gli stessi che tanti danni hanno arrecato a Torino, al Piemonte e al nostro sventurato paese? Catastrofista? Forse. Diciamo che non ho fiducia.

  3. avatar-4
    08:52 Mercoledì 23 Luglio 2014 apota fenomeni nostrani.

    ...... ma vah! Questo sistema è conosciuto anche da un alunno delle elementari!Questo modus operandi sta andando avanti da anni. Vedi ad esempio l'urbanistica nei grossi comuni. Dov'era il PD? Che fenomeni hanno scoperto l'acqua calda!

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