Firme false, condannato Giovine

Due anni e otto mesi, interdizione dai pubblici uffici per due anni, pagamento di provvisionali per 70mila euro. Il consigliere dei Pensionati non ricorrerà in appello. Ed ora si riapre la partita?

BATOSTA su Michele Giovine

Due anni e otto mesi, l’interdizione ai pubblici uffici per due anni e la sospensione del diritto elettorale per cinque anni. Questa la condanna inflitta stamane dal Tribunale di Torino, giudice Alessandro Santangelo, nei confronti di Michele Giovine, consigliere regionale della lista Pensionati per Cota, accusato di aver raccolto firme false per la propria lista alle scorse elezioni regionali in Piemonte, a supporto di Roberto Cota, attuale governatore della Regione. I voti ottenuti da Giovine nel marzo del 2010 - circa 27mila - furono determinanti per la vittoria del centrodestra. 

 

 

Condannato anche il padre Carlo a due anni e due mesi, con sospensione del diritto elettorale per un anno e sei mesi, per aver aiutato il figlio nella raccolta. Il pm Patrizia Caputo aveva chiesto tre anni e mezzo per Michele e due anni e mezzo per il padre, Carlo. L’accusa aveva anche chiesto un risarcimento, oltre all’interdizione dai pubblici uffici e il divieto di candidatura per cinque anni per Michele Giovine e per tutta la durata della pena per il padre Carlo. Il giudice ha disposto il pagamento di provvisionali per circa 70mila euro, rimandando la decisione sui risarcimenti in sede civile. In particolare i due dovranno versare: 20mila euro per l'ex presidente Bresso, 10mila euro ciascuno per i Verdi e i Radicali, 12mila euro a testa per Francesco Romanin, rappresentante della lista "Insieme per Bresso", e Staunovo Polacco, della lista "Pensionati per Bresso", piu' il pagamento delle spese processuali. Per i due, presenti in aula, le parti civili avevano chiesto un totale di quasi 700mila euro di risarcimenti.

 

«Non c'è niente di nuovo sotto il sole, me l’aspettavo». Questo è il commento a caldo di michele Giovine. «A Verbania poco tempo fa c’è stato un caso analogo, il caso Vecchi, e si è concluso con l’assoluzione - ha aggiunto il consigliere - ma qui siamo a Torino, non credo che ricorrerò perché tanto siamo a Torino. Mio padre forse sì, perché è davvero inferocito».

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