Ideologia unisex

 

Per una volta, anziché commentare il fatto della settimana, vorrei segnalare un libro che merita di essere letto: non necessariamente sotto l’ombrellone, dato che si tratta di un testo impegnativo, che tocca temi di profonda attualità, peraltro di solito gestiti univocamente dal pensiero unico politicamente corretto e dalla fabbrica dei consensi. È lo splendido testo di Enrica Perucchetti e Gianluca Marletta, Unisex. La creazione dell’uomo “senza identità” (Arianna, Bologna 2014).


Tutti dovrebbero leggerlo, per chiarirsi le idee intorno a uno dei problemi del nostro presente che vengono puntualmente presentati dal clero giornalistico e dal circo mediatico, gestori unici del “si dice” di heideggeriana memoria: l’orrida ideologia gender, in nome della quale non esisterebbero più maschi e femmine, ma un pulviscolo anonimo e senza nessi comunitari di individui atomistici unisex. In accordo con l’ideologia gender (da qualche tempo insegnata anche nelle scuole), uomini e donne non esisterebbe per natura, ma sarebbero (sic!) un prodotto sociale. Come ben argomentato da Enrica Perucchetti e Gianluca Marletta, si sta oggi diffondendo su scala planetaria l’immagine di un essere umano ibrido, manipolabile infinitamente, puramente funzionale al rito del consumo e dello scambio di merci. A tal punto che sempre più spesso il semplice presupporre l’esistenza di sessi differenti viene visto come atteggiamento discriminatorio.


“Omofobia” è l’etichetta in voga con cui si mette a tacere chi osa ancora pensare che esistano uomini e donne e che, pur essendo infiniti gli orientamenti sessuali, due soltanto siano i sessi esistenti. Condannati come omofobici, infatti, non sono soltanto coloro che usano violenza (in questo caso, naturalmente, è giusta la piena condanna dei violenti, come del resto è giusto condannare e punire ogni violenza), ma anche quanti pensano che, come poc’anzi dicevo, per natura i sessi esistenti siano due.


Come efficacemente mostrato da Perucchetti e Marletta, l’ideologia mondialista gender mira alla creazione e all’esportazione di un nuovo modello antropologico, pienamente funzionale al capitalismo dilagante: l’individuo senza identità, isolato, infinitamente manipolabile, senza spessore culturale, puro prodotto delle strategie della manipolazione. L’ideologia mondialista gender – appoggiata da tutti i poteri forti – fa ampio uso della “rielaborazione del linguaggio comune” (p. 24): non si può più dire sesso, ma solo genere; non si può più dire padre e madre, ma genitore 1 e 2, ecc. Orwellianamente, la creazione della neolingua è funzionale alla desertificazione del pensiero e alla possibilità di immaginare realtà altre rispetto a quella propagandata urbi et orbi dall’ordine simbolico dominante.


Il libro merita davvero di essere letto e meditato, discusso ed esplorato in tutte le sue pagine: è una vibrante e appassionata denuncia dell’ideologia mondialista gender; una denuncia che si inscrive idealmente in una più ampia denuncia degli errori e degli orrori del capitalismo finanziario globalizzato.
La famiglia odierna, quando ancora esista, è disordinata e stratificata, priva di un nucleo e strutturata secondo le forme più eteroclite: dalle gravidanze affidate a una persona esterna alla coppia alle adozioni nelle coppie omosessuali, dalle separazioni sempre crescenti all’inseminazione artificiale. Il fanatismo economico aspira a distruggere la famiglia, giacché essa – Aristotele docet – costituisce la prima forma di comunità ed è la prova che suffraga l’essenza naturaliter comunitaria dell’uomo. Il capitale vuole vedere ovunque atomi di consumo, annientando ogni forma di comunità solidale estranea al nesso mercantile. L’ideologia gender si inscrive appunto in questa dinamica.

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7 Commenti

  1. avatar-4
    11:18 Mercoledì 26 Novembre 2014 Nick Pensieri di un'ignorante

    Mi pare strano che seppure sia bastato notare che i limiti anatomici non dicono il sesso dell'individuo, si sia già fatto il salto di pensiero che il "sesso" non sia una caratteristica non manipolabile.Ho notato inoltre che tra i sostenitori del pensiero secondo cui esiste il "sesso" biologico, nessuno ha parlato di un caso in America di 20 anni fa che smonta tutta l'idea opposta: il caso Reimer.In poche parole, l'idea secondo cui il nostro sesso in realtà è determinato dall'educazione era già comparsa, soprattutto grazie ad uno psicologo molto rinomato, soprattutto grazie alla televisione, di nome John Money; il quale condusse un esperimento di sessuologia su 2 gemelli, entrambi all'inizio maschi, ma di cui uno in seguito ad un intervento riuscito male, fu deciso di farlo crescere come una ragazza.I risultati furono il suicidio dei 2 gemelli e la smentita delle teorie del Dottor Money, infatti seppure è vero che non necessariamente l'anatomia determina il sesso (anche se è solo un testo narrativo "La Schiava di Granada" di Sanchez Vidal, può aiutare a capire meglio) esistono altre vie che determinano il nostro sesso biologico.Quanti fra voi quando erano giovani, alle medie/superiori hanno studiato che gli uomini producono testosterone, mentre le donne producono estrogeni? Non può forse così semplicemente risolversi la questione?Il titolo non è a caso, ma è proprio per il mio atteggiamento socratico che chiedo: io so solo che la mia conoscenza è nulla e dunque chi

  2. avatar-4
    17:01 Mercoledì 08 Ottobre 2014 Walrus85 Sesso? significa più cose, meglio genere...

    "non si può più dire sesso, ma solo genere" non capisco dove sia lo scandalo nel dire "genere" invece di "sesso" per identificare una persona come maschio o femmina: personalmente a tale scopo preferisco l'uso della parola "genere", con sesso si intende la sessualità in generale, di solito. La questione comunque meriterebbe una specifica da parte dell'Accademia della Crusca, chissà se vi si sono mai dedicati....

  3. avatar-4
    15:01 Mercoledì 01 Ottobre 2014 svetaketu Provo a dirglielo con parole più autorevoli e chiare delle mie..

    Sperando che a queste lei ponga più attenzione e sviluppi una riflessione reale sul problema, non basandosi esclusivaente su di un libro, ma approfondendo e cercando anche altrove.Quest dice Umberto Galimberti:"Oggi, più o meno tutti[tranne lei probabilmente dottor Fusaro* sano che nessun essere per natura è regolato in un sesso. L'ambivalenza sessuale, l'attività e la passività, per non dire la bisessualità e la transessualità, sono inscritte come differenze nel corpo di ogni soggetto, e non come termine assoluto legato a un determinato organo sessuale. Ma questa ambivalenza sessuale profonda, oggi accertata non solo dalla psicologia ma anche dalla biologia, è culturalmente rimossa, perchè altrimenti sfuggirebbe all'organizzazion genitale e all'ordine sociale. Tutto il lavoro ideologico consiste allora nel disperdere questa realtà irriducibile per risolverla nella grande distinzione del maschile e del femminile, intesi come due sessi pieni, assolutamente distinti e opposti l'uno all'altro."Naturalmente le consiglio di leggere anche il seguito dell'articolo intitolato "Il mito dell'identità sessuale" e contenuto nel libro I miti del nostro tempo.Questo è il vero pensiero globalizzante e normativizzante del capitalismo moderno.

  4. avatar-4
    14:59 Lunedì 22 Settembre 2014 svetaketu Gentile Fusaro, se può prestarmi un minuto di attenzione le sarei grato..

    Io credo che, forse, dovrebbe informarsi meglio su cosa sia questa fantomatica ideologia "gender", prima di pontificare su un argomento di cui, evidentemente, sa molto poco. Quella che gli autori del citato libro (evidentemente schierato e mirato a confermare una tesi precostituita invece che volto a discutere e a conoscere apertamente un "problema" quantomai reale) chiamano ideologia "gender" non è altro che il pensiero andato delineandosi negli ultimi 40 anni all'interno degli studi e delle ricerche psicologiche che ruotano intorno al problema della sessualità e dell'identità di genere. E' infatti oramai chiarito che l'identità di genere non corrisponda con la sessualità anatomica. Essa infatti è frutto di un processo formativo che si delinea nell'arco della vita di ogni persona, sul quale vanno ad influire molti fattori. Pensare che l'identità di genere debba essere forzatamente ancorata alla sessualità anatomica è un pensiero retrogrado e ignorante. Nessuno nega che in natura i sessi siano due, ma appare evidente che il maschile e femminile siano componenti presenti nella natura di ogni individuo (che sia anatomicamente provvisto di genitali maschili o femminili è indifferente), che attraverso innumerevoli sfumature vanno a costituire un'identità più o meno definita. Ora cosa ci sia in questo di "mondialista" io non riesco a comprenderlo, anzi, mi sembra molto più tendente al pensiero totalizzante capitalista un'ideale rigidamente etero-normativo e scissionale

  5. avatar-4
    12:40 Giovedì 11 Settembre 2014 Salvatore B. Dottor Fusaro, Grazie.

    Gentile dottor Fusaro,grazie. Per anni, anzi decenni, abbiamo visto dare per scontato il sillogismo capitalismo=borghesia=reazione (per anni abbiamo ascoltato e letto, ad esempio, quanto e come la reazionaria(=borghese=capitalista) Hollywood censurava gli autori/attori gay). Per anni abbiamo visto dare per scontato che l’oppressione della società capitalistica sull’individuo (sempre di tipo reazionario=borghese) passava attraverso la famiglia come istituzione altrettanto oppressiva in quanto borghese=reazionaria (come si chiamava quel libretto? “Morte della famiglia” di Cooper, se non sbaglio). Ora lei, seppur indirettamente (e il suo articolo è in questo senso uno splendido esempio di eterogenesi dei fini) ci conferma quello che avevamo sempre sospettato: eran tutte balle! Grazie, dottor Fusaro, grazie davvero.Salvatore B.

  6. avatar-4
    21:52 Lunedì 01 Settembre 2014 MauroMiccolis IL CAPITALISMO ORA VUOLE CANCELLARE LE IDENTITÀ SESSUALI

    segnalo anche questo articolo con annesso video molto interessanti sull'argomento http://miccolismauro.wordpress.com/2014/06/07/il-capitalismo-ora-vuole-cancellare-le-identita-sessuali/

  7. avatar-4
    02:41 Martedì 26 Agosto 2014 moschettiere W Zapata

    Ormai chi afferma l'ovvio è diventato un eroe. Non lo dico per ironia, ma con tutta la tristezza possibile e immaginabile. Affermare la verità, come fanno i benemeriti autori, è atto di coraggio. Siamo rimasti in pochi, ci possiamo contare, a sostenere quello che era ovvio fino a pochi anni fa. Pochi ma irriducibili e vinceremo noi. W Zapata!

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