BUROCRAZIA KILLER

Bloccati i fondi contro l’amianto

Tredici milioni di euro destinati alla bonifica e alla costruzione della discarica inutilizzabili. Colpa del famigerato “patto di stabilità”. La denuncia del sindaco di Casale Monferrato Palazzetti: “Tante promesse ma ancora nessun passo concreto”

Morire per il patto di stabilità. Questa volta, purtroppo, la metafora rischia di coincidere tragicamente con la realtà. La storia che si consuma a Casale Monferrato ha dell’incredibile: nelle casse del Comune ci sono tredici milioni di euro. Sono destinati alla bonifica dall’amianto e alla costruzione della discarica dove tombare il micidiale asbesto, ma non possono essere spesi, “bloccati dal patto di stabilità” dice con la rabbia dell’impotenza il sindaco Titti Palazzetti. “Con la disperazione di chi ha visto morire amici e parenti, ma ancora con la speranza  di salvare almeno i bambini”, così aveva incominciato la lettera inviata, non appena eletta a primo cittadino, a tutti i ministri in cui chiedeva di escludere dal patto di stabilità “quei fondi indispensabili per garantire la salute dei miei concittadini”. Prima, quando ancora al governo della città c’era un’altro sindaco e un’altra giunta, erano stati stanziati 5 milioni, poi altri 5 e mezzo, arrivati dal ministero attraverso la Regione, ma di fatto come non esistessero vista l’impossibilità di spenderli. Poche settimane addietro, un altro stanziamento: tre milioni circa. Stessa fine. Al processo Eternit di Torino si sono contati oltre duemila morti per amianto, la gran parte proprio a Casale Monferrato.

 

Una strage perpetrata per decenni e che non ha ancora avuto fine. L’Istituto superiore della Sanità stima che in Italia il picco di mortalità per malattie legate all’amianto si avrà tra il 2015 e il 2020, quando a morire saranno i più giovani tra gli operai delle fabbriche, ma anche i bambini degli anni Sessanta-Settanta cresciuti tra tettoie e tubature in eternit. Le stesse coperture, gli stessi sottotetti che a Casale in moltissimi casi attendono ancora una bonifica. «Gli edifici pubblici sono stati bonificati, ma restano i cantieri del polverino e le strutture private. Ma io come faccio a imporre a un cittadino la bonifica se il contributo che dovrei dargli è bloccato da una legge, da una burocrazia assurda?» è lo sfogo del sindaco Palazzetti. Dal trenta al quaranta per cento: questo la contribuzione destinata ai privati per bonificare le loro proprietà dall’asbesto. Zero, quello che ad oggi possono aspettarsi. Non va meglio per la discarica: «Il sito è stato individuato, c’è il progetto, ci sarebbero in teoria i soldi, ma non li possiamo toccare».

 

Un’assurdità che si trascina da tempo. Palazzetti ha ricevuto rassicurazioni nelle sue peregrinazioni da un ministero all’altro, l’ultimo quello dell’Ambiente dove ha incontrato il titolare del dicastero Gian Luca Galletti. Incassata la promessa di escludere quei milioni dal vincolo, attraverso un emendamento allo “Sblocca-Italia”, per ora, tuttavia la situazione è rimasta com’era. Si sono mossi pure i parlamentari, da Cristina Bargero a Daniele Borioli. Si spera qualcosa cambi, si spera. Ieri a Casale sono arrivati gli assessori regionali Alberto Valmaggia e Antonio Saitta.  Entrambi si sono impegnati a portare a breve in giunta e poi in aula la revisione del Piano regionale amianto che risale al 2001. «Questa città, che ha pagato un prezzo altissimo all’amianto, deve diventare un centro di eccellenza per la ricerca contro il mesotelioma: ne ha tutte le caratteristiche. Lavorerò per questo con il dottor Oscar Bertetto, coordinatore della Rete oncologica piemontese e con il professor Giorgio Scagliotti direttore del Dipartimento di Scienza Cliniche e Biologiche dell’ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano per dare nuovo impulso ai progetti sulla ricerca»  ha detto Saitta.

 

In Piemonte ogni anno si registrano 230 nuovi casi di mesotelioma pleurico da amianto: è dunque più che mai urgente procedere alla bonifica – scrivono gli assessori in una nota - per evitare che il problema diventi ancora più drammatico. L'ultimo dato disponibile è di 5 milioni di mq di eternit sul territorio piemontese ancora da smaltire. A non essere disponibili, fino ad oggi, però sono quei milioni di euro stanziati per bonificare un territorio, oltre quaranta comuni, avvelenato dall’amianto. Bloccati da una norma che dopo, troppo tempo, ancora resta lì, micidiale quasi come l’amianto killer che continua a uccidere. Complice una legge, anch’essa da bonificare. (sr)

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