Acqua Santanna

Il resistente creativo

Il suo primo romanzo, Questa notte è la mia, edito da Longanesi, si è appena aggiudicato il premio "Angelo Zanibelli" e darà vita ad un film documentario. In cantiere c’è già un secondo libro, storia di ambientazione partigiana.  A prima vista, Alberto Damilano sembrerebbe uno scrittore come tanti. Ma i suoi romanzi non nascono dal frenetico movimento delle dita su una tastiera, bensì da un puntatore oculare collegato a un computer: l’unico strumento che, oggi, gli permette di comunicare con il mondo che lo circonda. La vita di Alberto, psichiatra di Fossano, è cambiata cinque anni fa, qualche giorno dopo il suo 54esimo compleanno: è stato allora che gli è stata diagnosticata la Sla, acronimo di Sclerosi Laterale Amiotrofica, una malattia degenerativa che paralizza a poco a poco tutti i movimenti del corpo, eccetto quello degli occhi.

 

Da quel giorno, la vita di Alberto, e dei suoi famigliari, è cambiata completamente. Ma la malattia non ha fermato la sua voglia di vivere, di fare progetti, di creare. Perché, dice lui, “creare è resistere. Resistere è vivere”. Così ha dato vita ad un suo blog, “Il disertore”, ha preso parte alle battaglie dei malati per l’assistenza, si è scoperto romanziere. Il decorso della Sla è stato ripreso dalle telecamere dei registi torinesi Rodolfo Colombara ed Emanuela Peyretti  e il racconto della sua esperienza costituirà parte integrante del documentario, alternandosi a scene di fiction tratte dal romanzo. E po’ della sua vicenda è anche qui: Questa notte è la mia racconta la storia di Andrea, giornalista insoddisfatto e con un matrimonio in crisi, che un giorno scopre di essere affetto da una grave malattia. Questo lo porterà a riconsiderare tutte le sue scelte e a buttarsi a capofitto in un’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni, trovando nuovi stimoli e nuove motivazioni. Proprio come ha fatto l’autore.

 

“Io sono convinto - racconta Alberto Damilano - che il modo migliore di vivere la malattia non come morte anticipata, sia di considerare quello che è: un evento assolutamente naturale. Anche un terremoto lo è, anche un uragano. E quindi ricercare il più possibile nella malattia la normalità, tutto quello che puoi ancora fare, e tutto quello che di nuovo scopri di voler fare. Come nella vita precedente, fallo, conceditelo, non sei un povero disgraziato a cui sta capitando la mega sfiga galattica. E ai cosiddetti sani spiegare che siamo intelligenti, stupidi, simpatici o stronzi esattamente come prima. Che non ci devono né compatire né ammirare”.

 

La moglie Francesca, “che si è fatta ombra discreta” come recita la dedica sulla prima pagina del romanzo, conferma che la malattia non lo ha cambiato. E lui non perde l’occasione di scherzarci su: “uno dei problemi più cazzuti è che ti prude e non ti puoi grattare. Hai una mosca sul naso e non puoi mandarla via”.

 

Le riprese sono terminate e perché il film veda la luce al più presto i registi hanno lanciato una raccolta fondi sul web (kapipal.com/resistenza creativa). Niente docce gelate o donazioni, in questo caso: l’obiettivo è quello di raccontare una malattia di cui si sa ancora molto poco e di lanciare un messaggio di speranza a tutti coloro che la stanno affrontando. Perché “non è solo la Sla a costringere a scelte radicali, estreme. Lo stesso accade di fronte ad accadimenti di altra natura e comunque imprevedibili e catastrofici, che pongono un aut aut brutale, o adattarsi o rinunciare a vivere”.

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