Una classe di Rottamatori

L'avvento di Renzi ha reciso le radici delle tradizionali culture politiche e alterato i processi di selezione (e formazione) del ceto politico. Nel suo nuovo libro Merlo ragiona sui nuovi quadri dirigenti. Del Pd e non solo

Forse ha ragione Marcello Veneziani a definire il “renzismo” una sorta di futurismo, l’ultima metamorfosi di quello stigma novecentesco che ha nel culto della velocità, del giovanilismo e della prassi i propri connotati. Una cosa è certa: l’irrompere impetuoso di Matteo Renzi sulla scena politica ha rapidamente reso obsoleto (verrebbe da dire: rottamato) il tradizionale bagaglio culturale e politico della sinistra italiana. Non solo della sinistra. E se sul “fenomeno” Renzi sono state scritte, e ancora si scriveranno, migliaia di pagine - a partire dai tratti speculari che rimandano all’altro “fenomeno”, Berlusconi - ancora poco indagati sono le conseguenze sulla composizione del ceto politico, dei gruppi dirigenti di partito e sugli assetti delle power élite. Giorgio Merlo nel suo ultimo lavoro si interroga proprio sul “chi” seleziona e forma la futura classe dirigente. Una questione cruciale, diremmo persino annosa nel nostro Paese, resa oggi più impellente e per certi versi inedita con la presenza di una forte leadership dai marcati tratti “personali”. Attingendo alla sua lunga esperienza politica – da parlamentare dell’Ulivo e del Pd, ma soprattutto di epigono della gloriosa tradizione del cattolicesimo democratico d’impronta donat-cattiana – l’autore, classe 1960, giornalista della Rai di Torino, ragiona attorno alla mutazione, storicamente irreversibile, dei processi attraverso i quali emerge (o meno) il personale politico contemporaneo. Percorsi sempre meno affini alla tradizionale militanza, nei quali si intrecciano appartenenze claniche e cooptazioni.

 

Con Renzi, scrive Merlo nell’introduzione all’agile volume, “una nuova classe dirigente si è imposta a livello nazionale, anche se meno a livello locale, e un nuovo modo di essere ha caratterizzato le stesse modalità del far politica”, costringendo molti della vecchia guardia a ritirarsi o a fare un passo indietro. Ma non c’è solo un problema di qualità del personale politico, visto che la sfida è quella di riuscire a selezionare quadri e dirigenti che poco o nulla hanno da spartire con le antiche culture politiche novecentesche. Merlo è refrattario alla retorica del nuovismo tanto quanto alla logica dell’anagrafe, entrambi prigionieri del “presentismo”, di un orizzonte limitato e asfittico. Senza gettare alle ortiche quel patrimonio di valori e ideali che caratterizzano il cattolicesimo democratico che, secondo l’Autore, ha ancora molto da offrire, “senza derive clericali e senza scivolamenti confessionali”.

 

L’esigenza di un ricambio della classe dirigente supera il perimetro della politica perché, come scrive il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini nella prefazione, “parlare di classe dirigente significa in fondo ragionare sul potere e sul suo esercizio nel contesto sociale” e interpella “tutti coloro che, grazie alla posizione che ricoprono, dispongono dei mezzi per determinare un pezzo importante del modo in cui si definisce e si sviluppa la convivenza sociale”. Una responsabilità tutt’altro che marginale.

 

Il libro verrà presentato giovedì 13 novembre all’Istituto Luigi Sturzo di Roma (via delle Coppelle 35), alle ore 17,30. All’incontro, moderato dalla giornalista Bianca Berlinguer, parteciperanno, oltre all'Autore, Lorenzo Guerini (vice segretario nazionale Pd), Giorgio Tonini (vicepresidente gruppo Pd al Senato) e Stefano Fassina (deputato Pd).

 

Giorgio Merlo
Renzi e la classe dirigente
Rubbettino editore, Soveria Mannelli 2014
pp. 136, € 12,00
 

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2 Commenti

  1. avatar-4
    10:12 Mercoledì 11 Febbraio 2015 Diabolik ma chi ha rottamato?

    Ma Renzi chi ha rottamato?A torino sindaco fassino ex PCI - Regione Chiamparino già dirigente del vecchio PCI - Genova Burlando ex PCI - Presidente della repubblica il vechcio DC Mattarella...., che deve la sua fortuna politica al fratello morto ammazzato dalla mafia.... per uno sgarro o dava davvero fastidio? mah?voleva Prodi, Amato....questa è la rottamazione di Renzi?ma che si rottami da solo,......

  2. avatar-4
    06:33 Sabato 07 Febbraio 2015 marioasmara IL PD E IL PROBLEMA DELLA FORMAZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE

    La formazione della classe dirigente del PD non è un problema. Il vero problema è il segretario del partito eletto con primarie sulla cui legalità non si è mai analizzato il parco elettori (in una sezione ad esempio su 244 votanti ben 13 erano iscritti al pd, va bene che glici siano dei simpatizzanti.....). Detto segretario eletto in modo avventuroso, sta radicalmente cambiando l'anima del partito: combatte e penalizza lavoratori dipendenti, pensionati, i pelandroni dipendenti statali, fa la guerra ai sindacati, non combatte gli evasori fiscali, la corruzione e lascia alla Magistratura il compito di combattere con pochissimi mezzi la malavita orgsanizzata..............più che una nuova classe dirigente ci sarebbe da formare un vero nuovo partito di centrosinistra...Non intendo con questo criticare il libro di G. Merlo, anzi sia il benvenuto per apprie un indispensabile dibattito che apra gli occhi a chi crede negli ideali di un vero Partito Democratico.

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