SCONTRO DI CIVILTA'

Pericolo jihadista, nessun allarmismo “Ma occorre tenere alta la guardia”

Non è ancora chiaro se i due presunti terroristi fermati al Fréjus contassero su appoggi in Piemonte. In regione e soprattutto a Torino hanno agito esponenti legati al fondamentalismo islamico. Marrone e Magdi Allam (FdI) propongono un Osservatorio

Una scelta casuale imposta dalla necessità di lasciare al più presto la Francia dopo essere fuggiti dal Belgio, oppure i due terroristi arrestati al Fréjus avevano scelto il valico per raggiungere nel più breve tempo possibile un rifugio sicuro in Italia dove poter contare su solidi e fidati appoggi? Se questa seconda ipotesi dovesse trovare conferma, o qualche elemento a supporto, il Piemonte e Torino in particolare non potrebbero limitarsi ad essere tappe di transito nel piano di fuga dei due jihadisti bloccati dalla gendarmeria d’Oltralpe appena prima del loro ingresso in Italia. Sfuggiti all’operazione antiterrorismo scattata in Belgio e che ha sventato un imminente attentato, i due, secondo le autorità francesi stavano per varcare il confine quando dal Belgio è giunta la segnalazione e sono stati fermati.

 

Perche la Savoia e il Fréjus? Troppa la pressione dell’antiterrorismo in Francia dopo la strage di Parigi, la risposta più probabile. L’Italia quindi come rifugio per i jihadisti che forse avrebbero potuto contare su una rete di appoggio nel nostro Paese dove, non a caso, il livello di allerta è salito a 7 su 10, come riferito dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. E se il procuratore capo Torino, Armando Spataro ammonisce a non “lanciare allarmi indiscriminati” che, se ingiustificati, produrrebbero “soltanto insicurezza”, è pure vero che una recente informativa dei servizi al Copasir, il comitato parlamentare che controlla l’attività della nostra intelligence, sottolinea per Torino e il Piemonte un margine di rischio nient’affatto marginale, anche a causa di un recente passato che ha visto alcuni imam che predicavano proprio nel capoluogo e ritenuti contigui ad ambienti del jihad.

 

Un terreno, quindi, potenzialmente fertile, un’area geografica strategica, come testimoniato dall’episodio del Fréjus, che porta Magdi Allam, scrittore e politico (è nell’ufficio di presidenza di Fratelli d’Italia e fondatore del movimento “io amo l’Italia”) insieme al consigliere regionale dello stesso partito Maurizio Marrone ad annunciare la costituzione di un Osservatorio sul fondamentalismo religioso proprio sotto la Mole. “È bastato un giro su motori di ricerca e social network per accorgersi che il radicalismo islamista è ancora radicato in quella stessa Torino che ha visto già espellere diversi imam per propaganda filo-terrorista e reclutamento di guerriglieri per il Medio Oriente – spiega Marrone -. Combattenti dell’Isis provenienti dall’area antagonista dei centri sociali torinesi, Ong legate a gruppi terroristi impegnate in raccolte fondi alla luce del sole nella nostra città, sceicchi sostenitori degli attacchi suicidi in tour propagandistici nelle moschee torinesi, donne segregate con il velo imposto dalla comunità religiosa”.

 

Quello che l’esponente della destra disegna è, come egli stesso ammette, “ un quadro inquietante che dovrebbe alzare l’allarme su Torino”. Invece “all’indomani degli attentati in Francia il centrosinistra replica la medesima vetrina retorica della manifestazione parigina, in salsa provinciale sabauda. Nessuno spazio è stato lasciato al dibattito e all’approfondimento sulla attuale scena islamica torinese, nessun confronto degli enti locali con Questura e Prefettura a tutela della sicurezza pubblica è stato programmato. Solo retorica, cerimonie ed esibizioni, tra hashtag sui social network e flash mediatici di rassicurazione serviti all’opinione pubblica  – scrive Marrone nel dossier -.  Ma la Torino che all’indomani dell’11 settembre ha visto espellere l’imam di Porta Palazzo Bourichi Bouchta, del suo successore Mohamed Kuhaila, dell’imam di Carmagnola Fall Mamour da parte del Ministero degli Interni per predicazione di istigazione alla violenza, reclutamento e finanziamento per attività terroristiche, è davvero sicura oggi al tempo dell’Isis?” .

 

L’esponente di Fratelli d’Italia e lo scrittore che ha ripudiato l’Islam e che ancora ieri l’altro ha scritto “Io affermo che Maometto è un falso profeta. Meritiamoci la morte da cristiani convertendo i musulmani. C’è la possibilità che ci ammazzino: pazienza, tanto prima o poi si muore. C’è la possibilità che nel giro di una generazione il mondo sarà salvato”, puntano l’attenzione anche su alcuni foreign fighters in qualche modo legati al Piemonte. “C’è anche un torinese d’adozione tra i 48 jihadisti che hanno lasciato l’Italia per recarsi a combattere in Siria ed Iraq contro l’Occidente: Anmar Bacha, operaio, 37 anni di cui 13 trascorsi in Italia, scomparso dal nostro paese perdendosi tra la Siria e la Turchia. I pm della Procura di Milano lo hanno ascoltato quando di recente è tornato dalle nostre parti dopo essersi recato a combattere con gli islamisti contro il Presidente della Siria Bashar Assad. Tornato a vivere tra Voghera e Cologno Monzese, lo scorso maggio sarebbe stato segnalato come uomo pericoloso e gli sarebbero stati tolti i documenti.  A Torino Anmar – si legge nel dossier - avrebbe fatto da serramentista, lavorando anche al nuovo stadio Juventus e al Politecnico. Ha raccontato di essere tornato a casa per visitare la sua famiglia, mamma, 7 fratelli e 20 nipoti. Quale moschea torinese frequentava nella sua permanenza sotto la Mole per lavoro? Ne ha approfittato per fare propaganda o addirittura reclutamento? Non è dato sapere”.

 

Spunta poi un altro nome, quello di Filippo R. “Trentasette anni, di Chivasso. Di lui si è già occupato il Ros dei carabinieri. Tutto inizia tre anni fa. Filippo, ex studente vicino alla galassia antagonista, si converte all'Islam. Da subito viene rilevata la sua forte attrazione per il mondo qaedista”. Un mondo al quale l’Isis continua a sfilare adepti e forze fresche. Molti gruppi scavallano, si uniscono allo Stato proclamato dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Il percorso di radicalizzazione di Filippo inizia sul web. In principio i "suoi" Fratelli Musulmani rimandano alle milizie di Aqim (AlQaeda nel Maghreb), in particolare la branca denominata “Coloro che firmano col sangue”. Sono gruppi legati ai terroristi guidati dall'egiziano Ayrnan al-Zawahiri. Poi Filippo, come fece il genovese Delnevo, partì.  Ufficialmente vola in Turchia, ad Ankara, per seguire un corso di lingua araba. Va e torna più volte. Gli investigatori ritengono fondato il sospetto che abbia superato i confini turchi per stringere contatti con gruppi di ribelli siriani. E che, in Turchia, abbia gettato “basi solide”. Da neo jihadista Filippo ha mantenuto i contatti con l’area antagonista torinese che frequentava prima della conversione religiosa?” si chiede Marrone che evidenzia anche il pericolo rappresentato dalla raccolta fondi incontrollata in alcuni ambienti islamici, un filone peraltro già oggetto di indagini non da oggi.

 

Davanti a questo quadro inquietante,” il centrosinistra del sindaco Fassino sembra accontentarsi della vetrina mediatica di solidarietà alla Francia, senza alcun confronto con questura e prefettura per approfondire eventuali rischi per la sicurezza pubblica” attacca il fratello d’Italia Marrone, buttandola nello scontro politico. Comunque sia, Marrone e Allam avvertono: “Noi siamo consapevoli dei mostri che troppo spesso si celano dietro ad un Islam falsamente moderato e non ci facciamo prendere in giro. Cosa succederebbe se i gruppi radicali islamici decidessero di passare da un’attività di mero reclutamento e finanziamento all’attacco diretto sul nostro territorio? Non consentiremo a nessuno di cadere dalle nuvole, tantomeno a quel Pd che si sta gingillando tra hashtag e slogan buonisti”.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    15:55 Domenica 18 Gennaio 2015 apota viva il sessantotto!

    ..di queste cose silvio viale sì che se ne intende!

  2. avatar-4
    11:25 Domenica 18 Gennaio 2015 usque tandem Che ognuno faccia il suo mestiere

    Lascino che le Forze dell'Ordine facciano il loro lavoro, questo è il loro lavoro e dei servizi di sicurezza. Gli "osservatori politici", proposti da qualsiasi parte politica, sono sempre serviti a poco...... Piuttosto facciano tutti, a destra e sinistra, onestamente e bene il loro lavoro, la cattiva politica e la cattiva religione facilitano il reclutamento agli estremisti.

  3. avatar-4
    10:57 Domenica 18 Gennaio 2015 silvioviale CASPITA!

    Un "osservatorio"? E questi sarebbero i "cattivissimi" paladini della guerra "santa". Difficile trovare una proposta più strumentalmente mediatica in salsa sabauda di questa, anche se condita da un convertito incazzato.

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