De Tomaso: tempo scaduto. Rossignolo prepara la ritirata

L’avviso di sfratto della Sit e le incertezze riguardo al nuovo socio straniero rischiano di far saltare gli accordi presi. Si moltiplicano le voci di un prossimo disimpegno e i sindacati riprendono a litigare

Il tempo corre e la De Tomaso arranca. Ultimo atto della stucchevole telenovela le dichiarazioni su Repubblica di oggi di Gianluca Rossignolo, il rampollo del patriarca Gianmario, che mentre annuncia la volontà di tener fede a tutti gli impegni presi, a partire dai corsi di formazione, lancia un neppur troppo larvato allarme sul pericolo che "le localizzazioni previste dal piano industriale" (quale?) possano saltare, a partire dallo stabilimento ex Pininfarina di Grugliasco. Si continua a giocare a rimpiattino sull'identità del fantomatico socio (questa volta la nazionalità è indiana) che potrebbe subentrare da un momento all'altro, con conseguente rischio per il sito torinese e nuove incertezze per i lavoratori, ormai esasperati da una gestione della faccenda decisamente maldestro da parte dell'azienda e della Regione (che attraverso Finpiemonte detiene la proprietà dei capannoni).

 

Anche nel sindacato le posizioni non sempre sono apparse chiarissime: la Fiom, solitamente battagliera, soprattutto negli ultimi due mesi ha garantito una eccessiva apertura di credito ai vertici societari, al di là della più ragionevole (e comprensibile) tutela dell'occupazione dei 900 dipendenti. «Noi siamo sempre stati inn prima linea nel difendere i diritti dei lavoratori - spiega il segretario provinciale Federico Bellono -. Il problema è che ad oggi non si vedono alternative». Da due mesi pende sulla società anche un avviso di sfratto per morosità che rischia di far saltare tutto. «Non c'è più tempo per tergiversare - conclude Bellono - o chiudiamo entro poche settimane oppure sarà la fine». 

 

Nessuna fiducia nella proprietà, invece, da parte dei metalmeccanici Cisl: «Ormai la strategia è che quando c'è un problema l'azienda cerca un responsabile altro» denuncia Claudio Chiarle della Fim, che poi aggiunge: «Un'azienda o ha i soldi o non ce li ha e se la riuscita dell'operazione Rossignolo è legata all'accordo con un nuovo socio vuol dire che in principio si è dato fiducia a un imprenditore che non aveva la copertura economica per realizzare i piani presentati. Mi pare paradossale che un sindacato come la Fiom, così impietoso nei confronti di un manager come Sergio Marchionne, conservi tanta indulgenza con i vertici di De Tomaso».

 

La sensazione è che l’azienda, senza un partner dotato di capitali, non sia in grado da sola di rispettare gli impegni presi. Per questo le trattative proseguono incessantemente, anche se, come ha confermato lo stesso Rossignolo, c’è la possibilità che al nuovo socio non interessi investire sullo stabiliment0 grugliaschese. Intanto nella seconda settimana di settembre è prevista la convocazione del tavolo romano al ministero del Welfare per verificare l'avvio dei corsi di formazione. Qualora l'azienda continuasse a prendere tempo, riferiscono i sindacati, non ci sarebbero più spazi di trattativa. The game is over.

(2/continua)

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