Un “piano B” per il futuro dell’ex Pininfarina

Tutto lascia prevedere il disimpegno della De Tomaso. A questo punto occorre una soluzione per le aree grugliaschesi. E spuntano altri insuccessi eccellenti di Rossignolo. Nessuno sapeva?

AREA Pininfarina di Grugliasco

La situazione sta precipitando e le dichiarazioni dei vertici aziendali, lungi dal fare chiarezza, gettano ombre inquietanti sul futuro dello stabilimento ex Pininfarina. La De Tomaso guidata dalla famiglia Rossignolo è a un passo dall'uscita di scena e le allusioni a possibili cambi di strategie a seguito dell'ingresso di un socio straniero hanno i tratti inconfondibili dell'avvertimento preventivo. Una cosa è certa: Rossignolo non è in grado di mantenere gli impegni presi perché non ha mai avuto i capitali sufficienti per dare concretezza alle ambizioni. Fatica persino a pagare l'affitto dell'area. A questo punto, difficilmente la Deauville si produrrà in Piemonte: resta il sito di Livorno e, soprattutto, l'impianto di Termini Imerese, prospettiva parecchio allettante per i 170 milioni di fondi in ballo. Ora occorre un "piano B" per evitare che il disimpegno di un imprenditore venga pagato a caro prezzo dal sistema economico regionale e, in primis, dai 900 lavoratori.

 

Eppure non è la prima volta che Rossignolo si comporta con una certa spregiudicatezza, in particolare nell'interlocuzione con le istituzioni pubbliche, tradendo una concezione - assai radicata nell'imprenditoria nostrana - di "pubblico" come bancomat per le proprie (private) esigenze, se non come la proverbiale vacca da mungere a piacimento.

 

Basta tornare indietro nel tempo di qualche anno, al 2007, al momento in cui il manager cresciuto e pasciuto alla corte Fiat espresse l'intenzione di rilevare i capannoni dell’Embraco di Riva di Chieri. Anche allora aveva battuto cassa, anche allora aveva preteso condizioni di favore per l’utilizzo degli immobili, anche allora si era poi scontrato con la Regione, colpevole di non assecondare i suoi “illuminati” progetti. Anche allora il piano industriale era quanto mai aleatorio, anche allora le sue parole si rivelarono evanescenti. Alla Bertone andò meglio, perché proprio quando stava per essere chiusa la trattativa per il trasferimento dei capannoni produttivi si inserì la Fiat, che acquisì poi gli stabilimenti che furono del vecchio Nuccio. Alla fine tanta risolutezza venne premiata, riuscendo ad ottenere a condizioni di favore gli storici capannoni grugliaschesi della Pininfarina, ormai in malora, con il bene placito di piazza Castello e dell’assessore all’Innovazione dell'epoca, Andrea Bairati, che fu il regista dell’operazione, attraverso l'acquisizione da parte di Sit (Finpiemonte) delle aree in questione.

 

Oggi la De Tomaso attende i 20 milioni di euro di finanziamenti europei, per corsi di formazione che non finora ha ancora progettato e che, si mormora, non è in grado di mettere in atto. E anche riguardo ai presunti mancati impegni della Regione è necessario far emergere alcune indispensabili precisazioni. Allo Spiffero, infatti, risulta che, ancora durante la presidenza di Mercedes Bresso, De Tomaso presentò un progetto di ricerca e innovazione da 18,5 milioni di euro; come per prassi il pubblico non finanzia mai il piano nella sua totalità e così, dopo le elezioni del 2010, dalle mani del neo assessore Massimo Giordano, Rossignolo ottiene 7,5 milioni, corrispondenti al saldo complessivo del bando. Per questo risulta essere perlomeno mistificatorio l’atteggiamento querulo e lamentoso di questi giorni. La Regione, va detto con chiarezza, non deve nulla a Rossignolo. Anzi.

 

Probabilmente, allora, ha ragione Claudio Chiarle, leader della Fim subalpina, quando si domanda come sia stato possibile che «si sia concessa tanta fiducia a un imprenditore privo di capitale». La Regione ha delle responsabilità precise, ora si assuma il fardello di gestire il passaggio verso un nuovo corso.

 

(3/continua)

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