“Non ora!” Esposito striglia la Cgil

Con una lettera aperta il deputato torinese, assieme a tre colleghi, tra cui il parlamentare ex Thyssen Boccuzzi, chiede alla Camusso di sospendere lo sciopero generale: “È un assist al governo”

NO allo sciopero

“Non ora. Rinviare lo sciopero generale”. A chiederlo sono i cosiddetti deputati quarantenni del Pd: primo firmatario Stefano Esposito. L’iniziativa della Cgil, che ha messo in difficoltà  lo stesso segretario Pier Luigi Bersani, registra la posizione contraria di quel gruppo di parlamentari che faticosamente tenta una caratterizzazione in chiave generazionale della propria azione politica. Assieme a Esposito anche l’altro torinese, l'ex operaio Thyssen Antonio Boccuzzi, il tesoriere del partito, Antonio Misiani, e il barese Dario Ginefra. Tutti a chiedere alla leader di corso Italia Susanna Camusso di ripensarci.

 

Questa volta a prendere le distanze non sono i soliti cattolici ex Dc, che non perdono occasione per mostrare tutta il loro scetticismo verso le scelte di un sindacato che considerano da sempre massimalista.  A stoppare la il sindacato rosso sono i “compagni” del Pd, quelli di scuola post comunista. «La Cgil – si legge nel documento - è un’organizzazione sindacale a cui ci sentiamo vicini […]. E’ un sindacato dal quale il nostro partito riceve importanti contributi di idee e, talvolta, anche delle critiche. Questa volta, però, siamo noi a permetterci di criticare la scelta della Cgil». E ancora: « Dobbiamo renderci conto che in questa fase dai tratti drammatici gli italiani sono più spaventati che non informati. Per questo c’è bisogno di un serio e duro lavoro da parte di tutte le opposizioni, politiche e sociali, per dare vita ad una capillare ed intensa campagna di informazione sulle conseguenze reali dei provvedimenti contenuti nella manovra.

 

E infine l’appello alla leader sindacale: «Per questo chiediamo al Segretario Susanna Camusso e alla Cgil di riflettere sulla possibilità di rinunciare allo sciopero generale indetto per il 6 settembre, proprio mentre si svolge il dibattito parlamentare sulla manovra, ciò al fine di scongiurare il rischio che la mobilitazione finisca con l’avere natura prevalentemente politica perdendo di vista il merito dei problemi». Un appello che secondo molti è destinato a cadere nel vuoto.

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