Cittadini distratti e “normalizzatori” all’opera

Un società composta da cittadini attenti, a cosa accade loro intorno, avrebbe dovuto fare un sobbalzo innanzi al mare di notizie giunte alla ribalta delle cronache nei giorni scorsi. Un brivido avrebbe dovuto percorrere la schiena dei cittadini torinesi, riconsegnando ai medesimi una inarrestabile voglia di nuova dignità: utile per sostituire quella vecchia da tempo riposta in cantina poiché logora. I quotidiani, infatti, hanno narrato vicende che si sperava appartenessero ai tempi di Tangentopoli ma che, al contrario, si ripresentano puntualmente all’attenzione dei loro lettori non risparmiandoli da innumerevoli colpi di scena e, conseguentemente, da un sempre maggior senso di nausea verso la cosa pubblica.

 

L’unico scossone, alla rassegnazione ed all’indifferenza, che ha attraversato gli anestetizzati sensi dei torinesi è giunto dalla manifestazione No Tav del 21 febbraio scorso. Un corteo snodatosi per le vie del centro, ed in grado di connettere, quasi come una cartina tornasole, tutti gli avvenimenti di questi ultimi sette giorni in un assioma di agevole lettura: in questo martoriato Paese si sprecano immense risorse pubbliche mentre, indiscutibilmente, affondano i servizi dedicati alla persona. Un esempio giunge proprio dal balletto di cifre riguardanti i costi del Tav: danza che spesso ha disorientato esperti e cittadini offrendo, ai malcapitati, letture molteplici ed all’antitesi della trasparenza dei dati. Oggi la presunta spesa, dedicata alla grande opera, si attesta intorno agli 8,6 miliardi di euro con una sua lievitazione, riscontrata nel tempo, che potrebbe fare invidia ai migliori panificatori della città.

 

Una torta, quella dell’alta velocità, che sembra crescere sempre più senza sia dato sapere, ad alcuno, a quale punto di fermentazione infine si attesterà. Inoltre, a detta di alcuni comunicati stampa, i costi stessi riguarderebbero il solo tunnel di base (“appena” 57 chilometri) mentre sarebbero esclusi, da quella enorme cifra, tutti gli altri lavori necessari al completamento della linea ferroviaria. Incerta rimane pure la quota contributiva, destinata alla realizzazione della Torino-Lione, in carico all’Unione Europea e, per effetto, quella in capo alle casse statali: percentuale attualmente ipotizzata intorno al 40% ma che non si esclude essere di molto più bassa.

 

Il ballo Tav assomiglia ad una scatenata Taranta, vorticosa ed estenuante, dove le sorprese si mostrano improvvise nel turbinio di gonne e braccia alzate dal vento. Ultima di queste improvvisate è la variante ideata dalle autorità italiane al fine di aggirare i contestatori: utilizzare il cantiere di Chiomonte (ed il relativo tunnel in costruzione) per sbucare a Susa transitando, in tal modo, sotto gli scarponi dei No Tav. Idea “carbonara” comportante un ulteriore esborso pubblico di qualche centinaia di milioni di Euro, ma compensati (secondo gli ideatori) dalla beffa portata al movimento di protesta valligiano.

 

La maggior spesa scaturita dalle ultime scelte varate dal governo Renzi, sul tema Tav, non turba i politici e neppure i giornalisti (se non in rarissimi casi). Lo stesso senatore Esposito (vicepresidente della Commissione Trasporti), che in un passato recente aveva manifestato perplessità sui costi della Torino-Lione, oggi si dichiara più che mai convinto in merito alla bontà del progetto ad Alta Velocità: adesione tale da richiedere l’istituzione di una scorta di sicurezza al suo servizio.

 

Una danza che include, nei suoi passi, anche gli accordi internazionali che si susseguono, sui medesimi temi, senza sosta sino a permette solo ai grandi “manovratori” di comprenderne il significato: in ultimo si annuncia un ennesimo summit parigino il 24 febbraio, apparentemente inutile se si tengono a mente quelli tenutisi in passato, dove ogni cosa aveva già trovato soluzione ed intesa (a detta degli estensori dei comunicati stampa).

 

Varianti, progetti, compensazioni (pare siano in pagamento 2 milioni dopo due anni dalla loro promessa assegnazione) costituiscono il grande lievito madre dell’impasto maestoso da gran banchetto reale: cibo indigesto allo stomaco di amministratori val susini e cittadini “attenti”. Portate indigeste sovente anche ai succhi gastrici di molti autorevoli francesi: a partire dal Consiglio di Stato passando dalla Corte dei Conti e, per finire, andando alle recenti dichiarazioni rilasciate dal presidente di Ltf (du Mesnil), il quale ha manifestato a Le Monde molte perplessità riguardo alla quota, del progetto Tav, che realmente finanzierà l’Ue.

 

In Italia Mario Virano sembra ricoprire il ruolo di “normalizzatore”, ossia di colui che tranquillizza gli animi e porta alla normalità il dissenso facendolo repentinamente rientrare. Il “normalizzatore” smentisce prontamente, rieduca i dissenzienti fornendo loro dati e cifre ufficiali (ossia verità assolute ed incontestabili). Grazie ai “normalizzatori” il nostro Paese ha la possibilità di non dover mai penare per un dubbio, un quesito irrisolto, una perplessità. La stessa classe politica è posta, da queste figure che spianano la via alla certezza, nelle condizioni di poter maturare nell’arroganza sino a disporre, senza remora alcuna, la soppressione di metodi caratterizzati da “partecipazione” e “trasparenza”.

 

Il lavoro di chi “tranquillizza” è faticoso ma ricco di soddisfazioni. La conferma giunge dal recentissimo passato: non vi sono stati dubbi sul rapporto contributi/ azioni culturali realizzate riguardo al premio Grinzane (di cui si è potuto aver conoscenza degli ultimi resoconti processuali e delle allegate accuse, contro i grandi della politica locale, espresse dal patron Soria); nessuna perplessità è sorta sui conti della Regione e delle circoscrizioni torinesi (in ultimo i rimborsi destinati ai consiglieri della circoscrizione 5 ai tempi della presidenza dell’attuale on. Brigantini).  Vuoto di esitazione pure in merito il grattacielo regionale ed il suo progettista, archi star, dalle parcelle adeguate alle ambizioni della giunta regionale.

 

Ai normalizzatori possono contrapporsi solamente i cittadini attenti, quali ad esempio quegli amministratori di valle che chiedono finanziamenti per territorio e servizi mettendo, al contempo, in guardia sulle grandi opere. Una sorta di Anci alternativa, e cosciente, che si chiede, ponendo la domanda a tutta la classe politica: “Cosa si potrebbe fare con un metro di Tav? (158.178 euro)”. I “normalizzatori” sono esentati dal fornire la risposta.

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