POLITICA & GIUSTIZIA

Se cade il listino crolla tutto

Pubblicate le motivazioni con le quali il Tar ha ammesso il ricorso "principale" contro l'esito delle ultime elezioni regionali. Per entrare nel merito si attende il dissequestro della documentazione, ora alla Procura penale - LEGGI LA SENTENZA

Se cade il listino, crolla tutto il castello, liste provinciali comprese, anche se queste dispongono di firme regolari e in numero sufficiente. Sono racchiuse in 51 pagine le motivazioni che lo scorso 19 febbraio hanno indotto il Tar del Piemonte ad ammettere  gran parte del ricorso contro l’esito delle ultime elezioni regionali. Una lunga e dotta disamina in punta di diritto per spiegare che l’esposto inoltrato dalla “cittadina elettrice” Patrizia Borgarello, ex consigliera provinciale della Lega Nord, non solo è stato presentato in tempo (pur in zona Cesarini), ma è sorretto da contestazioni motivate. Intanto, i magistrati amministrativi delineano il contesto secondo cui è consentita l’azione giudiziaria quando si tratta di elezioni: “L’interesse pubblico che sta a fondamento della proponibilità dell’azione popolare in materia elettorale non è quello di consentire ai cittadini elettori di dolersi in sede giurisdizionale dell’esito politico della consultazione, nella speranza di sovvertirne l’esito consegnando la vittoria, a suon di sentenze, alla parte politica preferita (dall’elettore), ma quella di assicurare un controllo sociale e diffuso sulla legalità del procedimento elettorale, a tal fine legittimando soggetti non direttamente interessati alla competizione elettorale a far valere in giudizio vizi che possano aver alterato il risultato elettorale, che è genuino se e quando realizza la corrispondenza tra le scelte del corpo elettorale e la composizione dell’organo elettivo”.

 

Dopo aver svolto una lunga disamina sulla ripartizione dei seggi, sulle modalità di presentazione delle liste, sulle fasi successive della procedura elettorale, in particolare relativamente ai tempi in cui sono stati proclamati gli eletti, fatto questo decisivo perché da tale data decorrono i giorni entro cui vanno presentati i ricorsi, il Tar motiva l’accoglimento. Non vi è un unico atto di proclamazione da cui far decorrere il termine di impugnazione “ma tre atti distinti ed autonomi che si susseguono nel tempo, e l’ultimo dei quali non è adottato dall’ufficio centrale regionale, ma dagli uffici provinciali circoscrizionali”. Nel caso specifico, poiché gli ultimi atti sono stati adottati dagli uffici circoscrizionali tra il 9 e il 10 giugno 2014, il ricorso proposto dalla “cittadina elettrice” Borgarello “è da ritenersi tempestivo”, poiché depositato il 10 luglio 2014, ovvero al trentesimo giorno successivo alla conclusione della procedura.

 

Respinti i due ricorsi incidentali, quello di Francesco Vercelli, legato al Carroccio, e di tre privati cittadini del cosiddetto “team Giovine” - Sabrina Giovine (sorella), Onorato Passerelli (esponente del partito dei Pensionati) e Sebastiano Triglia - tutti rappresentati dall’ex consigliera dei Pensionati per Cota, Sara Franchino: “inammissibili perché proposti da soggetti cointeressati e irricevibili come principali perché tardivi. Peraltro, scrivono i giudici, le “falsità di diverse firme di presentatori di lista, di dichiarazioni di autenticazione e di dichiarazioni di accettazione delle candidature, sono state dedotte in modo sufficientemente analitico dalla ricorrente con gli atti impugnati, dei vizi denunciati, dei moduli contestati e, in un caso particolare (rilevante secondo il collegio), con l’indicazione del nominativo dell’ufficiale autenticatore (“Consigliere provinciale di Torino Pasquale Valente”), del numero minimo di sottoscrizioni che questi avrebbe falsamente autenticato (“almeno 329”), nonché del luogo e del giorno in cui ciò sarebbe accaduto (”a Torino il 24 maggio 2014”)”. Insomma, c’è la ciccia.

 

Infine la dichiarazione che farà correre un brivido sulla schiena di tanti consiglieri democratici. “Non è possibile considerare “partitamente”, ovvero separatamente, la lista provinciale del Pd perché come “entità autonoma” dal listino regionale perchè, scrivono i giudici di corso Stati Uniti,  “dal momento che che il collegamento reciproco della lista regionale con quelle provinciali (…) fa sì che laddove dovesse cadere la lista regionale per insufficienza di firme valide, cadrebbero di riflesso anche quelle provinciali ad essa collegate, quand’anche, per ipotesi esse fossero sorrette da un numero di firme valide superiore alla soglia di legge”.

 

Udienza rinviata al 9 luglio in attesa che l’inchiesta penale prosegua, giungendo alle prime conclusioni, e soprattutto possa trasmettere la documentazione (moduli della raccolta firme, autentiche e atti relativi) in corso Stati Uniti. Per Sergio Chiamparino il 9 luglio è la deadline invalicabile: se il Tar non si pronuncerà lui darà le dimissioni. Chissà. 

 

 

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5 Commenti

  1. avatar-4
    20:12 Giovedì 26 Febbraio 2015 Bandito Libero ma l'Unto del Signore non doveva raccogliere le firme....secondo lui..

    ..il che non è per nulla vero, peraltro. Ma, a parte ciò, difendersi così è come se un uomo ricco entrasse in gioielleria, rubasse un gioiello, e poi, beccato con le mani nella marmellata fino al gomito, si difendesse dicendo: "ma io potevo comprarlo, mica dovevo per forza rubare per averlo!". Pensateci. Il paragone fila.

  2. avatar-4
    11:06 Giovedì 26 Febbraio 2015 registro Alla fine...

    anche per le liste taroccate e false il PD ha agito in buona fede come hanno sostenuto gli assessori indagati per i loro rimborsi? Rappresentanti del PD toglietevi la maschera anzi la trave che sovrasta i vostri occhi prima di togliere le pagliuzze dagli occhi altrui.... tanto oramai è palese

  3. avatar-4
    14:57 Mercoledì 25 Febbraio 2015 moschettiere Fuori tutti

    Legalità prima di ogni cosa e sopra ogni cosa. Rossi, verdi, blu, tutti fuori se scorretti e disonesti. Basta con i faccendieri, occorre gente onesta!

  4. avatar-4
    13:44 Mercoledì 25 Febbraio 2015 montecristo ma quale fuoco?

    qui c'è ben poco da divertirsi. se queste ipotesi di gravi irregolarità venissero confermate, e sottolineo se, sarebbe giusto che questa Giunta se ne andasse a casa, come è stato giusto per la Giunta precedente. Qui non si tratta di colore politico, qui si tratta di rispetto della legalità. Che non ha (o non dovrebbe) aver colore.

  5. avatar-4
    12:12 Mercoledì 25 Febbraio 2015 versionedibarney ma sì,

    divertiamoci: stiamo scherzando col fuoco......

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