Piove sull’Italia in mostra e le Ogr chiudono i battenti

Acqua a catinelle dai soffitti del nuovo spazio espositivo, inaugurato sei mesi fa da Napolitano. Sloggiati in fretta e furia i visitatori, in sala compaiono secchi e passerelle come a Venezia. Scena che sembra si ripeta a ogni temporale

ACQUA ALTA all'esposizione

Piove a catinelle sull’Italia, quella orgogliosamente in mostra per i suoi primi 150 anni alle Ogr, le storiche officine ferroviarie recentemente trasformate in polo espositivo. Dove però ci piove dentro. A denunciare l’incresciosa situazione è il professor Pier Franco Quaglieni, storico e fondatore del Centro Pannunzio, che nel tardo pomeriggio di ieri si è recato a visitare la rassegna “Esperienza Italia 150”. «Alle 18  prendiamo il biglietto, alle 18,15 ci dicono che non si può visitare nulla, causa pioggia. Tolgono persino la corrente elettrica, dice una gentile addetta, per ragioni di sicurezza. Era un tipico temporale di fine estate. Ho incontrato amici stranieri che, non hanno potuto visitare la mostra, indignati, che mi hanno detto: “E' proprio vero che l’Italia fa acqua da tutte le parti. Non ho potuto dar loro torto anche se ho cercato di giustificare in qualche modo la situazione, dicendo che era un temporalone che aveva mandato in tilt tutta la città. Carità di Patria, che io scrivo con la maiuscola, inutile e fuori posto perché non ci hanno creduto».

 

«Sta di fatto – prosegue a raccontare Quaglieni - che dopo un quarto d’ora, venti minuti circa  di inutile attesa, hanno chiuso tutto. E nessuno è comparso a dare una giustificazione o fare un rimborso. Ho offerto un cappuccino agli amici, quasi per  aggiustare la situazione e far loro intendere che eravamo ormai in inverno. Gli addetti hanno detto che il blocco capita ogni volta che piove. Io ritengo che ciò non sia vero. Non posso credere che la grande mostra dei 150 anni dell’Unità d’Italia e la Grande Torino che dopo esser stata olimpica è diventata risorgimentale, chiuda per pioggia. Sarebbe indecente».

 

La mostra, inaugurata il 17 marzo dal Presidente della Repubblica, è costata un fracco di soldi pubblici e attorno all’allestimento si è pure scatenata una battaglia legale, risolta senza aver fugato del tutto perplessità e sospetti attorno al regolare svolgimento della gara d'appalto. «Da allora – si chiede il professore - nessuno ha mai pensato che a Torino, a volte, piove? Che la mostra chiuderà a novembre, in autunno inoltrato? Come faranno ad ottobre e novembre? Compreranno dei teloni per ricoprire le Officine? Possibile che diano gli occhialini per il 3D e non degli stivaletti con il logo dei 150 anni?».

 

E poiché l’acquazzone saliva di intensità, «Verso le 19 sono comparsi che dei secchi  azzurri nei punti più critici e delle improvvisate passerelle di legno (ho fotografato tutto), come fossimo a Venezia con l'acqua alta... L'officina Grandi Riparazioni non sa riparare le proprie perdite di acqua piovana, eppure sono Grandi perdite... E cosa ne diranno i progettisti? Sarebbe interessante saperlo. Capisco che le grandi officine erano attrezzate solo per  le grandi cose e che la pioggia appartiene invece alla routine grigia della quotidianità. Ma sicuramente la figura che abbiamo fatto con gli ospiti stranieri è incredibile: uno sfregio alla Città e all’Italia». Che ne pensa il sindaco? «Soprattutto – conclude la sua filippica Quaglieni - andrebbero richieste spiegazioni all’ex Assessore Fiorenzo Alfieri e a qualche altro padrone del vapore della cultura  torinese di qualche anno fa. Fassino non ha colpe, meno che mai l’assessore alla cultura Braccialarghe che sembra essere persona seria, competente, dedita al suo lavoro senza le spocchie dei suoi predecessori».

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