Monge

L’oratorio dietro le sbarre

In un libro il racconto di 35 anni di Domenico Ricca, salesiano, cappellano del carcere minorile di Torino Ferrante Aporti. Un omaggio a don Bosco nel bicentenario della nascita e al suo “sistema preventivo”

“Non posso dimenticare Mauro, proveniva dal Novarese. Uno dei primi inserimenti lavorativi che abbiamo sperimentato in un’officina. Ancora anni dopo, ogni volta che veniva a Torino, non mancava di farmi visita al Ferrante, mi ha fatto conoscere la sua sposa e il suo bimbo. E poi Franco, di Vercelli. In carcere aveva messo su una band: musica metal, rock duro e poi fuori ha fatto dei concerti. O Emilia e la lettera accorata di suo padre che mi ha inviato quando è morta. E un altro padre, quello di Erika, con cui abbiamo condiviso in carcere un pezzo del cammino della figlia”. Quanti sono, i ragazzi di don Mecu, al secolo don Domenico Ricca, da 35 anni cappellano al Ferrante Aporti, il carcere minorile di Torino? Questo è il libro delle loro storie e del sogno di un prete salesiano che cerca di vivere il carcere come un oratorio. È l’idea di san Giovanni Bosco, che nella Torino di metà '800, veniva tra queste stesse mura a incontrare i ragazzi detenuti. È dal dolore e dalla speranza del carcere che nasce il “sistema preventivo”, pilastro dell'educazione salesiana che farà di don Bosco il “santo dei giovani”.

 

Questo ampio libro-intervista scritto a quattro mani con Marina Lomunno, redattrice del settimanale diocesano La Voce del popolo, raccoglie le memorie personali del cappellano del carcere minorile torinese inserite nella vasta storia dell'istituzione carceraria minorile. Ne emerge un quadro vivo, toccante pur nella più totale discrezione dovuta, perché sono storie di ragazzi e di adolescenti che hanno bisogno di crescere senza esposizioni mediatiche inutili e dannose. Un libro che vuole rendere omaggio a san Giovanni Bosco nel bicentenario della nascita: per don Bosco le visite alle carceri furono importantissime, nella scelta di privilegiare in ogni modo i poveri e gli emarginati. Una lunga intervista che si legge quasi come un romanzo. Comincia dietro le sbarre del carcere e finisce con altre “sbarre di libertà”, quelle delle suore di clausura del monastero del Cottolengo di Torino. Questo libro parla di libertà. Perché il carcere minorile non è un mondo a parte: può diventare una scuola, un oratorio, perfino una famiglia. Se c'è gente che ci spende la vita, e ci mette la faccia. Come don Mecu.

 

Il libro sarà presentato al Salone del libro di Torino sabato 16 maggio (ore 13 allo Stand Choco Books di Primaradio, Padiglione 3, R121-P122). Il cappellano del carcere e i suoi ragazzi saranno ospiti a pranzo con Papa Francesco il 21 giugno 2015, presso l'Arcivescovado di Torino, in occasione della visita del pontefice.

 

Marina Lomunno
Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti
Ldc, Torino 2015, pp. 340, euro 14,90
 

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