GRANDI OPERE

Palenzona choc: “Terzo Valico inutile”

L'omo de panza (e de sostanza) boccia l'opera ferroviaria dei Giovi: "Non serve se il porto di Genova non entra in competizione con Rotterdam". Una dichiarazione che gela lo stato maggiore del Pd, del governo e della logistica nazionale

“Il Terzo Valico? Non è da fare”. Così la pensa Fabrizio Palenzona e così, con una nettezza inaspettata, lo dice al convegno romano sulle Infrastrutture di connessione, promosso dal gruppo Pd della Commissione Trasporti di Palazzo Madama, cui partecipano il ministro Graziano Delrio e i vertici delle Ferrovie, oltre ai grandi nomi della logistica italiana. Lui, il potentissimo signore delle banche, delle autostrade con un’indiscussa esperienza proprio nella logistica (settore da cui proviene dai tempi della sua vicinanza con Marcellino Gavio), pone per la prima volta in assoluto una questione da sempre sottaciuta: “Se non si decide che il porto di Genova deve competere con quello di Rotterdam”  e non si lavora concretamente in questa direzione “il Terzo Valico ferroviario non serve a niente”. E quindi “non è da fare”. Un’opinione tanto autorevole e destinata ad essere presa in considerazione, quanto capace di rimettere in discussione una delle grandi opere del Paese, quella di Palenzona.

 

Il ragionamento del “camionista” di Tortona è semplice, tranchant: perché investire enormi risorse in un collegamento ferroviario se poi il principale asset che ne dovrebbe trarre beneficio non è, e non si pone, nelle condizioni di essere competitivo con gli scali marittimi del Nord Europa? A che cosa servirebbe, quindi, il Terzo Valico? Progettato come nuova linea ferroviaria per potenziare i collegamenti del sistema portuale ligure con le principali linee ferroviarie del Nord Italia e con il resto d’Europa, inserendosi nel Corridoio Reno-Alpi, uno dei corridoi della rete strategica transeuropea di trasporto che collega le regioni europee più densamente popolate e a maggior vocazione industriale. Questo il presupposto alla base della grande opera, ma se nell’impianto strutturale manca una parte fondamentale come la competitività del porto di Genova rispetto a quelli del Nord Europa e Rotterdam in particolare, tutto crolla e la nuova linea ferroviaria risulterebbe di fatto una cattedrale del deserto. E che lo scalo genovese, ad oggi, non sia competitivo con Rotterdam è un fatto. Che lo possa essere in futuro è tutto da verificare e soprattutto da decidere.

 

Ha quindi senso, si chiede in sostanza Palenzona, investire enormi risorse in un’opera che poi risulterebbe inutile? Va inoltre considerato come il fronte dei porti liguri sia tutt’altro che unito come se ne è avuto conferma, non molti mesi addietro, quando il governo aveva avanzato l’ipotesi – poi accantonata – di ridurre il numero delle Autorità portuali attraverso una serie di accorpamenti. Da Savona, altro scalo importante della Liguria, si era sollevata una protesta che aveva coinvolto e diviso lo stesso Partito democratico – all’epoca al governo della Regione – volta a impedire la paventata annessione a Genova.

 

Travolto in passato da scandali con ripercussioni giudiziarie, lo scalo genovese è da qualche anno presieduto da Luigi Merlo, marito dalla candidata dem alle regionali Raffaella Paita, sconfitta poi da Giovanni Toti. Dimissionario proprio per la candidatura della moglie, Merlo è tuttavia rimasto al suo posto “pro tempore” motivando la decisione con “l’esclusivo scopo di evitare una fase di commissariamento, giudicata come un’ipotesi negativa dalle istituzioni e dall’intera comunità portuale genovese”. Per la sua successione si è fatto il nome dell’ex presidente della Regione Liguria negli anni Duemila, Sandro Biasotti, ma Toti e il suo assessore leghista alla portualità Edoardo Rixi ancora devono decidere. Nel frattempo Merlo, ancora sul ponte di comando, ribadisce che per il porto genovese “è fondamentale che il passaggio della riforma portuale possa avvenire in tempi brevi accelerando le opportunità di sviluppo che in questi anni sono state individuate e in buona parte avviate”.

 

Non basterà certo, per avviare verso quella competitività richiamata da Fabrizio Palenzona,  la pur rivoluzionaria nomina dei giorni scorsi nel governo  della potente Compagnia Unica, i famosi camalli, di una donna.  Francesca Ceotto sarà pur la prima donna nel consiglio di amministrazione della storicamente nerboruta compagnia dei portuali, ma al di là di questa innovazione, altre sono quelle di cui necessita lo scalo ligure per poter competere e fare concorrenza a quelli del Nord Europa. E se questa concorrenza non c’è e, forse, mai ci sarà, “a cosa serve il terzo Valico?”, chiede Palenzona davanti a una platea di politici e operatori del settore. La risposta la dà egli stesso: “A niente”.

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4 Commenti

  1. avatar-4
    07:27 Mercoledì 22 Luglio 2015 Francesco Bavastro Ennesima prova che i no TAV hanno ragione

    Moretti dice che è inutile, Palenzona dice che è inutile.Non c'è un'analisi costi benefici.Il Terzo Valico è stato bocciato ripetutamente dalla commissione VIA finché non è arrivata la Legge Obiettivo ad aggirarla.Quest'opera non serve a niente, solo a sperperare denaro pubblico mettendo a repentaglio la salute dei cittadini e devastando il territorio. Questa dichiarazione ne è l'ennesima riprova, abbiamo ragione noi.-- Francesco - Comitato No TAV - Terzo Valico

  2. avatar-4
    01:18 Mercoledì 22 Luglio 2015 Tino Balduzzi Terzo Valico bocciato il geografia

    Il fatto è che i fondali di Genova non possono essere adattati alle nuove grandi navi da oltre 20mila teu (il triplo rispetto a quando è stato progettato il Terzo Valico), mentre a Savona quel problema non c'è. Tra i 22 metri del nuovo terminal Maersk di Vado Ligure e i 15 metri di Voltri non c'è competizione. Per i grossi volumi Genova finisce fuori mercato poiché le nuove grandi navi portacontainer, ed il loro costo/container inferiore, andranno a Savona. E in quelle condizioni per Genova sarà difficile mantenere i volumi attuali.Il Terzo Valico era già inutile per molte altre ragioni, ma la questione dei fondali, di fatto, chiude il discorso. La cosa da fare è piantarla lì con il Terzo Valico e investire quei soldi sulle ferrovie che ci sono già considerando l'insieme dei tre porti liguri.Si poteva fare anche prima. Bastava guardare la realtà, a partire dalla geografia, anziché gli interessi di bottega sperando di farla franca.

  3. avatar-4
    20:03 Martedì 21 Luglio 2015 daniele galli Ha ragione- ma non era già tutto deciso?

    si dice che Delrio stia alle O.O.P.P. come lo fu Di Pietro, bravi in altre cose. Ma venendo all'indispensabile terzo valico, due le soluzioni possibili, il ramo verso il Gottardo (più simpatico ai tortonesi) e il ramo verso il Sempione che darebbe speranza di concreta occupazione all'alto Piemonte, prevedendo come da prescrizioni CE una prima movimentazione delle merci oltre che la banale logistica ad almeno 100 km dal porto. Certe assurde lentezze liguri, sembrerebbero volere favorire scelte nazionali verso i collegamenti sull'asse adriatico( forse più simpatico ai capitali del far East), il sistema portuale ligure affetto da sempre da sindrome tafazzista se perderà anche questa unica e ultima occasione (Marsiglia ringrazia), avrà come prospettiva solo un rapido default, ahimè coinvolgendo per ricaduta il Piemonte.

  4. avatar-4
    16:17 Martedì 21 Luglio 2015 silvio BRAVO E' LA CONSIDERAZIONE GIUSTA.

    Non è una dote di molti essere sinceri, ma le considerazioni sono giuste, va implementato direi organizzato 24/24 ore il porto di Genova stategico per arrivare nel nord-europa;Non solo opere pubbliche ma lungimiranza per aumentare il traffico portuale e dare al terzo valico una funzione di raccordo.

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