Fassino a Monti: “Comuni strozzati”

Il sindaco di Torino chiede al premier in pectore di liberare i Comuni dai vincoli di stabilità imposti dalla manovra del precedente governo. “A noi conviene non rispettare la legge”

A STECCHETTO Piero Fassino

È necessario «liberare le municipalità dal cappio imposto da una politica poco lungimirante». Piero Fassino lancia un appello al presidente incaricato Mario Monti affinché «i Comuni vengano rimessi in condizione di creare lavoro e sviluppo, attraverso la capacità di essere attrattivi per imprese, uomini e idee». Plaudendo alle parole pronunciate dal neo senatore a vita all’incontro con le rappresentanze sociali e l’associazione delle amministrazioni locali, il primo cittadino della Mole sottolinea come le città «sono un fulcro di sviluppo economico e sociale, producono lavoro e attraverso di esso coesione sociale, esercitano forme quotidiane di sussidiarietà, imprimono un impulso costante alla crescita. Sono centri di scambio e di relazione attraverso cui si creano ricadute positive per l’economia del Paese».

 

Un ruolo che invece di essere valorizzato come meriterebbe è stato penalizzato dal precedente esecutivo. «La stretta recente del Governo sulle finanze dei Comuni attraverso le regole del Patto di stabilità non ha ottenuto l’effetto di risparmiare su spese già ridotte al minimo, ma di far ricadere – spiega Fassino - il peso di questa manovra sui cittadini e sulle fasce più deboli e di impoverire le casse dei Comuni sterilizzando la possibilità di investimenti». Concetto espresso qualche giorno fa al Consiglio nazionale dell’Anci quando, provocatoriamente, Fassino era arrivato addirittura a proporre una sorta di disubbidienza dei sindaci. «Probabilmente ai Comuni conviene ignorare il Patto di Stabilità – aveva argomentato -, perché i benefici che se ne otterrebbero in termini di sblocco della spesa e di sviluppo potrebbero essere più sostanziosi, a conti fatti, delle sanzioni da pagare». Insomma, per Fassino «l’attuale modello del Patto di stabilità interno ha fatto il suo tempo, e indipendentemente dai giudizi di merito è ormai uno strumento superato, che in questo momento crea più danni che benefici alle amministrazioni, e che nelle grandi città rende impossibile ogni forma di investimento».

 

Nel suo intervento, inoltre, il primo cittadino del capoluogo subalpino pose l’accento sulle cifre sborsate dai Comuni «per surrogare oneri che sono di esclusiva competenza dello Stato: solo nel mio Comune si tratta di 135 milioni all’anno. Di certo non pretendo che mi vengano restituiti – aveva affermato il sindaco – ma almeno si potrebbe avere il buon senso di non conteggiarli ai fini del rispetto del Patto».

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