Monge

La donna che mise a nudo l’ipocrisia

«Montanelli, quando lavoravo con lui al Giornale, negli anni '80, diceva che alla fine della vita le cose importanti sono quelle “che restano nello scolapasta”. Ecco, nel mio scolapasta ci sono le persone. Le tante, tantissime persone che ho conosciuto e con cui ho collaborato in questi anni». Giuliana Gardini, giornalista torinese, oggi ha quarant'anni di carriera all’attivo tra carta stampata, tv, comunicazione. Eppure si schernisce: «Vorrete mica mettervi a fare un elenco di tutte le cose che ho fatto? Non interessano a nessuno. E poi quello è il passato, ci sono ancora un sacco di cose che voglio fare». Dal 2003 è l’anima delle relazioni della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, «un lavoro che mi ha regalato grandi soddisfazioni e con cui ho un grande feeling». A partire dall’amicizia con la padrona di casa, Patrizia Sandretto «che era mia amica prima ancora di lanciarsi in questa bella avventura, in cui ho subito creduto e dove ho voluto accompagnarla».

 

Ma tra le persone importanti per Giuliana non c’è solo la Signora dell’arte contemporanea torinese. «A insegnarmi questo mestiere fu Umberto Allemandi, il mio primo direttore quando cominciai a lavorare, giovanissima, alla rivista Weekend di Bolaffi. Scrivevo di viaggi». L’avventura televisiva prende il via qualche anno dopo, proprio da uno di questi viaggi: «Mentre ero in Giamaica, vidi la trasmissione di una tv del posto, che si chiamava Black Panter. Al ritorno ne parlai con i proprietari di Radio Torino international, emittente di cui ero spesso ospite. A loro piacque da morire». È il 1976: nasce così Tele Torino International, la prima tv privata torinese; Giuliana è naturalmente il direttore. «Eravamo pionieri di quel mondo –racconta - con tante idee e pochi soldi. Io per scherzo la chiamavo “telecamera e cucina”: registravamo in due stanze e la mia scrivania era anche quella dove andava in onda il telegiornale. Una volta i giornalisti, che venivano dalla Stampa, la tirarono per le lunghe con una diretta e io mi infuriai perché mi serviva la scrivania, così, per protesta, mi sedetti a scrivere sul pavimento». La storia di Tele Torino, poi acquistata da Silvio Berlusconi, è ricordata agli onori della cronaca soprattutto per il clamore degli spogliarelli: maliziosi streap tease di casalinghe in diretta che con un boom di ascolti fanno gridare allo scandalo e costano all’emittente addirittura una denuncia per pornografia. «Il vero problema della tv locale di quegli anni era il segnale: senza un’antenna sul tetto, non la vedeva nessuno. Per costringere i torinesi a preoccuparsi della ricezione, ci voleva qualcosa che li incuriosisse davvero». Missione compiuta.

 

La tappa successiva non è da meno: nel '78 arriva la direzione di Grp e le trasmissioni con Piero Chiambretti, Alba Parietti, Giovanni Arpino. «Di quegli anni così divertenti avrei tantissimi aneddoti da raccontare. Ricordo ancora i nomi di tutti: giornalisti, cameraman, segretarie. Di queste ultime, in particolare, mi viene in mente che andavano completamente in tilt quando arrivano i calciatori Antonio Cabrini e Marco Tardelli, che erano, per così dire, due “sex symbol” dell’epoca».

 

Accanto alla coraggiosa impresa televisiva, la carta stampata rimane il suo primo amore: dalla Gazzetta del Popolo, dove resta fino alla chiusura nel '91, al Giornale di Montanelli, Giuliana firma articoli per L’Espresso, Panorama, Cosmopolitan e molti rotocalchi. Ed è attivissima nel mondo delle associazioni (con incarichi per Unione Industriale, Rotary, Donneuropee Federcasalinghe e altre ancora), «una fonte inesauribile di informazioni e contatti preziosi».

 

Considerato che trent’anni fa gli ostacoli per una donna che voleva affermarsi erano anche maggiori di oggi, la sua è stata tutto sommato una storia di successo. «Non sarebbe mai stato possibile senza il fondamentale supporto della mia famiglia e di mio marito: non soltanto per aver creduto in me, ma per avermi permesso di fare scelte professionali coraggiose. Se fossi stata un uomo, un padre di famiglia, non avrei potuto rischiare, come invece ho fatto spesso, di mollare un lavoro sicuro, in cui non credevo più, per gettarmi a capofitto in una nuova sfida».

 

Dalla sua esperienza, cosa distingue un buon giornalista? «Sicuramente la curiosità, la voglia di documentarsi su tutto. Il bello di questo lavoro è che si impara ogni giorno qualcosa di nuovo e questa è una grande ricchezza. E poi deve essere capace di anticipare le mode, i gusti, le tendenze della società». Lei come si informa? «Ogni mattina leggo i principali quotidiani: Stampa, Repubblica, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano. E lo Spiffero, naturalmente! Resto un’affezionata dell'informazione della carta stampata anche se, da qualche anno, i giornali preferisco leggerli sul tablet. E poi non mi perdo un notiziario di Sky Tg24, un prodotto davvero ben fatto. La direttrice, Sara Varetto, lavorò con me ai tempi di Grp: già allora si vedeva che era brava».

 

Che futuro immagina per l’informazione locale? «Come ai tempi di Tele Torino, la mancanza di soldi costringerà ad aguzzare l’ingegno. Ci sono tanti giovani in gamba e sono certa che sapranno inventare qualcosa di nuovo. Torino negli ultimi dieci anni si è aperta sempre di più al turismo e alla cultura, non credo si debba essere pessimisti sul domani. E poi dire che si stava meglio un tempo è un’abitudine tipicamente sabauda che non ho intenzione di fare mia». E i suoi progetti, per il futuro? «Continuerò a fare il lavoro che amo ma senza trascurare “cose normali” che non mi sono concessa a lungo come una giornata al mare, qualche ora di lettura o del tempo da dedicare alla mia famiglia e ai miei gatti».

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1 Commenti

  1. avatar-4
    12:08 Lunedì 08 Febbraio 2016 usque tandem Bel pezzo Carola!

    Un doveroso omaggio a Giuliana.

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