Acqua Santanna
VERSO IL VOTO

Di Maio, Chiara e lo scuro

Alla presentazione "romana" dei candidati M5s, la Appendino propone un "patto dello sviluppo" per periferie e pmi. Tagliando portaborse e spese superflue ritiene di poter raggranellare 5 milioni. Ma il fantasma di Pizzarotti aleggia nella sala

“Una volta eletti sindaco, svolgeremo un’attività di pressione nei confronti del Governo, accanto ai nostri parlamentari, per avere il reddito di cittadinanza”. Uno dei pochi che sindaco lo è già, nel video che elenca i successi delle amministrazioni a Cinque Stelle preludio alla presentazione in streaming degli aspiranti, non c’è. E che sarà mai l’assenza di Federico Pizzarotti? Accanto, in foto e dal vivo, a Luigi Di Maio per lanciare l’avvertimento a Matteo Renzi e alla sua maggioranza (ma, soprattutto giocare un atout elettorale) Chiara Appendino c’è. “Torino ha subito più di altri la crisi in termini di nuovi poveri e di disoccupazione giovanile – attacca la sfidante di Piero Fassino -. Noi vogliamo dare più opportunità di lavoro a tutti e in particolare ai giovani, affinché non debbano abbandonare la nostra splendida città”.

Come? Tra le proposte che la pentastellata impiatta per la tavola imbandita dal vicepresidente della Camera per presentare i candidati nelle principali città, c’è anche “la creazione di nuove aree di industrializzazione, un fondo da 5 milioni di euro per inserire i giovani nelle Pmi, un patto di sviluppo dei quartieri e delle periferie" sciorina l’Appendino che di questioni imprenditoriali ne mastica per mestiere e per discendenza famigliare, che poi coincidono pure. Cinque milioni non sono un’enormità, ma neppure pochi. Dove pescarli? Elementare Watson, “con il taglio dei 30% dei portaborse si ottiene il fondo da 5 milioni per inserire i giovani nelle piccole imprese di Torino”. Non è chiaro, ma Chiara lo spiegherà certamente meglio alla prima occasione, se l’idea è quella di ridurre il numero di portaborse – quali figure ricomprenda nel termine, resta pure da vedere: gli assistenti parlamentari? Gli staffisti e consulenti del Comune?  – o abbassarne gli stipendi e, soprattutto se con quel taglio si alimenterà solo il fondo per Torino.  Dettagli, si dirà. Quel che conta è lanciare il messaggio agli elettori e le critiche a Fassino.

La bisaccia piena di sassi lo è. Già, perché loro sono i Davide contro Golia, come spiega presentandoli Di Maio: “Questa è la misura della nostra sfida”. E dagli ai Golia, quei partiti che il membro del Direttorio, candidato premier in pectore per il M5s definisce “pachidermi che prendono soldi da grandi gruppi e lobby". A chi sostiene che, invece loro, i potenziali sindaci a Cinque Stelle prenderanno ordini dallo staff e dalla Casaleggio, la candidata romana Virginia Raggi, che ieri aveva detto “Se Grillo me lo chiedesse sarei pronta a dimettermi” risponde piccata (ma anche un po’ in affanno dopo gli ultimissimi sondaggi): “L’ultima parola, se i cittadini dovessero scegliermi come sindaco di Roma, sarà sempre la mia”. Penultima lei lo è nel collage fotografico degli aspiranti sindaci. A fianco di Di Maio, che apre l’album di famiglia, c’è lei, la Appendino. Nel video dei buoni sindaci grillini in carica, manca Pizzarotti. “Ma i sindaci interpellati – spiega di Maio - non c’erano tutti”. Cose che capitano. Chiara c’è. Lo scuro è rimasto a Parma.

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