Sant’Antonio (Saitta) fa la grazia

Un anno di proroga ai quindici precari in scadenza a fine mese. Mentre si sta studiando come salvare l’ente restano lettera morta tutte le promesse di ridurre i costi della macchina amministrativa

Una buona notizia per Natale: i quindici precari della Provincia, il cui contratto era in scadenza a fine anno, avranno lavoro per tutto il 2012. Lo ha assicurato il presidente dell'ente, Antonio Saitta, intervenendo al Consiglio aperto svoltosi stamane nell’auditorium della sede di corso Inghilterra alla presenza di alcune centinaia di dipendenti e delle rappresentanze sindacali con i segretari provinciali di Cgil, Cisl, Uil e Rsu. È il primo fatto concreto nella rivoluzione che sta affrontando la Provincia di Torino, travolta, come le altre, dall’ipotesi di cancellazione o almeno di forte ridimensionamento nel quadro delle nuove iniziative del governo Monti volte a ridurre i costi della politica.

 

Saitta ha rivolto un appello alla mobilitazione contro quello che ha definito il “grande inganno”, che starebbe alla base della decisione di privare delle loro competenze enti, come le Province, garantiti dalla costituzione. Si stanno studiando diverse soluzioni, a partire dall'ipotesi di ridurle a 4 in Piemonte e contemporaneamente di tagliarne il numero a livello nazionale, al contrario di quanto si è fatto negli ultimi anni.

 

Fra i problemi insoluti c'è anche l’altissimo costo dei dirigenti dell'ente, sia per il numero in attività, fortunatamente già ridimensionato, sia per l’entità – spesso sproporzionata ai compiti – dei premi di produzione. Un invito all’autoriduzione fatto dal presidente Saitta nei mesi scorsi è stato immediatamente e seccamente rispedito al mittente. Allo stesso modo sia i 45 consiglieri che i 12 assessori non hanno neppure preso in considerazione progetti di riduzione dei costi che pure sarebbero possibili. Nessuno vuol rinunciare a un euro, neppure ai buoni mensa indebitamente distribuiti a pioggia a tutti gli amministratori. Per non parlare degli staffisti dai compiti incerti, dei viaggi (26 “missioni” su 45 consiglieri per la recente assemblea dell’Upi a Roma), dei gettoni per commissioni che durano meno di 30 minuti, degli abbonamenti a giornali che non si leggono. E così via, sprecando, sprecando.

print_icon