“Meno finanza e più economia reale”

Beltratti di Intesa Sanpaolo prospetta un 2012 di recessione anche per il Piemonte, ma presto il sistema produttivo verrà rilanciato da immissioni di liquidità per le imprese del territorio

BANCHIERE Andrea Beltratti

«Il Piemonte dovrà presto ritrovare una politica industriale da affiancare ai nuovi asset di sviluppo, su cui si è puntato con successo negli ultimi anni, come la cultura e il turismo». E’ questa la ricetta di Andrea Beltratti, 52 anni, economista di scuola subalpina (vicinissimo al neo ministro Elsa Fornero) ma bocconiano di adozione: dal 2003 è titolare della cattedra di di Financial Economics ed Equity Portfolio Management in quella fucina di tecnocrati assurta di recente al governo del Paese. E’ tra gli esponenti torinesi di spicco di Intesa Sanpaolo, di cui presiede il Consiglio di gestione, a seguito del putsch che nell'aprile dello scorso anno ha defenestrato Enrico Salza.

 

Beltratti, che 2012 sarà per il Piemonte?

Di certo un anno di rallentamento per l’economia, così come in tutta Italia. Anche a causa dell’impatto negativo delle, seppur necessarie, manovre varate dai governi Berlusconi e Monti sulla crescita. In un contesto in cui anche altri paesi sono costretti a tirare la cinghia, provocando una contrazione delle nostre esportazioni, soprattutto in una regione tanto integrata a livello europeo come il Piemonte, che punta senza riserve sulle esportazioni in vari settori.

 

Ma allora su quali settori dovrà far leva la nostra regione?

Nel breve periodo su servizi e turismo, continuando a sviluppare una spiccata vocazione culturale riscoperta nell’ultimo decennio e contestualmente gli enti locali dovranno puntare su infrastrutture e politiche lungimiranti, come quelle sulle utility portate avanti dal Comune di Torino negli ultimi anni.  In prospettiva, però, non potrà certo prescindere da una nuova politica industriale, che, differentemente rispetto al passato, dovrà essere in grado di puntare su settori diversificati.

 

Come?

Con politiche fiscali ed economiche adeguate, volte ad attrarre aziende estere e a favorire la nascita di nuove imprese sul territorio. Promuovere lo sviluppo di un’imprenditorialità diffusa, attraverso un tessuto di nuove imprese che devono radicarsi e crescere qui.

 

In questa nuova fase quale sarà il ruolo di un ateneo prestigioso come il Politecnico?

Fondamentale. E’ una eccellenza del nostro territorio. Una università che attrae ogni anno migliaia di studenti stranieri, alcune delle migliori menti d’Italia e d’Europa. E’ l’immagine della Torino che dovrà essere.

 

Una partita nella quale sarà determinante il ruolo degli istituti bancari...

Che non si tireranno indietro. Abbiamo vissuto un anno difficile, in cui abbiamo dovuto fare a meno di importanti canali di finanziamento dagli Stati Uniti e dall’Europa. Per questo siamo stati costretti ad aumentare il credito meno di quanto avremmo voluto. L’operazione della Bce, che nei giorni scorsi ha immesso liquidità nelle banche europee per 500 miliardi darà nuovo impulso all’economia del Continente e avrà anche in Italia e in Piemonte riverberazioni positive.

 

Quindi le banche torneranno a prestare soldi?

E’ la loro mission. Dovranno dirottare le proprie risorse al sostegno dell’economia reale, delle imprese e delle famiglie. Per farlo, però, sarà necessario puntare su nuovi canali di finanziamento, attraverso il reperimento di capitali di rischio, secondo una politica di co-imprenditorialità che permetta alle imprese più all’avanguardia di crescere per competere sul mercato globale.

 

Sarà un anno cruciale anche per Intesa San Paolo. Confermerà la propria vocazione di banca di sistema, sui cui tavoli sono aperti i principali dossier del Paese?

Noi guardiamo con relativa serenità al nuovo anno. La nostra è una banca forte, grazie a una gestione molto prudente che guarda alle piccole imprese e alle famiglie. Dovremo continuare a garantire condizioni di equilibrio al nostro istituto che dovrà sempre più affermarsi come una banca dell’economia reale, pronta a sostenere il territorio.

 

Senza riproporre l'annosa questione campanilistica, per Torino e il territorio piemontese com’è mutato il ruolo del San Paolo dopo la fusione con Intesa?

Innanzitutto mi chiedo: come avrebbe resistito alla crisi una banca eccellente, ma relativamente piccola come il San Paolo? Io penso che per una città sia preferibile avere una quota rilevante di una delle principali banche europee, piuttosto che la totalità di un istituto relativamente piccolo. Questo, però, non pregiudica l’impegno in un’area geografica che mantiene un ruolo fondamentale nella gestione di Intesa San Paolo, che proprio a Torino ha la sua sede principale.

print_icon