A ognuno il suo popolo

C’è un boom dei “popoli”, dall’antesignano popolo dei fax fino a quello delle donne in piazza nel 2011, al popolo viola e molti altri affini. E poi c’è il Popolo del Cavaliere e quello della Rete. Che muta la democrazia e manda in soffitta i vecchi partiti

Popolo: la formula dilagata negli ultimi anni in Italia è più di un semplice tic giornalistico. Sullo sfondo i partiti, ormai privi di peso, mentre si affaccia il miraggio di una democrazia che può fare a meno della mediazione rappresentativa. Guardando alla storia recente questo libro dà conto di un'epocale trasformazione della vita politica, un processo il cui esito è ancora aperto.

 

Dall'introduzione di Nadia Urbinati:

 

Si chiede Alessandro Lanni in questo utilissimo libro ("Avanti popoli!", Marsilio Editori) se esista una relazione tra il popolo dei populismi di destra e il popolo dei movimenti sociali dal basso; in altre parole, tra il popolo al quale si appella il videocratico Silvio Berlusconi o l’etnocentrico Umberto Bossi e il popolo non allineato che si ribella contro una classe politica che in suo nome lo tradisce e che non accetta più di farsi rappresentare da essa o dai partiti in generale, che infine è insofferente verso le istituzioni della democrazia rappresentativa. Negli ultimi anni l’appello al “popolo” è diventato quotidiano, anche se il popolo al quale ci si appella o che si autonomina non è lo stesso “popolo”.

 

Il “popolo populista” manovrato dai leader non è lo stesso che chiede di essere ascoltato. Se c’è qualcosa che questi “popoli” hanno in comune è questo: sia che il processo operi dall’alto sia che operi dal basso, sia che operi attraverso la verticalità della televisione o attraverso l’orizzontalità della rete, comunque si assiste a un processo di rimozione del filtro della rappresentanza e della mediazione dei partiti (e anche delle organizzazioni di rappresentanza sociale, come i sindacati). Si assiste cioè al vacillare delle forme indirette di democrazia anche se la contestazione avviene da due punti di vista diversi e, anzi, opposti, come sono appunto il populismo mediatico e il populismo autointerpellante della rete. (...)

 

La rappresentanza dei governi liberali, sosteneva Schmitt, porta nello stato gli interessi della società civile e così facendo rende la politica una questione di mediazione e scambio, non più una scelta radicale sull’identità del collettivo popolo. Perché pluralizzare la nazione quando questo significa fatalmente rendere la politica un’arena litigiosa e quando si può dare a un leader la funzione di impersonare il popolo e decidere, sopra tutti gli interessi e le idee parziali, che cosa è il bene della nazione? La questione posta da Schmitt era essenzialmente questa: come far riacquistare autorità allo Stato e alla politica come politica dello Stato? Evidentemente, il popolo degli organi di stampa, delle manifestazioni politiche, della conflittualità sociale e delle trattative parlamentari tra i partiti non era per Schmitt altrettanto garante dell’autorità dello Stato di un popolo che parlava con una sola voce e seguiva la volontà di un solo suo rappresentante, espressione della voce del popolo come il Papa della volontà di Dio in terra.

 

Vox populi vox dei ha dunque un senso non sinistro solo a una condizione: che la democrazia abbia regole e diritti non alterabili dalla maggioranza di turno e grazie ai quali i cittadini possono liberamente partecipare al processo di definizione e interpretazione di quella “voce”. Ciò significa che il potere del popolo democratico perde di fisicità e spazialità, esso è dovunque e non e accaparrabile da nessuno; è scorporato, se così si può dire, nel senso che consiste propriamente nel processo politico democratico stesso, non in un suo esito specifico. Il popolo abita la Costituzione e per questo non sta in nessun momento specifico della politica democratica e in nessuna istituzione soltanto – il Parlamento, il Governo, la Presidenza della Repubblica, la Magistratura sono luoghi nei quali il popolo espleta le sue funzioni politiche, ma in nessuno di essi è contenuto assolutamente o solamente. Questa immaterialità, pluralità di identità e di funzione, questa completa traduzione in chiave procedurale fa del popolo democratico l’alternativa più coerente al populismo.

 

Alessandro Lanni

Avanti popoli!

Piazze, tv, web: dove va l'Italia senza partiti
introduzione di Nadia Urbinati

Marsilio, Venezia 2011, pp. 144 , €12,00

 

 

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