RETROSCENA

Palenzona scruta le (5) stelle

Il vicepresidente di Unicredit riunisce i suoi accoliti per mettere a punto la "strategia dell'attenzione" verso la Appendino. Le mosse in vista del rinnovo dei vertici della Fondazione Crt e degli assetti di potere tra politica e finanza

Parola d’ordine: evitare passi falsi. Nota a margine: profilo basso, niente aumenti di prebende e roba del genere. Il piccolo Bilderberg della Fondazione Crt riunito in una sala dell’Hotel Majestic ascolta il Verbo di Fabrizio Palenzona. Giovanni Quaglia, al suo fianco, annuisce. Forse anche a quell’eventualità che non esisteva prima della vittoria dei Cinque Stelle a Torino e che ora, invece, pende sulla sua testa: il rischio di veder svanire la presidenza di una della due casseforti piemontesi. Quella dell’altra, la Compagnia di San Paolo, Chiara Appendino l’ha chiesta invano, ottenendo il gran rifiuto di Francesco Profumo. Per il successore di Antonio Maria Marocco al vertice di via XX Settembre la questione è diversa: il cambio è previsto per il prossimo anno, ma queste sono cose che non si improvvisano. Meglio prepararle per tempo, meglio prepararsi al peggio. Forse è quel che ha ragionato Furbizio, credente peccatore come ama definirsi, ma anche democristiano d’origine e come tale non insensibile all’insegnamento andreottiano  “a pensare male si fa peccato, ma si indovina”.

Osservante l’altra massima del Divo Giulio, “il potere logora chi non ce l’ha”, ha pensato male, indovinando,  circa il possibile e probabile veto della Appendino sul prescelto cuneese e per non essere logorato ha riunito i fedelissimi. L’organizzazione affidata a Luca Angelantoni, ex portaborse di Enzo Ghigo, componente del Consiglio di indirizzo della Fondazione, ha portato al cospetto di big Fabrizio, vicepresidente di Unicredit proprio in virtù della nomina di via XX Settembre, i palenzoniani i cui atteggiamenti e le cui scelte peseranno sul futuro board. C’è Caterina Bima, notaia e compagna di Michele Vietti , Marco Goria, figlio dello scomparso presidente del Consiglio Giovanni, e poi ancora Roberto Berutti, l’ex presidente della Camera di Commercio Giuseppe Pichetto, l’alessandrino Maurizio Delfino e il tortonese Massimo Bianchi, componenti del cda come Giovanni Desiderio, Cristina Giovando e la vicepresidente Anna Chiara Invernizzi.

Un incontro informale, per un argomento cruciale: come rapportarsi con la nuova amministrazione comunale di Torino. Annusata l’aria, come a pochi altri riesce, Furbizio avverte i suoi: innanzitutto evitare trappole e, soprattutto, non finirci dentro dopo averle costruite. La querelle sull’aumento di fondi a disposizione del board della Compagnia è di poche settimane fa. Il messaggio è chiaro. Chiara è l’incognita: come si muoverà la sindaca grillina nei prossimi mesi e a ridosso della scelta per la successione al notaio Marocco? Quali strategie la bocconiana, manager dell’azienda di famiglia, metterà in campo – supportata dai suoi consigliori – per il risiko delle Fondazioni, che poi è solo una parte di quello bancario?

Torino, come Comune, pesa ma ovviamente non può essere determinante in fatto di voti, piuttosto di moral suasion o del più italico volare in soccorso del vincitore, pratica dipinta da Ennio Flaiano e mai dismessa. L’ennesima prova, sia pure con i toni felpati che si addicono all’ambiente, è arrivata anche al Majestic. Non appena si è incominciato a d accennare ai possibili scenari mutati con la vittoria della Appendino e alla necessità di aprire un dialogo, sia pure esplorativo, è stato un rincorrersi di “conosco bene il padre”, “ho amici nel Rotary che sono amici suoi”, “posso parlare con… Tizio è in ottimi rapporti con la famiglia”. Altro che meetup, qui uno vale uno se vale, insomma se conta.

La corsa ad accreditarsi una liaison – vera o presunta – con la prima cittadina (mica con il MoVimento, eh) ad alcuni è parsa coi tratti fantozziani di una Coppa Cobram, non certo mancante di qualche Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, ché si parla sempre di poltrone e velluti e, soprattutto, soldi e potere. Quaglia felice come un tacchino alla vigilia di Natale, dicono non nasconda il timore di confermare l’aggiustamento della Appendino sulla sortita vegana. Per lui Palenzona ha da tempo costruito un’autostrada verso la presidenza della Fondazione. Ma adesso il camionista di Tortona sa che il telepass potrebbe bloccarsi sul più bello, lasciando l’uomo uscito da Unicredit proprio per entrare in via XX Settembre a metà strada tra Torino e Cuneo. Già il fatto di arrivare da fuori del capoluogo non era un atout prima, adesso con i grillini a Palazzo di Città puntare su un foresto con il rischio di farlo impallinare come un tordo c’è, eccome.

Big Fabrizio non vuole scontri, ma non è neppure disposto a fare troppi sconti. Per lui cedere su tutta la linea sarebbe come abdicare alla già citata massima di Andreotti. Di farsi logorare causa perdita di potere non ne ha nessuna intenzione. Se esiste ormai il Chiappendino – mostro politico che Furbizio cerca di evitare di trovarsi come avversario – assai difficile immaginare un Appalenzona. Al centrosinistra e al Pd in particolare resterebbe solo la scelta tra la padella e la brace. Meglio seguire la strada imboccata l’altro giorno: sondare, capire e, magari, anticipare e mosse dei grillini e di chi negli ambienti della finanza e del potere, lontani anni luce dalle sparate di Beppe Grillo, si stanno sempre più avvicinando a loro. I soccorritori dei vincitori.

Il compito di aprire il fronte del dialogo con la sindaca è stato affidato alla vice di Marocco. Toccherà alla Invernizzi fare il primo approccio. Una partita tra donne quella il cui risultato riverbererà anche sul board di Unicredit e la stessa permanenza di Palenzona al vertice della banca. E, ancora una donna, potrebbe essere la via d’uscita nel caso il veto della sindaca su Quaglia si palesasse con il rischio di uno scontro. I Cinque Stelle hanno conquistato il Comune promettendo la fine del “Sistema”. Se Quaglia (con dietro Palenzona) lo può rappresentare, l’alternativa (di) Chiara potrebbe stare nella signora dell’arte, Patrizia Sandretto. Che non sarà di sistema unto e consunto, ma certo non può dirsi aliena dell’establishment. Forse è quel che Furbizio pensa. Male, da peccatore quale dice di essere. Ma soprattutto perché spesso s’indovina.

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