Monge
IERI & OGGI

Terrorismo, tenere alta la guardia

Non vanno minimizzati né sottovalutati i casi degli studenti radicalizzati dell'Isis presenti nella nostra Università. Una lezione dagli anni di piombo, anche allora si parlava (a sproposito) di "caccia alle streghe" - di Pier Franco QUAGLIENI

Con il pericolo terroristico saremo forse destinati a convivere per anni, anche se l’Isis venisse sconfitto. Anzi, forse proprio con la sua sconfitta militare, il terrorismo potrebbe aumentare nei paesi occidentali. Esso va affrontato con estrema fermezza: è una vera e propria guerra molto più difficile di quella in cui ci si combatte in divisa perché il nemico potrebbe rivelarsi chiunque, magari potrebbe essere il vicino di casa che non suscita apparentemente dei sospetti. Di questa cruda realtà forse non ci siamo ancora resi pienamente conto.

Le indagini dell’Antiterrorismo torinese hanno portano a individuare cinque “universitari” tunisini arrivati a Torino solo apparentemente per motivi di studio. Uno di essi è morto un mese fa in Siria combattendo per l’Isis. C’è da compiacersi del lavoro dell’Antiterrorismo che ci ha consentito finora di vivere una vita normale anche in questi periodi terribili in cui, comunque, non ci sono certezze di incolumità rispetto al terrorismo che, di fatto, ha già condizionato le nostre vite, impedendoci di viaggiare con serenità. Quando ho detto queste cose in una conferenza a maggio, alcuni ascoltatori mi hanno definito “troppo pessimista”, ma in effetti credo di essere solo un realista alla maniera di Machiavelli. Oggi tutta la Riviera ligure è toccata non solo psicologicamente dalla strage di Nizza e anche la semplice presentazione di un libro sullo Jihad può diventare un atto di coraggio.

Risulta quindi quasi incredibile la reazione avuta da un’autorevole docente universitaria torinese che, di fronte al fatto inoppugnabile che questi giovani fossero iscritti all’Università, anche se non la frequentavano (suscitando così ampie zone d’ombra sul loro operato) dichiara: “Bisogna evitare le generalizzazioni. I terroristi si nascondono nella società, in qualunque ambito, ma dico no a una caccia alle streghe”. Non conosco la docente e non mi sento di criticarla per una frase, estraendola da un ragionamento che sicuramente l’interessata ha fatto in modo più articolato. Credo, però, di poter dire che quell’espressione “caccia alle streghe” l’ho già sentita.

Erano gli anni immediatamente precedenti a quelli cosiddetti di piombo, nei quali la contestazione, la violenza, l’esaltazione ideologica, i primi passi terroristici erano protagonisti della nostra vita. L’Università di Torino era piena zeppa di gente che la frequentava per motivi che non avevano nulla da spartire  con lo studio. In quel contesto chi vedeva i pericoli di un’esplosione terroristica che poi ci fu, veniva accusato di fare la “caccia alle streghe”. Poi in realtà ci siamo accorti che dal fanatismo ideologico si passò, quasi senza rendersene conto, alla violenza fisica, alle gambizzazioni e, infine, al terrorismo vero e proprio. Episodi torinesi come quello dell’“Angelo Azzurro”, in cui morì arso vivo lo studente Roberto Crescenzio, fanno ancora oggi raccapricciare la pelle.

Il terrorismo islamista è una minaccia reale. Sicuramente è molto più pericoloso di quello rosso o nero degli Anni ’70 e ’80 perché il suo obiettivo primario è la strage di massa di persone inermi attuata da gente apparentemente insospettabile. È evidente, in questo contesto, che non va sottovalutato nulla, anche solo un dubbio, un sospetto devono allarmarci.

Tornando in treno a Torino, recentemente, mi sono imbattuto in un signore che, dopo avermi chiesto di guardagli la valigetta, è scomparso. Dopo mezz’ora dalla partenza mi sono sentito in dovere di andare a cercare il capotreno e dirgli in modo discreto, senza creare allarmismi, la situazione. Ho dovuto insistere in modo duro perché intervenisse in quanto inizialmente mi rispose: “Non si preoccupi e viaggi sereno...”. Poi il mio dubbio si è rivelato infondato perché, dopo circa un’ora, è tornato il signore della valigetta a cui mi sono permesso di dire che questi non sono più tempi normali e che lasciare un bagaglio per un’ora poteva creare sospetti e problemi. Ha convenuto con me che avevo ragione.

Nelle città che hanno conosciuto sulla propria pelle il terrorismo, si ha maggiore consapevolezza dei pericoli. A New York o a Londra c’è oggi persino una conoscenza da parte dei cittadini dei pericoli che neppure la strage delle torri gemelle aveva attivato. In Italia nulla è stato attivato in questa direzione, forse proprio per non creare un clima da “caccia alle streghe” di fronte all’immane onda migratoria che è arrivata.

Certo non vanno fatte generalizzazioni, non vanno creati allarmismi fuori luogo, ma ci vorrebbe un filo diretto con le forze dell’ordine che consenta a tutti i cittadini torinesi di collaborare. Forse il 112 non basta. Magari ci saranno anche dei pazzi visionari che vedranno il pericolo dove non c’è, ma “è sicuramente sempre meglio prevenire che cercare i colpevoli dopo”. Riporto le parole esatte che mi diceva il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Fingere di non vedere, sottovalutare i particolari, vivere esclusivamente guardando a se stessi è sempre stato poco civile, ma oggi rappresenta un pericolo per l’intera società. Quartieri come San Salvario sono oggi, purtroppo, vere e proprie polveriere. I cinque universitari sono solo la punta dell’iceberg.

Voglio citare un episodio di cronaca raccontato da Erica Scroppo nel suo bel libro Memorie di un’utile idiota. Erano gli anni delle Br e la Scroppo faceva a tempo perso la baby sitter presso una docente universitaria e architetto torinese che faceva una normale vita di insegnamento, professionale, famigliare e sociale e possedeva una villa alla Palmaria. Questa insospettabile signora che, al massimo, poteva sembrare la solita radical-chic della Crocetta, venne arrestata come sospetta brigatista a Porta Nuova e si dichiarò subito “prigioniera politica” e combattente delle  Br.

La situazione oggi è ancora più ingarbugliata e difficile, ma credo che nessuno debba e possa sottrarsi al dovere civico di segnalare ogni situazione sospetta o anomala. I torinesi non possono fare molto di più, ma certo il dovere di collaborare con chi tutela la nostra vita, è e sarà sempre più indispensabile.

quaglieni@gmail.com

print_icon

2 Commenti

  1. avatar-4
    17:30 Martedì 16 Agosto 2016 Giovanni Senza se e senza ma

    Così va combattuto il terrorismo islamico che si annida a casa nostra.Non è fuori posto ricordare le Br e le difficoltà di individuare i brigatisti,anzi i presunti briigatisti.condivido il realismo di Quaglieni

  2. avatar-4
    13:36 Martedì 16 Agosto 2016 Perdincibacco Anch'io ho già sentito quell'espressione.

    La caccia alle streghe si presume abbia fatto oltre un milione di vittime, nella stragrande maggioranza colpevoli di nulla. Vogliamo ripetere quell'esempio di civiltà, Quaglieni(punto di domanda) A volte mi chiedo se la sua ossessione contro tutto ciò che sia accaduto tra il 1967 e il 1980, che la rende incapace di confrontarsi con la realtà come è anziché con le sue fantasie, abbia origine in una sua adolescenza difficile. E' così(punto di domanda)

Inserisci un commento