Il solito Profumo di conflitto di interessi

Il ministro si trova nell'imbarazzante situazione di premiare (con generosi fondi) il suo Politecnico, ora retto da un fedelissimo. E continua a tenersi stretta la poltrona di presidente del Cnr

L’ultima stilettata è arrivata da un illustre cattedratico della Sapienza: Francesco Profumo «da ministro si trova costretto, immagino con grande imbarazzo, a premiare per merito l’Università di cui è stato (e fino alle nuove elezioni è ancora formalmente) Rettore». Tutto nasce nel mese di novembre 2010 - racconta nel suo blog Andrea Bellelli, ordinario di Biochimica all’Ateneo capitolino – quando «l’allora ministro  Mariastella Gelmini aveva comunicato la classifica di merito delle Università italiane». Com’è noto (e ampiamente strombazzato), in quella graduatoria il Politecnico di Torino si piazza al primo posto, seguito da Venezia Cà Foscari, Trento, Pavia. Un riconoscimento lusinghiero per la prestigiosa istituzione subalpina che si è guadagnata sul campo apprezzamenti di così vasta portata. Ma in ballo non c’è solo il più che legittimo orgoglio campanilistico: la classifica – spiega Bellelli - «è usata per determinare le quote premiali del Fondo di Finanziamento Ordinario, quello che serve per pagare gli stipendi o la manutenzione edilizia. Poiché gli stipendi sono incomprimibili, mentre la manutenzione edilizia è comprimibile, aule decenti e bagni funzionanti non sono un diritto degli studenti ma un premio che i docenti devono vincere per loro». E qui alligna la condizione di “imbarazzo” di Profumo: la seconda, visto che continua a tergiversare sull’incompatibilità con la presidenza del Cnr.

 

Insomma, il ministro si trova nella scomoda situazione di premiare la sua vecchia Università: con una mano elargisce fondi e con l’altra li incassa. Magari per interposta persona, giacché l’attuale reggente di corso Duca degli Abruzzi, il pro-rettore Marco Gilli, è stato dal 2005 il suo più stretto collaboratore e si avvia a prenderne il testimone. A onor del vero, sul fatto che Gilli sia da considerarsi una mera propaggine di Profumo molti iniziano seriamente a dubitare. Un docente da sempre in grande intimità con il neo ministro riferisce di «evidenti segnali di affrancamento» dall’iniziale tutoraggio: «Si muove come un democristiano perfettamente a proprio agio tra le beghe accademiche e le relazioni politiche». E, forse, non è un caso è che tra i suoi principali consigliori vi sia Stefano Lo Russo, capogruppo Pd in Sala Rossa e braccio destro del segretario regionale Gianfranco Morgando, nonché – piccolo dettaglio – ricercatore al Poli.

 

Ma non è questo il punto, sottolinea Bellelli. «Non ho dubbi né sulla validità della classifica ministeriale (il Politecnico di Torino è un’ottima Università), né su quella del neo-ministro. Però». Già, c’è un però. E un interrogativo. Avrà avuto qualche influenza il fatto che Marco Tomasi, ex direttore amministrativo del Politecnico e storico “uomo di fiducia” di Profumo nel 2010 sia assurto alla carica di direttore generale di Viale Trastevere? «Nella classifica dell’agenzia internazionale QS – riferisce il professore - la prima Università italiana è Bologna (al 183mo posto, dopo Francoforte ma prima di Goteborg), seguita da Roma Sapienza al 210° posto e poi da Padova (263°), Milano, Pisa, Firenze, Roma Tor Vergata, Napoli Federico II, e finalmente, se Dio vuole, il Politecnico di Torino, ben oltre il 450° posto». Evidentemente, i criteri alla base delle due rilevazioni sono differenti. Da qui un paio di suggerimenti al ministro. «Prudenza con queste pretese meritocratiche perché il rischio di sbagliarsi è grosso e i danni in caso di errore possono essere irreparabili. Un altro? Lasciar perdere le valutazioni del Ministero che sanno un po’ di fatto in casa, per gli amici, e prendersi quelle delle agenzie internazionali: si risparmiano un sacco di soldi (valutare costa) e si fa più bella figura».

 

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