CONTROCORRENTE

Facemmo parlare il “reietto” Nolte

Nel 2004 lo storico tedesco, recentemente scomparso, fu invitato ad Alessandria. Un confronto pacato a più voci che ruppe l'ostracismo del mainstream accademico. A Torino tenne una lezione per il Cidas - di Pier Franco QUAGLIENI

La morte di Ernst Nolte mi riporta alla mente l’unico convegno italiano a cui partecipò lo storico tedesco, confrontandosi con studiosi nostrani di matrice opposta alla sua. Fu nel 2004 ad Alessandria perché Torino non venne ritenuta sede idonea a un dibattito anche per mancanza di alcuni potenziali relatori che ritenevano di non doversi (o potersi) confrontare con il “negazionista” Nolte. Gran parte del mondo accademico torinese non era disponibile. Solo il germanista Gian Enrico Rusconi sarebbe stato disponibile al confronto, come lo fu quando lo invitai a parlare di Renzo De Felice. Il dibattito, magistralmente moderato da Simona Forti, fu un dialogo ravvicinato, alimentato da studiosi come Domenico Losurdo e Brunello Mantelli.

Prima di Alessandria, Nolte era schivato come una sorta di appestato, capo scuola di una storiografia tedesca giustificazionista, se non proprio negazionista, dello sterminio degli Ebrei da parte di Hitler. C’era stato il Cidas di Natale Molari, che per quarant’anni promosse eventi  decisamente controcorrente, ad aver invitato a parlare Nolte a Torino, introdotto dal suo traduttore italiano Francesco Coppellotti, allora nell’occhio del ciclone per le polemiche relative al suo insegnamento storico  al Liceo D’Azeglio. Si trattò di un evento con grande partecipazione di pubblico ed aspre polemiche che non credo provenissero da Nolte. Molari era noto per inviti a personaggi scomodi come, ad esempio, l’ex marxista Armando Plebe che divenne senatore missino. Era quindi quasi scontato che il Cidas, per la sua collocazione decisamente a destra, invitasse Nolte. Ma, in quell’occasione, non fu possibile, come invece avvenne ad Alessandria, un ragionamento pacato a più voci attorno a Nolte, con lo storico presente e partecipe. Non fu possibile e non fu neppure tentato.

Io ricordo di aver ascoltato ad Alessandria  un uomo mite che nel corso della sua lezione iniziale dimostrò di avere una visione complessa della storia, non riconducibile a schematismi ideologici e di saper mettere in discussione innanzi tutto sé stesso. Simile a lui, ho conosciuto solo Renzo De Felice, anche lui oggetto di attacchi barbari ed incivili di colleghi ed allievi.

Dimostrò che la sua ricerca storica si fondava sulla lettura diretta delle fonti. Dagli appunti che ricavai allora traggo il ricordo che egli citò i primi articoli di Hitler dai quali emergeva  “un antibolscevismo esagerato e incredibile”. Pose inoltre  in evidenza  come il vero opposto dei totalitarismi fosse la democrazia occidentale che non si può identificare con la parola capitalismo. Diede una valutazione profondamente negativa del nazionalismo, vedendo come sua conseguenza inevitabile il razzismo. Sull’Olocausto spiegò pacatamente la sua posizione, affermando che ritenerlo una “singolarità” esclusiva era “una tendenza pericolosa” perché così si svalutavano altri olocausti (lui parò di stermini) come quello degli Armeni. Su questo punto sbagliava sicuramente perché la Shoa è stata davvero un unicum senza precedenti e tale va considerata.

Il dibattito con Losurdo si svolse in base a distinguo importanti, ma nel più assoluto rispetto. Losurdo riteneva insufficiente per spiegare i drammi del ‘900 l’impostazione noltiana, fondata sui due totalitarismi novecenteschi, perché non andava trascurato né il colonialismo né “l’imperialismo americano”. Molto interessante fu l’intervento di Brunello Mantelli che, pur dissentendo totalmente da Nolte e anche da Losurdo, si rivelò storico di razza ,estraneo alla vulgata. Criticando Nolte per aver fatto storia attraverso modelli che si rivelavano inadeguati alla complessità degli eventi affrontati, Mantelli delineò la figura di uno storico che si limita a formulare delle ipotesi per verificarle sulle fonti. Modestamente e/o forse ironicamente si definì un artigiano della storia, mentre Nolte sarebbe stato un artista. L’artigiano - aggiunse Mantelli - si accorge invece che nel suo lavoro c’è sempre qualcosa  che non torna e quindi il suo lavoro si doveva costantemente misurare con la concretezza delle cose. La parola ideologia è stata assente dai suoi discorsi. Per citare un esempio, Mantelli vide solo una differenza tra i gulag staliniani e i lager nazisti: il fatto che in questi ultimi esistessero i campi di sterminio immediati. Ma subito dopo riconobbe la drammaticità dei gulag in modo non equivoco. Si trattò di una serata molto bella e significativa e farla rivivere è un modo per far rivivere Nolte e un momento alto della vita culturale che non si è più ripetuto.

La figura di Nolte con cui parlai alla fine dell’incontro, mi è restata nella memoria come quella di un serio uomo di studi, neppure troppo teutonico. Il suo revisionismo, non il suo negazionismo, è stato il carattere distintivo della sua storiografia, ma oggi dichiararsi, anzi essere revisionisti, non è più il peccato mortale di cui fu accusato Nolte che fu subito condannato alle fiamme dell’inferno destinato ai reprobi. Anche il cautissimo Sergio Romano confessò, successivamente, di essere un revisionista. Per altri versi, nella storia non ci sono mai punti di arrivo che non siano dei nuovi punti di partenza e quindi la revisione è il sale della storiografia.

Tocca oggi iniziare a verificare cosa della sua opera è destinata a sopravvivergli e cosa è ineluttabilmente legato al clima del II dopoguerra. Resta sicuramente da ricordare il civilissimo convegno di Alessandria con tantissima gente, venuta anche dalla Liguria. Da Torino i partecipanti noti si contavano sulle punte di una mano o quasi. La “rossa” Alessandria fece ciò che Torino non seppe e non volle: un dibattito calmo e sereno su temi profondamente divisivi.

quaglieni@gmail.com

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2 Commenti

  1. avatar-4
    21:17 Domenica 21 Agosto 2016 partigia La storiografia non è mai pericolosa

    Non è mai pericolosa perché è ricerca sempre oggetto di revisione . Solo una visione che confonda la storia con il suo uso politico .Quaglieni voleva ricordare un civile dibattito che Tranfaglia e compagni rendevano impossibile .

  2. avatar-4
    00:06 Domenica 21 Agosto 2016 pericle Solo due appunti

    Nel libro Controversie (tr. it. Corbaccio, Milano 1999), lo storico tedesco riconosce il rigore metodologico e la serietà scientifica di un negazionista come Carlo Mattogno. (sic) Secondo la studiosa Usa Deborah Lipstadt, «storici come Ernst Nolte sono, in certa misura, ancor più pericolosi dei negazionisti. Nolte è un antisemita di prim'ordine, che cerca di riabilitare Hitler sostenendo che non era affatto peggiore di Stalin; ma ha la prudenza di non negare l'Olocausto. I negazionisti facilitano il compito a Nolte, in quanto, con le loro argomentazioni radicali, essi hanno spostato un po' più dalla loro parte l'area centrale nello schieramento delle opinioni; grazie a loro, un estremista meno radicale come Nolte appare più moderato, il che in realtà lo rende più pericoloso».

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