Monge
POLVERE DI (5) STELLE

L’alternativa è poco Chiara

A pochi mesi dall'insediamento gli alleati di sinistra che hanno sostenuto la Appendino al ballottaggio storcono il naso. Dopo il comitato acqua pubblica e i No Tav è ora dei comunisti di Rifondazione

Sarà, come diceva Mario Missiroli, storico direttore del Corriere della Sera, che “in Italia non si potrà mai fare la rivoluzione, perché ci conosciamo tutti”, massima declinata a livello domestico dall’ex sindaco Valentino Castellani. Magari non la rivoluzione, giacché non si porta più neppure tra i comunisti rimasti fedeli alla linea, ma uno straccio di discontinuità, di rupture per usare l’idioma giacobino, qualcuno se l’aspettava. O almeno l’auspicavano i compagni di viaggio, quelli dell’ultimo miglio (il ballottaggio) del Movimento 5 stelle. Invece, nisba. Tutti delusi dai primi passi dell’amministrazione di Chiara Appendino.

Le battaglie sull’acqua pubblica e contro il Tav, centrali nella narrazione elettorale, stanno passando in cavalleria, per far posto ad un pragmatismo, a tratti, sconosciuto, per gli stessi pentastellati, cosa che starebbe causando non pochi problemi persino in seno al movimento. A fine luglio, il comitato benecomunista punta il dito contro la giunta, degradata di una stella: “L’emendamento votato dal gruppo 4Stelle del Comune di Torino per rinviare all’infinito la trasformazione di Smat Spa in azienda di diritto pubblico denota una grave mancanza di conoscenza della questione e un’incomprensibile sottovalutazione del movimento per l’acqua pubblica, delle sue lotte e delle sue analisi”. Un siluro non da poco. “Occhio io non li tengo più”, si sgola da settimane il senatore valsusino Marco Scibona, riferendosi al malessere montante dal fronte contrario alla Torino-Lione dopo le espressioni di solidarietà alle forze dell’ordine espresse in Consiglio comunale da sindaca e presidente della Sala Rossa, il giovane Fabio Versaci. Per non dire delle manfrine "dorotee" sull'Osservatorio. Insomma, chi si aspettava una Appendino anti-establishment dovrà mettersi il cuore in pace, o attendere il prossimo giro. La Giovanna D'Arco tanto aborrita da Piero Fassino ha indossato il tailleur d'ordinanza e di assaltare il Palazzo, dopo averlo conquistato a colpi di voti, proprio non se ne parla.

Ma non basta. Se fino ad oggi la scomunica dal mondo della sinistra era arrivata da movimenti settoriali, legati a singoli temi, oggi l’interdizione si legge nero su bianco nella lettera scritta allo Spiffero dal segretario  provinciale di Rifondazione Comunista, Ezio Locatelli.

Quel mondo che al primo turno si era aggregato attorno alla figura di Giorgio Airaudo e che al ballottaggio aveva scelto di dare forza alle 5 stelle esprime la sua delusione per una politica locale che pare avere molto in comune con i predecessori: “Al di là di qualche sprazzo in tema di urbanistica (il proposito di privilegiare la manutenzione dell’esistente, di realizzare piccole e non grandi opere, di riqualificare le periferie) - attacca Ezio Locatelli -  il resto sono per lo più parole e proposte da economia aziendale, indistinguibili da qualsiasi programma di centrodestra o centrosinistra”. E ancora, la sinistra evidenzia l’assenza di una qualunque “proposta a garanzia di alcuni diritti fondamentali come il diritto al lavoro, alla casa, ai mezzi di sussistenza, nessun piano per la sicurezza sociale. Una mancanza che inficia tutto il resto”. L’errore di tutta la galassia di sinistra deriva, forse, da più lontano: l’aver etichettato un movimento trasversale come baluardo per le lotte della vecchia sinistra non ha funzionato. Chi pensava che la notte del 19 giugno fosse una sorta di presa della Bastiglia ha fatto male i conti.

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