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Guerra di Fiere tra Torino e Milano

Sullo sfondo della querelle tra i due saloni del libro c'è la rivalità tra gli espositori. Così la società meneghina ha colto l'occasione per azzoppare il suo principale competitor (Gl Events)

C’è una chiave di lettura complementare che viene data all’atteggiamento dei “milanesi” nell’ambito del tentato salvataggio, poi fallito, del Salone internazionale del libro. La loro ferma volontà di non lasciare alcuno spazio espositivo a Torino farebbe parte della strategia di Fiera Milano per mettere ko il Lingotto e indebolire un competitor come Gl Events, che controlla anche PadovaFiere e ha quote nelle fiere di Bologna e Rimini. Proprio dalla società meneghina arriverebbe il niet che ha ucciso ogni possibile accordo.

Perché? Perché “Fabbrica del libro”, la società che dovrà organizzare l’evento nel polo fieristico di Rho, appartiene al 51 per cento a Fiera Milano, la più grande società italiana del settore. Amministratore delegato di Fiera Milano è Corrado Peraboni, che è anche ad di Fabbrica del libro. Un esperto del settore, tutt’altro che estraneo alla politica, al punto da essere considerato uno dei più preparati uomini del sottogoverno leghista. Nel Carroccio venne anche eletto deputato salvo essere cacciato in seguito al suo appoggio al governo tecnico di Lamberto Dini, ma proprio partendo da via Bellerio ha saputo ricostruire la sua fitta rete di relazioni e non a caso la sua nomina al vertice della fiera meneghina è stata appoggiata dal governatore lombardo Roberto Maroni.

Nell’ultimo anno il fatturato di Fiera Milano è cresciuto. Nel 2015 è salito al 277,3 milioni di euro, quasi cento milioni di più rispetto ai 181,1 milioni del 2014, anno in cui Gl Events Italia spa realizzava ricavi per 16,3 milioni di euro.“Questi risultati testimoniano la bontà della strategia diretta all’incremento della quota delle manifestazioni direttamente organizzate”, aveva detto Peraboni all’assemblea dei soci nell’aprile scorso. Dalla relazione finanziaria del 2015 si capisce chiaramente che tra gli obiettivi di Fiera Milano c’è anche l’acquisizione di “società o rami d’azienda o marchi di manifestazioni che siano sinergici rispetto ai settori attuali di riferimento delle fiere in portafoglio”. E non aveva nascosto i suoi interessi anche in una recente intervista, che aveva segnato un passo diverso rispetto ai soci dell’Associazione italiana editori, più aperti: “L’accordo romano su un ipotetico MiTo del libro? Per noi non cambia nulla, andiamo avanti con il nostro progetto. Siamo una società quotata in Borsa e abbiamo versato il capitale sociale, abbiamo il dovere di evitare pasticci nei confronti dei nostri azionisti”. Ragione per cui “la fiera del libro si fa a Milano”. E fanno sul serio: il prossimo 5 ottobre verrà presentato il progetto della manifestazione che sarà a Rho dal 19 al 23 aprile.

Ecco quindi che un evento espositivo dell’editoria, anche se con gli editori indipendenti, a Torino sarebbe una concessione di terreno ai concorrenti di Gl Events. Il Lingotto, gestito dalla multinazionale francese che negli ultimi anni ha puntato tantissimo sul polo torinese spostando qui la sua sede italiana, ospiterà l’edizione del 30° anniversario del Salone dopo l’accordo firmato con la sindaca Chiara Appendino a costi dimezzati (da 1,2 milioni di euro a 600mila). Ma il Lingotto, senza un grande salone del libro, rischia di perdere gran parte del proprio fatturato dopo essersi fatto sfuggire il Salone del gusto. Rischi troppo alti per la società francese, già impegnata in una battaglia giudiziaria a est contro la concorrenza della fiera di Verona.

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