Corvi e veleni a Palazzo Carignano

Clima da guerra fredda negli uffici della soprintendenza ai Beni culturali, guidata dalla lady di ferro Gabrielli. Cresce il malumore per le sostituzioni di funzionari. E i dossier restano inevasi

“Non siamo i carabinieri della tutela” dichiarava dalle pagine locali di un quotidiano torinese appena arrivata a Torino, ma Edith Gabrielli più che un carabiniere si è presto trasformata in un feldmaresciallo. La nuova soprintendente ha un percorso formativo e professionale di tutto rispetto: la più giovane dirigente al Ministero dei Beni Culturali negli anni ha sommato un lungo elenco di incarichi da funzionaria storica dell’arte, compresi alcuni alla direzione dei beni architettonici del Piemonte, senza però – spiattellano i detrattori – lasciare traccia del suo lavoro.

 

Ma più che l’ampia e riconosciuta preparazione, a Torino, si sta rendendo famosa per il suo carattere di ferro e per il clima da guerra fredda che si respira, dal suo arrivo, nelle auliche stanze di palazzo Carignano. Le dotte disquisizioni sulla pittura antica o sui beni storici della nostra regione hanno lasciato posto a rancori e revanscismi contro il nuovo vertice romano. Atteggiamenti per certi versi prevedibili, forse dettati dal connaturato conservatorismo dei funzionari, soprattutto quando il loro ruolo è messo in discussione da un foresto che giunge tra capo e collo dalla capitale.

 

La nuova soprintendente Gabrielli appena varcata la soglia di palazzo Carignano pare abbia tolto le assegnazioni territoriali e settoriali ai vecchi responsabili, dando così l’impressione se non di stimare poco i funzionari della struttura perlomeno di voler controllare direttamente l’operato. Cosa più agevole con la nomina di nuovi addetti. Detto fatto, ha provveduto in un amen a un’iniezione di giovani leve – in gran parte “romane” - che in poco tempo hanno spodestato i colleghi. E questa è stata solo la scintilla, tanto da essere ribattezzata Eternit Gabrielli. La nuova sovrintendete, da quando è arrivata nel 2010 a Torino, ha spesso suscitato malcontento nelle sue uscite ufficiali. Persino il suo unico superiore nella gerarchia ministeriale, il direttore regionale ai beni culturali, Mario Turetta, pare non straveda per lei e si dice che sul suo tavolo sia arrivata una lettera di dettagliate lamentele. Turetta non sembra però intenzionato a prendere posizione nelle diatribe interne agli uffici, quindi in molti dubitano di un suo intervento.

 

Nel frattempo i dossier importanti su cui è calato il silenzio sono tanti: la Galleria Sabauda, Villa delle Regina, la Palazzina di Stupinigi, per citare i principali. “Considerata l'importanza del ruolo ricoperto i cittadini piemontesi si aspetterebbero un maggior impegno per far rinascere la cultura e una minor atteggiamento barricadiero sul potere interno – commenta un addetto ai lavori -. Magari potremmo finalmente avere una soprintendenza forte di una squadra e non solo dotata di un generale di armata ma con pochi soldati e male utilizzati”.

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