Acqua Santanna

Le difficoltà delle giunte grilline

La crisi in cui si dibattono le giunte grilline ed in particolare quella di Roma non stupiscono più di tanto se non forse per la gravità. Nel nostro articolo con cui abbiamo inaugurato la rubrica in qualche modo lo avevamo previsto (Il partito degli onesti). Sintetizzando, se mi serve un muratore, cerco un muratore non cerco una brava persona prestata all’edilizia. Dall’altro canto, non bisogna neanche enfatizzare i tecnici, perché per l’evoluzione della scienza e dell’organizzazione dell’università, il sapere è fin troppo frammentato e specialistico e spesso perciò mancante di alcune competenze trasversali e metodologiche che permettano di affrontare problemi anche al di fuori del proprio recinto specialistico. I cosiddetti governi tecnici, in realtà tali solo di nome, non hanno brillato per risultati. Fatte queste considerazioni generali, si possono farne alcune specifiche sulla difficoltà della gestione dei comuni. Non per giustificare le difficoltà delle giunte grilline, ma per affrontare il problema da un’ottica diversa.

Gestire una città come Roma è obiettivamente complicato, ma tante difficoltà nascono da un problema di fondo presente in tutti i comuni: lo statalismo. Ormai lo Stato italiano è una piovra gigantesca che si occupa di tutto e del contrario di tutto e spesso, come i lettori potranno confermare, male. Non si possono fare mille cose e bene: è impossibile. Di questa estensione di competenze sono vittime anche i comuni che si occupano di mille cose con miriadi di dipendenti. Governare questa complessità è obiettivamente difficile ed in particolare con gli strumenti della politica che si scontra con l’ovvio problema del consenso e con quello non meno grave della gestione dei dipendenti pubblici che non rispondono alle regole dei dipendenti privati. Per affrontare questi problemi si potrebbe pensare che sia necessaria una semplice riorganizzazione della macchina statale, ma in realtà il problema del consenso rimarrebbe e sarebbe letale per una corretta gestione. La soluzione se non per risolvere il problema, ma per lo meno per limitarlo è quello di ridurre la complessità, ovvero facendo uscire dal perimetro delle competenze comunali alcuni servizi.

I principali problemi di Roma derivano dalla gestione dei rifiuti e dei trasporti, settori critici data la loro complessità un po’ dappertutto. Se questi settori fossero completamente liberalizzati il comune non dovrebbe occuparsene se non di contorno e ciò renderebbe la gestione più semplice nonostante gli handicap dell’amministrazione pubblica evidenziati poco sopra. La raccolta e la gestione dei rifiuti è normalmente gestita in monopolio anche all’estero, e non si sa esattamente il perché. I cittadini non devono buttare i rifiuti per strada o disperderli nell’ambiente, ma perché devono essere costretti a conferirli all’unica società pubblica o comunque in concessione? Si potrebbe pensare alla coesistenza di due o più società private che si occupano di raccolta e smaltimento rifiuti con i cittadini liberi di scegliere il proprio gestore, un po’ come capita per l’energia elettrica o il gas. Per la presenza di economia di scale è probabile che nei piccoli comuni non sia possibile avere più di una società, ma ciò sarà l’evidenza dei fatti a dimostrarlo o meno e non i burocrati comunali. Così come per le grandi città, per la presenza di condomini, sarà probabile che i contratti con le società di gestione rifiuti siano a livello condominiale, piuttosto che di singolo condomino. La presenza di più società per l’evidente concorrenza potrebbe far nascere sperimentazioni per il semplice e banale motivo che tenteranno di ridurre i costi al contrario delle società pubbliche dove i costi sono una variabili indipendente, tanto ci sono sempre i cittadini a ripianare le perdite. Un condominio potrebbe fare il contratto con la società che ritira i rifiuti una sola volta alla settimana perché è più conveniente, mentre un altro potrebbe scegliere la società che fa ritiri giornalieri pagando di più pur di non avere cattivi odori e così via.

La stessa cosa potrebbe succedere per i trasporti. Le metropolitane delle grandi città sono ragionevolmente privatizzabili in maniera semplice, mentre  un po’ di attenzione è necessaria per il trasporto urbano. Si potrebbe ipotizzare un’unica società che gestisca le fermate, per esempio costruendo le pensiline, le centraline con gli avvisi di arrivo, gli slarghi e così via. Una sorta di società rete come Terna o SnamReteGas. Le varie compagnie di trasporto chiederebbero l’uso della fermata e a che ora e la società rete le coordinerebbe con le richieste degli altri operatori.

Naturalmente queste sono solo delle piccole idee, ma in una situazione di mercato con la libertà di sperimentare le innovazioni potrebbero essere innumerevoli.

Detto ciò, è evidente che un comune con un numero minore di competenze risulti più semplice da gestire rendendo così più facile non solo la gestione, ma anche il controllo da parte dei cittadini. In un bilancio elefantiaco come quella di una metropoli è veramente arduo il controllo, ma se si riduce della metà diventa un po’ meno difficile il controllo e in ogni caso si riduce della metà la possibilità di avere sprechi e corruzione.

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