Monge

Un regime (finto)riformista

La campagna referendaria, oramai avviata da mesi, contrappone con ferocia il governo, fautore del “Sì” e padre della “Riforma”, a tutti coloro che propugnano il No nel nome di una Costituzione, Carta fondamentale, che non può essere violata ad uso e consumo di chi comanda sulla Nazione.

I toni del dibattito sono molto duri. Nella ricchissima comunicazione governativa non si risparmiano i colpi bassi. Abbondano, durante i confronti televisivi, i temi di carattere squisitamente demagogico: argomenti che si rivelano slogan su presunti risparmi, sullo sblocco delle pensioni di anzianità, sullo snellimento delle procedure legislative burocratiche e su una sorta di Eden promesso a tutti gli italiani nel caso vinca il “Sì”.

Occhi attenti, uniti ad un pizzico di esperienza, osservano una situazione di confronto referendario-elettorale assolutamente da brivido: i messaggi che giungono da Palazzo Chigi, diretti alla cittadinanza, sono circondati da un’aura nera, maligna, che sembra voglia celare ogni verità. Le ragioni dei compilatori della cosiddetta riforma sembrano orami ridotte a banali spot pubblicitari diretti a bambini, oppure a elettori incapaci ad intendere, e ragionare, sul proprio bene ed il proprio male.

Non si riesce a trattenere l’indignazione leggendo di cambiamenti positivi, e miracoli italici, che potrebbero manifestarsi solamente con la vittoria delle ragioni del Renzismo. La violenza dei toni fa rimpiangere il Cavaliere nero con il suo enorme potere incentrato sul monopolio televisivo nazional popolare.

Renzi, incensandosi, evidenzia di continuo la sua azione indefessa nel cambiare “L’agenda del paese”, giurando che la nuova Italia potrà sorgere solamente dalle ceneri del Senato. Menzogne date in pasto ai media che diventano ancora più gravi se rapportate, attentamente, alle cosiddette riforme attuate fino ad oggi. Diventa purtroppo inevitabile prendere atto di come questa classe politica non abbia la benché minima capacità nell’affrontare il tema istituzionale e nel proporre, al Paese, un modello di decentramento e di amministrazione pubblica che possa definirsi davvero di avanguardia.

Il disastro, ad oggi, è totale. Catastrofe che prende avvio dall’anomalia di quelle stesse Città metropolitane, che abbracciano territori geograficamente molto eterogenei rispetto ai loro capoluoghi: un esempio per tutti Claviere, comune ai confini con la Francia e collocato nel mezzo delle Alpi, che è parte integrante della Città metropolitana di Torino. In sintesi non si è stati assolutamente in grado di attuare la legge del 1990, la n. 142, che istituiva le aree metropolitane immaginando cerchi intoro al capoluogo e, sostanzialmente, andando a ricostruire circoscrizioni cittadine insieme ai comuni limitrofi alla periferia: anzi al contrario si è preferito andare in ordine sparso per poi vedere cosa sarebbe accaduto.

Le attuali leggi, fatte male e scritte peggio, generano alcune Città metropolitane simili ad una sorta di mostro giuridico: un Frankenstein senza capo e neppure coda, che a causa di mancati trasferimenti soffre per bilanci con disavanzi mostruosi, a Torino addirittura 26 milioni, e nutrita dismissione di personale oltre che di competenze.

Lo sfacelo non si limita ad interessare gli enti sovracomunali, ma coinvolge anche quelli comunali. L’esempio calzante, di quanto sopra affermato, viene offerto dalla delibera voluta da Fassino: un pasticciato atto consiliare che ha generato l’accorpamento di soli due quartieri, circoscrizioni 10 e 9, lasciando tutto il resto invariato. Una “Riformina” assurda quanto inutile, capace però nel favorire i neo presidenti grazie ad un regolamento in antitesi assoluta nei riguardi del concetto di “Partecipazione” popolare.

Il nuovissimo Regolamento del decentramento, in vigore dal 1° gennaio scorso, svuota la funzione dei consigli circoscrizionali, relegandoli ad un ruolo decisamente passivo. Lo conferma la normativa stessa, che consente alla giunta di deliberare contributi, e concessioni, a terzi senza presentarsi in assemblea per riceverne l’approvazione: come invece avveniva in un vicino passato.

I contributi ad personam, erogati tradizionalmente dalla giunta comunale torinese, sottintendono spesso pratiche clientelari e scarsamente trasparenti. Un metodo amministrativo che esclude il consiglio affinché nessuno controlli il manovratore, e che da alcuni mesi il sindaco Renziano, Fassino, ha esteso anche alle circoscrizioni della città. Non solo: i presidenti hanno ottenuto pure la cancellazione dell’istituto “Interrogazione”, solitamente strumento ad uso dei consiglieri stessi, trasformando così l’assemblea in un luogo dove si consumano riti ampollosi e nulla più.

Il paradosso italiano è da trama horror. Un regime, al fine di rimanere a galla, annuncia di continuo false riforme, seppur spacciate per vere, che si presentano quale immensa rottura con il passato. Al contrario chi si oppone alle leggi pseudo riformiste diventa un conservatore nonché parte, egli stesso, del sistema da abbattere: un circolo vizioso quanto geniale, che permette una facile perpetuazione anche del potere più squallido; un modello infallibile per chiunque desideri salvare la propria esistenza a scapito di Verità e Giustizia.

Il potere gira la frittata di continuo emulando, nessuno me ne voglia, gli scenari del referendum cileno su Pinochet. La posta in gioco il 4 dicembre prossimo è alta, chi fa credere il contrario ha un solo immenso interesse: quello di non mollare il trono salvando, al contempo, valvassori, valvassini e l’impero “globale” finanziario del Male.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    14:58 Mercoledì 12 Ottobre 2016 dedocapellano Ne il momento ne il modo....?

    La riforma della Costituzione "Boschi" puo' essere uno buona riforma oppure una non buona riforma ma sicuramente e' una di quelle cose che stanno spaccando il popolo italiano in due fazioni, chiunque vinca, sia il SI che il NO. Forse non era il momento e forse neanche il modo corretto di proporla?

  2. avatar-4
    15:55 Martedì 11 Ottobre 2016 Perdincibacco Ma quante boiate.

    Lei la riforma costituzionale non l'ha neppure letta. Le sta sulle scatole Renzi, e affastella bugie, invenzioni e maldicenze per sfogare i suoi squallidi umori. Ci riesce bene, complimenti.

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