Acqua Santanna
BUCHMESSE

Al Salone inno a Lagioia

Lo scrittore premio Strega è il nuovo direttore della fiera torinese del libro. Organico al milieu radical chic, è una scelta perfettamente in linea con il taglio politicamente corretto imposto da Bray

È Nicola Lagioia, scrittore “stitico” e vincitore del premio Strega, il direttore della trentesima edizione del Salone del Libro di Torino. Una scelta, quella comunicata stamattina dal presidente designato della fondazione Massimo Bray, che accontenta l’establishment radical chic dell’editoria. La scelta è stata fatta dall’Alto Comitato di Coordinamento della buchmesse, di cui fanno parte Sergio Chiamparino, Chiara Appendino, e dallo stesso consiglio di amministrazione della Fondazione.

Nato a Bari, classe ’73 - accidentalmente pugliese, proprio come Bray - Lagioia ha esordito (per minimum fax) con Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi), uscito nel 2001. Nel 2004 il passaggio a Einaudi, con cui ha pubblicato Occidente per principianti e, soprattutto, il suo romanzo più popolare, Riportando tutto a casa (2009). Nel 2014 è poi arrivato La ferocia, romanzo con cui ha vinto lo Strega.  Nel corso della sua carriera, Lagioia ha pubblicato anche racconti e saggi. L’autore pugliese è anche un editor (dirige Nichel, la collana di letteratura italiana di minimum fax), e dal 2010 conduce periodicamente Pagina3, la rassegna quotidiana delle pagine culturali di Radio3, collabora con Repubblica. Inoltre, è tra i selezionatori della Mostra del cinema di Venezia.

Uno dei suoi migliori amici “fino al 2001”, lo scrittore Massimiliano Parente, lo descrive come un carrierista scrupoloso nello scegliere chi frequentare e, soprattutto, dove andare: “Io mi rapportavo a Marcel Proust, a Thomas Bernhard, tra i vivi solo a Aldo Busi, lui si rapportava a Christian Raimo, alla sorella di Raimo, Veronica, lei bellissima e a quei tempi ispiratrice e fidanzata di Lagioia, beato lui, a Elena Stancanelli, a Valeria Parrella, a Francesco Pacifico, e all'intera combriccola dei giovani narratori politicamente corretti e moralisti. Finché presto divenne il miglior amico dell'uomo, soprattutto dei critici: Alfonso Berardinelli, Filippo La Porta, Andrea Cortellessa, Goffredo Fofi, Angelo Guglielmi, partecipando a ogni incontro, presentando di qua e presentando di là”. Lagioia ha scelto sempre gli ambienti giusti per attecchire piano piano come un rampicante: il Manifesto , Repubblica , poi conduttore di una trasmissione culturale su Radio 3, e presto cooptato per osmosi tra gli Amici della Domenica, “cosa difficilissima, considerando che si riproducono per partenogenesi. Il suo j'accuse più coraggioso: accusare Antonio Ricci di fascismo per Striscia la Notizia, un vero partigiano”.

Non particolarmente lusinghiero neppure il giudizio sulla produzione letteraria. Di romanzi in dieci anni ne ha scritti pochi, tre in totale, “ciascuno inesorabilmente sforzato nel volontarismo stitico di scriverlo. Tutti uguali, e con le carte in regola per piacere al consesso dei catatonici delle terze pagine: operine molto pugliesi, molto sociali, molto generazionali, molto sentenzianti sul declino dell’Occidente capitalista”.

“In linea di massima le storie di Lagioia sono un lui e una lei, giovani innamorati, un fratello e una sorella, un padre e un figlio, che si barcamenano in un mondo corrotto dal denaro e dal potere. Con frasi del genere, finto pensose: «Era uno splendido pomeriggio fuori stagione dei primi anni Novanta, uno di quegli avanzi che l’estate ripone in uno spazio oltremondano per evitare alla temperatura di salire troppo». Dove apri apri, Lagioia scrive così, un felice mix tra Carolina Invernizio e Nichi Vendola. «Clara impallidì. Poi si accigliò. La forzatura consenti a Pascucci di vederla – l’ombra di una ferita - come avrebbe iniziato a mostrarsi di sua spontanea volontà se solo lui avesse avuto più pazienza. L'estorsione di un anticipo già ridotta a saldo». I bambini non fanno oh, allo Strega i vecchi fanno ah!, e a volte dallo sdilinquimento estetico casca pure qualche dentiera nei brodini”.

print_icon

2 Commenti

  1. avatar-4
    11:52 Giovedì 13 Ottobre 2016 clandestino ah, bej!

    parente ne parla male... verrebbe da dire... "e chi se ne frega?"

  2. avatar-4
    11:02 Giovedì 13 Ottobre 2016 foolintherain QED

    La mediocrità vince sempre

Inserisci un commento