Acqua Santanna

La leggenda del povero pensionato

Il governo si appresta a varare provvedimenti di spesa a favore di varie categorie: curiosa coincidenza che in prossimità del referendum aumentino alcuni capitoli di spesa suscettibili di sensibili ritorni elettorali. I governi italiani continuano nella loro politica del tassa e spendi. Fra i vari provvedimenti in esame c’è quello che mira a distribuire la quattordicesima ai pensionati con reddito minimo. La cosiddetta spesa sociale dello Stato italiano si concentra sulla spesa pensionistica che non può essere considerata una vera e propria spesa sociale. Complici i media, in Italia, si è creata la leggenda del povero pensionato che non arriva alla fine del mese. Indubbiamente esistono i pensionati al minimo o comunque con pensioni basse che hanno difficoltà, ma rappresentano solo una parte di tutti i pensionati che costituiscono un esercito di oltre 16 milioni. Anche Berlusconi, De Benedetti, Leonardo Del Vecchio sono pensionati, giusto per fare qualche nome a caso, ma non credo che possano essere considerati dei “poveri pensionati”. A fianco al gruppo di pensionati con redditi bassi, esistono quelli con pensioni medie e quelli con ricche pensioni e non ci si riferisce alle cosiddette pensioni d’oro, ma alle più semplici pensioni di impiegati e operai. È inutile nascondere che ormai molte pensioni superano i redditi mensili di lavoratori più o meno giovani. Tra l’altro molti sono andati in pensione con regole favorevoli ed usufruendo anche di ricche liquidazioni che hanno permesso loro di comprare casa o di saldare mutui. C’è un gruppo di anziani con casa di proprietà e pensioni adeguate. Vero che molti aiutano i figli, ma ciò non giustifica il fatto che spesso i redditi degli anziani siano superiori a quelli dei giovani lavoratori.

Da un’indagine di Banca d’Italia si rivela che il reddito degli anziani sopra i 65 anni è aumentato mediamente del 19%, mentre quello degli under 35 è diminuito del 15%. Nello stesso tempo la ricchezza è aumentata del 60% per gli over 64 e diminuita del 60 per gli under 34. Durante la crisi la povertà è triplicata tra i giovani e diminuita tra gli anziani. Fatto curioso che chi lavora si impoverisca e chi non lavora si arricchisca, ma è la naturale conseguenza delle distorsioni dello stato sociale italiano. Attualmente il tipo di reddito che più si avvicina al concetto di rendita è proprio quello pensionistico. Nel 2014 secondo i dati Istat la spesa pensionistica è aumentata del 1,6%. Gli stessi comuni hanno iniziative per gli anziani quali viaggi, centri di aggregazione e così via.

Ovviamente chi ha una visione liberale è a disagio a parlare di spesa pubblica perché lo Stato non dovrebbe intermediare ricchezza prelevandola da alcuni per darla ad altri, però è da rilevare la sproporzione di risorse destinata alla generazione dei babyboomers che ha usufruito del boom economico e approfittato di una spesa sociale crescente pagata in gran parte a debito e le risorse destinate dei giovani che si faranno carico del debito pubblico accumulato dai loro padri.

Gli iscritti ai sindacati sono in gran parte pensionati o lavoratori prossimi alla pensione e ovviamente non possono fare altro che difendere i loro iscritti principali.

La bassa natalità dei giovani italiani è sicuramente un fenomeno complesso in cui non è solo la componente economica a giocare un ruolo determinante, perché esistono adulti fra i 30 e 40 anni con il famoso posto fisso che continuano a rimandare matrimonio e figli; ma è anche vero che il precariato e disoccupazione è molto diffuso proprio fra i giovani che sono quelli che beneficiano meno della spesa sociale e che biologicamente sono gli unici che possono invertire il trend della denatalità.

Forse sarebbe il caso di rivedere i trattamenti pensionistici più generosi e con le somme risparmiate alleggerire il carico fiscale di chi lavora.

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