Acqua Santanna
POLITICA & TOGHE

“Inopportuno” il No di Spataro

La discesa in campo del procuratore capo di Torino nella contesa referendaria "imbarazza" lo stesso fronte contrario alla riforma. Buemi: "Condivido certe sue critiche, ma i magistrati non dovrebbero intervenire nella campagna politica"

“Sulla riforma costituzionale il procuratore capo Armando Spataro dice cose e muove critiche in alcuni casi da me condivise, ma continuo ad essere convinto che sarebbe opportuno che i magistrati non partecipassero a un dibattito politico che è di competenza del Parlamento e, in questa fase, degli elettori”. Enrico Buemi, senatore socialista eletto nella lista del Pd in Piemonte, vicepresidente del gruppo Autonomie e componente della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, non gira attorno alla questione, anzi alle questioni. La prima è quella irrisolta delle esternazioni delle toghe su vicende politiche, la seconda riguarda il suo voto referendum. Partendo da quest’ultima dice con nettezza: “Voterò no”.

Aveva già segato una parte del combinato disposto, astenendosi (l’astensione al Senato equivale a voto contrario) sull’Italicum. Quanto all’altra, il testo Boschi, “essendo in maggioranza l’ho votato, pur avendo presente e fatto rilevare le molte cose che non mi convincevano e tuttora non mi convincono affatto. Ma, visti i numeri risicati al Senato, non potevo mica rischiare di far cadere il Governo. Al referendum, invece, il mio sarà il voto di un semplice elettore, non un voto in Parlamento e quindi – spiega allo Spiffero – pur non aderendo ad alcun comitato e non facendo campagna elettorale, voterò contro”. Come il Procuratore Spataro.

Il magistrato ieri sera, intervenendo a un convegno di Iniziativa Subalpina (il think tank dell’ex vicepresidente del Csm Michele Vietti) sul lago Maggiore è andato giù per le trippe. “Questa riforma – ha affermato – riduce il Parlamento a un tappetino e squilibra i rapporti tra i poteri dello Stato”, aggiungendo poi: “Dobbiamo evitare di evocare scenari apocalittici, ma se dovesse vincere il Sì ci sarebbe un grave squilibrio tra i poteri di ogni democrazia”. Per il capo della Procura torinese “la riforma interessa e giova al potere finanziario. Si dice che serve alla governabilità eppure in questo modo il Parlamento viene ridotto a un ruolo di pura ratifica. Invocare la democrazia a questo proposito è una mistificazione”.

Parole pesanti, ma che aldilà dell’orientamento espresso e degli effetti che possono avere, ad avviso del senatore socialista sarebbe meglio non ascoltare da chi ricopre determinati ruoli “inscindibili da quello di semplice cittadino al quale è ovviamente riconosciuta la piena libertà di espressione. È vero che il dottor Spataro, come altri magistrati che intervengono nel dibattito, ha pieno diritto di farlo come elettore, ma è altrettanto vero che il suo ruolo non è separabile di fronte all’opinione pubblica da quello di cittadino comune. E poi lui come altri vengono invitati per il ruolo ricoperto, che a mio avviso, e non lo dico da oggi, dovrebbe indurre a scelte differenti”. Azzarda un paragone ad effetto Buemi: “Si potrebbe mai immaginare il Comandante Generale dei Carabinieri che esprimesse valutazioni e annunciasse il suo voto pro o contro? Ecco, credo che dovrebbe valere anche per altre funzioni di estrema delicatezza e visibilità, come quelle svolte dai magistrati”. Un rilievo quello mosso da Buemi al magistrato – “il quale gode di tutta la mia stima e del massimo apprezzamento per il lavoro che fa” – che risulta ancor più significativo proprio perché non viziato da una contrapposizione sul merito della questione.

Sgombrata la polemica strumentale che facilmente si sarebbe potuta evocare se a criticare una toga schierata sul fronte del No fosse stato un sostenitore della riforma, il senatore si dice d’accordo su più di una critica mossa da Spataro al testo Boschi. “Assisto a una campagna a favore del Sì che ha preso una piega a prescindere dai contenuti. Intanto, non è affatto vero che si semplifica l’attività parlamentare, anzi io dico che la si complica molto e non si supera certamente in maniera significativa il sistema bicamerale perfetto”. Punta il dito anche contro quell’“immagine un po’populista e non vera della riduzione dei costi della politica. E poi – aggiunge – vogliamo calcolare i costi reali che si avranno in conseguenza di un Parlamento che, se vincerà il sì, non sarà nelle condizioni di produrre buone leggi?”.

Sostenitore in aula per ragioni di maggioranza e oppositore nell’urna “dove voto da semplice elettore”, Buemi torna ad essere leale supporter di “un governo che ha fatto e fa cose buone e per questo non ritengo affatto debba cambiare o Matteo Renzi debba dimettersi nel caso venga bocciata la riforma”. Quella contro cui voterà, così come farà il Procuratore Spataro. Il quale, a detta di Buemi, avrebbe fatto meglio a seguire l’esempio del presidente dell’Anm. ”A fronte di magistrati autorevolissimi che assumono posizioni in maniera, diciamo, incauta, in questa occasione ho apprezzato Piercamillo Davigo il quale ha annunciato che non si esprimerà sulla questione referendaria. Lui ha dimostrato – sottolinea Buemi – un certo tipo di sensibilità”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    16:31 Sabato 22 Ottobre 2016 tandem Stranezze....

    Se un magistrato va "giù per le trippe" contro Berlusconi e C è lecito e dovuto, se va contro qualcuno del PD o i loro interessi è un comportamento censurabile e non va bene... Strano vero?

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