Monge
REFERENDUM

Bocciare la riforma,
senza secondi Fini

L'unico obiettivo che unisce il variegato schieramento del No al referendum costituzionale è quello di bloccare "una brutta legge". L'ex leader di An a Torino spiega allo Spiffero la sua posizione: "Dopo il 4 dicembre non c'è alcun tragitto politico comune"

Se c’è un merito della riforma costituzionale è che ha permesso ad alcuni “compagni di viaggio” di intrecciare nuovamente le proprie strade. È il caso di Giuseppe Menardi - già parlamentare cuneese del Pdl, poi Fli, poi ancora berlusconiano - e Gianfranco Fini. I due si rivedranno domenica alle 16 all’oratorio San Filippo di Torino per una conferenza sul referendum, confronto cui parteciperà per il Pd l’europarlamentare Mercedes Bresso.

Voteranno entrambi No, Menardi e Fini, il prossimo 4 dicembre, ma se l’ex senatore piemontese dice chiaramente che lo farà “per mandare a casa Renzi”, il presidente emerito della Camera, raggiunto nel suo ufficio di Montecitorio dallo Spiffero, in un lungo colloquio telefonico spiega le sue ragioni del No, analizzando nel merito il testo Boschi. “Guardi, innanzitutto sfatiamo un mito. Questa legge non elimina il bicameralismo paritario, se non altro perché il Senato avrà ancora il potere di ratificare alcune leggi”. Secondo: “Il nuovo Senato sarà composto da consiglieri regionali e sindaci che ancora non si sa come saranno eletti”. Terzo: “Non sappiamo nemmeno quanto durerà in carica. Cosa succede se in Piemonte la regione va al voto? I consiglieri regionali-senatori decadono e cosa accade a Palazzo Madama?”. Aspetti ancora da dirimere che la riforma demanda a una serie di successive deleghe affidate al governo.

Da presidenzialista convinto, Fini è “convinto che serva un esecutivo più incisivo e autorevole e allo stesso tempo è necessario aumentare i poteri di controllo del legislativo”. Insomma, pesi e contrappesi. Da leader di Alleanza nazionale sostenne un’altra riforma costituzionale, quella varata dal governo Berlusconi e che nel 2006 venne bocciata dai cittadini. C’era il taglio dei parlamentari, le Camere rimanevano due e s’introduceva la cosiddetta devolution, tanto cara alla Lega Nord. Sono passati dieci anni da quel tentativo fallito e uno dei principali argomenti del governo per sostenere il Sì è che, in caso di sconfitta, si dovrebbe attendere un altro decennio, nella migliore delle ipotesi. “Almeno quella riforma del centrodestra aveva la presunzione di essere più organica”.

Se per qualcuno la battaglia referendaria può diventare il trampolino per la nascita di nuove aggregazioni, in una fase di scomposizione e ricomposizione del complesso mosaico politico nazionale, Fini non mette il carro davanti ai buoi e conferma: “L’obiettivo ora è semplicemente di bloccare la riforma”. E non potrebbe essere altrimenti se si pensa al variegato parterre che affolla la platea dei contrari: da Massimo D’Alema a Paolo Cirino Pomicino, da Beppe Grillo a Silvio Berlusconi (che ha recentemente annunciato il suo “no” attraverso un video), da Matteo Salvini a Renato Brunetta. Tutti uniti nell’ostacolare i piani di Renzi, ma con idee completamente diverse su come riformare la Costituzione. “Infatti non c’è alcun tragitto da compiere insieme. Il 4 dicembre, se vincerà il no, sarà necessaria una nuova Assemblea costituente che metta mano alla carta” afferma Fini.

Con Menardi i rapporti si interruppero quando, a pochi mesi dalla sua adesione a Futuro e Libertà, l'ex sindaco di Cuneo e senatore di An, considerato tra i fedelissimi dell’allora numero uno di Montecitorio, decise di rientrare nei ranghi berlusconiani. Una delle prime defezioni che poi lentamente portarono allo sgretolamento del fronte finiano. “Ci siamo rimessi in contatto per contrastare questa riforma, siamo due presidenzialisti convinti”. Ma dal 5 dicembre la sensazione è che ognuno tornerà per la sua strada.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    01:33 Domenica 23 Ottobre 2016 tandem Il nulla...

    Avete intervistato il nulla, la sua adesione al fronte del no al massimo porta il suo voto.... Comunque il no vincerà nonostante la sua presenza.

  2. avatar-4
    18:51 Sabato 22 Ottobre 2016 robertomatt Alleanze a delinquere

    ….sono sconcertato ma se mai avessi avuto dei dubbi ora un "SI" pieno sulla scheda lo stampo. Ma come si fa a contestare una proposta strutturata che non sarà perfetta ma che almeno è razionale dicendo che poi con una nuova costituente si faranno cose meravigliose !!! e da chi ? da una aggregazione anomala e che più eterogenea non si puo ? da persone che già dichiarano a priori che una volta buttato il sasso ognuno per la sua strada ??? ma andiamo !!!! un po' di serietà signori ex tutto, non 10, ma 100 anni prima di convergere su posizioni condivisibili e nel frattempo il Paese ? ... già, e chi se ne frega ???

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