SACRO & PROFANO

Non c’è Santo che tenga
Piemonte sempre più ateo

Chiese vuote, vocazioni in crisi, cala la frequenza ai sacramenti. E dopo le parrocchie si accorpano pure le diocesi. La regione dei Santi sociali diventa terra di evangelizzazione, da parte di fedeli immigrati. Lo studioso Introvigne: "Nulla di deterministico"

“Un giorno a pranzo, don Luigi Giussani mi mostrò dei numeri e mi disse: vedi, se tutti questi che hanno studiato dai Salesiani ne avessero seguito l’insegnamento religioso, Torino sarebbe la città più cattolica del mondo”. Sono trascorsi anni da quell’incontro con il fondatore di Comunione e Liberazione, però Massimo Introvigne – uno dei massimi esperti di storia e sociologia delle religioni – non solo lo ricorda con nettezza, ma vi ricorre per proporre una delle tante risposte alla domanda sul perché, anche nella terra dei Santi Sociali e di un cattolicesimo radicato, i praticanti sono sempre di meno, così come le vocazioni.

Meno fedeli in chiesa, seminari pressoché deserti e – di conseguenza – si accorpano parrocchie e pure qualche diocesi. “Di certo le chiese sono più piene in Uganda che non in Italia e se il cristianesimo, nel mondo è in crescita, lo si deve all’Africa e all’Asia e non certo all’Europa dove, invece, segna un calo”, anche in quelle regioni con profonde radici cattoliche come il Veneto, ma pure lo stesso Piemonte. Lo attestano i dati dell’Istat che, come avverte Introvigne, vanno presi considerandoli addirittura in eccesso: “Le rilevazioni sono basate sulla domanda posta se si va o meno a messa e di quel circa 30% che risponde sì solo poco più della metà è realmente un praticante. Gli altri non è che mentano sul loro essere cattolici, più semplicemente rispondono ciò che sentono dovrebbero fare, ma per mille ragioni non fanno”. La controprova è tanto banale, quanto difficoltosa: “Contare chi va a messa. Solo in Polonia una volta l’anno le diocesi fanno questo conteggio e anche lì emerge che rispetto al 60% che dichiara di partecipare alle funzioni, solo il 38% lo fa effettivamente”.

Un fenomeno che non è certo degli ultimi anni, ma che in Italia “ha un andamento lineare a partire dagli anni Sessanta ed è frutto di quella rivoluzione culturale di quel periodo che ha interessato i cattolici, ma anche altre religioni. È pur vero che nel caso dei giovani, questi sono si sono e si allontanano dalle religioni, ma non da una certa spiritualità declinata in vari modi, senza poter essere quindi annoverati tra gli atei o gli agnostici”. Per il sociologo delle religioni, non deve neppure stupire il fatto che il numero di praticanti sia in netto calo anche in quelle zone rurali e lontane dai grandi centri che per anni sono state considerate le roccaforti della Chiesa in Piemonte. “Così come non c’è sostanziale differenza per quanto riguarda la contrazione della natalità, anche per quanto riguarda l’aspetto religioso le città e i paesi sono ormai accomunati”, spiega Introvigne mettendo il sigillo del ricercatore a quello che da tempo – e negli ultimi anni in maniera più accentuata – è raccontato proprio da quelle parrocchie un tempo con prevosto e perpetua e ora rette, anche in buon numero, da un solo sacerdote. Spesso responsabile di più plessi. Cambiamenti indotti anche dalla carenza di tonache: se calano i fedeli praticanti, ancor più di contraggono le vocazioni, in parte mitigate dall’arrivo di preti proprio da quei paesi dell’Africa e dell’Asia dove i cattolici, invece, aumentano.

Un calo destinato a continuare? La domanda è tanto spontanea quanto dalla non facile risposta. “Nella storia delle religioni non c’è nulla di deterministico. Quindi sbaglia chi pensa che le religioni siano destinate a sparire”. Un’inversione di tendenza indotta dall’immigrazione dai paesi islamici per Introvigne “è possibile, anche se bisognerà vedere se si tratta solo di una rivendicazione identitaria, come quella della Lega che difende il presepio a Natale, oppure di un fenomeno più profondo”. E poi non va dimenticato un aspetto non meno rilevante, ma spesso sottaciuto: “In Piemonte la maggioranza degli immigrati è cristiana. Basta guardare quanti sono i peruviani alla processione in onore del Señor de los Milagros”.

Su un altro fenomeno, di stretta attualità, si sofferma lo studioso, spegnendo in parte le polemiche che, come ogni anno, si sollevano su Halloween. Alla festa pagana e spesso un po’ fumettisticamente macabra nelle sue rappresentazioni l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia ha risposto ricorrendo all’arte nell’appuntamento con i giovani al Castello di Rivoli. La notte dei santi nelle luce dell’arte, questo il tema scelto dall’alto prelato quale alternativa cattolica alla festa pagana. Dipinti e sculture al posto di orride maschere e classiche zucche. Un divario che negli Stati Uniti dove Introvigne si trova in questo periodo appare assai più sfumato. “Davanti alla chiesa dove sono andato a messa c’è una grande zucca e al parroco non verrebbe affatto in mente di scandalizzarsi. Certo qui siamo negli Stati Uniti, ma credo che certe crociate non servano a nulla, anzi rischino di allontanare i giovani dalla religione. E poi Halloween ha pur sempre un’origine europea, discende dalla festa degli irlandesi cattolici immigrati in America”.

Un divario forte quello al di qua dell’Oceano rispetto a quanto accade in America. Forse una contraddizione del mondo globalizzato. Certo non meno evidente rispetto a quella, non meno evidente, nella terra dei Santi Sociali. “Ai quali in Piemonte e a Torino tutti riconoscono grandi meriti e apprezzano ancor oggi i servizi e le opere da loro fondate. Ma quanti sono i dirigenti del Partito comunista e di altre formazioni marxiste usciti dagli storici istituti dei religiosi? Tantissimi”. Aveva ragione don Giussani: “Se tutti quelli che hanno studiato dai Salesiani avessero seguito l’insegnamento religioso, Torino sarebbe la città più cattolica del mondo”. Invece ci sono meno fedeli nelle chiese del Piemonte che in quelle di uno dei tanti Paesi dell’Africa.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    09:30 Mercoledì 02 Novembre 2016 Bambù prima di parlare provate

    ad andare a san Giuseppe in via Santa Teresa.

  2. avatar-4
    08:39 Mercoledì 02 Novembre 2016 Quartultimo Nosiglia stavolta non c'entra

    C'entrano di più i laicisti, i campioni del politically correct, i supertifosi di Halloween e compagnia cantante. Piuttosto proviamo a rimettere l'altare girato dalla parte giusta, a mandare in giro i preti vestiti da prete e ad usare la lingua universale per parlare di Dio con gli uomini; mal che vada non cambia niente, ma di sicuro male non fa e magari ci scappa una ripresa della frequenza ai sacramenti. Se poi ricordassimo che pagare tangenti è peccato e fare sessso abusivo idem, magari qualcuno attirato dalla porta stretta ma sicura potrebbe tornare a casa...

  3. avatar-4
    09:31 Martedì 01 Novembre 2016 tandem Forse...

    Forse in Vaticano, ma anche solo nella Curia torinese, qualche autocritica dovrebbero farla. Nosiglia non pare un campione di carisma, chi dovrebbe propagandare la Chiesa pare irrimediabilmente superato e dedito a beghe interne... Paiono far gara con la sclerotica Forza Italia di Pichetto.

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