Attenti al canone (Rai)

Questa rubrica rappresenta un punto di vista liberale/libertario e pertanto qualunque spesa statale risulta irragionevole. A volte per amor di discussione è interessante affrontare alcune tematiche ponendosi in un’ottica statalista per evidenziare come anche in tale ottica rimangono del tutto inutili. Uno di queste tematiche è la televisione pubblica con relativo canone. Non si capisce quale supremo interesse debba essere tutelato per costringere gli italiani a pagare i cento euro di canone. Forse agli albori della televisione, in ottica statalista, poteva essere in qualche modo accettabile l’intervento dello stato per favorire la diffusione di un mezzo di comunicazione di massa, ma oggi con il moltiplicarsi dei mezzi di informazione, hanno ancora senso dei canali tv pubblici?

Altra domanda da porsi riguarda la funzione della tv pubblica: a quale bisogno dei cittadini risponde? Con il moltiplicarsi dei canali privati di ogni genere, compresi canali che prevedono il pagamento di un abbonamento, è veramente difficile capire quale supremo bisogno pubblico possa soddisfare la televisione pubblica. Accanto ai tanti canali di svago, esistono quelli dedicati ai documentari, al teatro, alla musica, e tanto altro ancora, fornendo un ampio ventaglio di possibilità di arricchimento culturale.

L’informazione è ben presente sulle televisioni in tutte le salse e non si può certo dire che al cittadino mancano le informazioni; anzi, forse ce ne sono fin troppe. Bisogna considerare che ormai accanto alla televisione esiste Internet che è un altro potente strumento di informazione. Certo la qualità è variabile e non sempre precisa, però neanche la televisione pubblica offre sempre una qualità decente.

E non esiste neanche un problema di accessibilità economica per i meno abbienti, perché molti canali sono gratuiti vivendo di pubblicità. Da questo punto di vista non si capisce per quale motivo esista la Rai con il relativo canone.

È evidente che la televisione pubblica oltre ad essere il solito carrozzone dove piazzare amici e clienti è lo strumento di propaganda dello Stato. Ai tempi del consociativismo le tre reti erano assegnate ognuna ad uno dei tre partiti principali, mentre ora in tempi di maggioritario tutta la televisione diventa strumento del governo e della maggioranza.

Se si pensa che se si volessero fare delle campagne informative per una qualsiasi ragione, come per esempio la diffusione di notizie su un provvedimento legislativo, sarebbe sufficiente che il governo appaltasse una campagna pubblicitaria ai privati senza la necessità di avere la proprietà di canali televisivi. Una situazione del genere depotenzierebbe la propaganda a favore dello Stato, perché le campagne pubblicitarie sarebbero funzionali alla diffusione di alcune informazioni importanti, mentre una televisione statale non può per sua natura che diffondere l’idea della centralità dello Stato con annessi burocrati e dei politici.

Bisogna precisare che il canone Rai non è più una tassa di servizio, perché è stata trasformata in un’imposta patrimoniale e si paga per il semplice possesso del televisore, come ben evidenziato da una vecchia pubblicità di qualche anno fa in cui si mostrava che il canone era dovuto anche se l’apparecchio televisivo lo si usava per ben altri scopi. Solo questo è sufficiente a dimostrare che il vero scopo della tassa è recuperare soldi, piuttosto che l’erogazione di un servizio. Oltretutto è da notare l’assurdità di una tassa patrimoniale di cento euro su un bene che spesso ne vale la metà o meno.

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