Acqua Santanna
FIANCO DESTR

Trumpismo di bassa Lega

Un centrodestra a rimorchio di Salvini, che rincorre le sirene lepeniste e il becerume d'Oltreoceano, non ha futuro. L'eretico Tosi torna a fare proseliti in Piemonte: "Il Carroccio delle origini è morto e sepolto". Forza Italia in bambola

“Chi semina vento raccoglie tempesta, Padova docet”. Nel tweet sulla fragorosa fine anticipata della giunta patavina che Flavio Tosi dedica “al Matteo autoproclamatosi leader del centrodestra” c’è tutto: il prima, l’adesso e il domani della Lega salviniana ormai lontana anni luce dal sindaco di Verona che dal Carroccio venne sbalzato, poco meno di due anni fa, con uno spintone pure dallo stesso da poco ex primo cittadino di Padova Massimo Bitonci. Non ha usato neppure i 140 caratteri di twitter, Tosi, per condensare un giudizio impietoso (e non poteva essere altrimenti) sulla gamba destra del centrodestra. Una coalizione oggi più malferma di ieri, con Forza Italia ormai sull’orlo della crisi di nervi e di identità, divisa tra i sostenitori dell’asse con Salvini e coloro che guardando a Stefano Parisi brindano al crollo di Bitonci come accade quando vengono abbattuti monumenti simbolo di qualcosa da mettersi dietro le spalle.

Una liberazione, insomma. Sulla cui onda, dalla città del Santo potrebbe arrivare il miracolo della conversione di una parte del popolo moderato sulla via del Sì al referendum. “È indubbio che una gran parte degli elettori di Forza Italia sa che la riforma è buona, non ha dimenticato che i parlamentari del suo partito l’avevano votata anche se adesso dicono di votare No. Il caso di Padova non sarà ininfluente: il rapporto con Salvini non è più lo stesso, soprattutto dopo che lui ha detto che sarà il leader del centrodestra. E allora credo – dice Tosi allo Spiffero – che chi fino a ieri era deciso, pur non con troppa convinzione, a votare No cambierà opinione. Altri probabilmente non andranno a votare”. Sommando i No che diventerebbero Sì a quelli che mancherebbero all’appello il 4 dicembre, non solo si rafforza il fronte a favore della riforma costituzionale – di cui il sindaco di Verona è un arciconvinto sostenitore – ma si ridisegna uno scenario interno a Forza Italia, di cui i vertici non potranno ignorarne i segnali.

In quelli che sono i giorni più lunghi per i berluscones, l’ex Cavaliere mostra irritazione per l’investitura di Salvini a leader arrivata a Firenze da Giovanni Toti, mette in agenda un incontro chiarificatore con il governatore della Liguria, ma soprattutto come osserva il sindaco di Verona “non preme sull’acceleratore per il No, non lo si vede impegnato come molti avrebbero immaginato e magari sperato”. A farlo, sul fronte opposto, al di fuori dell’area del Pd proprio Tosi è uno dei più agguerriti. “Quelle del 4 dicembre sono le votazioni più importanti degli ultimi dieci anni per l’Italia. Se non si capisce questo…”. Per spiegarlo lui il Paese lo batte in lungo e in largo.

Nei giorni scorsi ha fatto alcune tappe anche in Piemonte, Torino – insieme ad Angelino Alfano e Mimmo Portas – ma non solo. Confessa di aver trovato “un po’ di freddezza, rispetto a un tema che invece è dirimente per il futuro del Paese”, ma i passaggi di alcuni leghisti nelle file del suo Fare raccontano anche un altro sintomo dei mal di pancia, della sensazione che va dal tradimento subìto rispetto agli ideali originari della Lega, all’immagine indigeribile di un Carroccio troppo ammaliato dal mito lepenista.  Le stesse, in fondo, che permeano l’ala bossiana del Carroccio, quella che in Piemonte ha il suo riferimento in Gianna Gancia maritata Calderoli.

Quelle frizioni interne che unite alla corsa in avanti di Salvini verso la leadership del centrodestra per nulla gradita a Berlusconi e agli azzurri più vicini a mister Chili e più lontani all’asse del Nord di Toti-Zaia-Maroni, potrebbero mettere a rischio lo steso attuale segretario al momento della riconferma al vertice di via Bellerio. “Non è un caso – osserva Tosi – che il congresso, Salvini, lo abbia rinviato”. Comunque andrà e quando lo si terrà, lui lo guarderà con il distacco dell’osservatore, magari con il tifo nascosto di chi fino a un paio d’anni fa era nel gotha leghista, ma una certezza: “La Lega non potrà mai più essere quella che per molti anni è stata. Quando leggi che anche Maroni si spende per Salvini a capo del centrodestra, capisci che il destino irrimediabilmente è segnato”. E a poco vale definirsi trumpisti. “Io ho sempre tifato per la Clinton, perché un conto è spararle grosse in campagna elettorale, altro è governare seriamente. Ma quando sento che adesso si definiscono trumpisti mi viene da ridere: Trump è un magnate, un miliardario che ha detto un sacco di palle per prendere voti e a me le palle non piacciono, però guida un impero economico. I trumpisti nostrani hanno difficoltà a governare un’assemblea di condominio”.

La minaccia avanzata da Salvini di far ritirare gli assessori leghisti dalla giunta di Venezia – “se Luigi Brugnaro dice che la riforma costituzionale fa schifo ma vota Sì, beh allora il sindaco lo faccia senza la Lega” – viene liquidata da Tosi come “la solita sparata di Salvini. Aveva detto, e insieme a lui il segretario della Liga Veneta  Toni Da Re, che avrebbe cacciato due sindaci leghisti del Veneto che avevano celebrato le unioni civili. Quei sindaci sono ancora nella Lega e lui ha fatto retromarcia. Adesso dopo che Bitonci è caduto perché ha voluto fare il Salvini di Padova, incarnare il verbo del segretario quando invece fare il sindaco è un’altra cosa, se ne esce con l’ennesima sparata su Brugnaro”.

Tra corse in avanti verso la leadership assai poco apprezzate ad Arcore, minacce al sindaco di Venezia (un modello accarezzato da Berlusconi) e attacchi sprezzanti a Parisi, Salvini appare sempre più distante da una parte di Forza Italia, da quell’elettorato moderato che “ha sempre chiesto le riforme che ora si sono fatte. Perché non dovrebbe votarle? Per dar retta ai trumpisti del condominio o a chi spara col fucile a tappo?”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    11:11 Lunedì 14 Novembre 2016 Quartultimo Comincio a pensare

    che Renzi ce lo meritiamo. In un momento in cui una politica di centro-destra sarebbe quanto mai appetibile la vicenda di Padova e le uscite di Salvini danno un esempio di quella politica politicante di cui nemmeno i conservatori più incalliti vogliono più sentir parlare. Ma l'apologo di quello che voleva far dispetto alla moglie è sempre attuale...

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