Monge

Elite usa e getta

Comprendere qualcosa delle dinamiche sociali, che si agitano tutto intorno a noi, diventa ogni giorno più arduo anche per chi, come colui che scrive, si occupa di politica da decenni. È chiaro che il mondo in cui è cresciuta la mia generazione, seppur marginalmente rispetto a coloro che hanno preso parte ai grandi movimenti del ‘68 e del ‘77, è letteralmente esploso radendo al suolo le fondamenta di un’Europa politicamente, e culturalmente, divisa in blocchi: un continente del passato che oggi non ha più riscontri nella realtà.

Il crollo dei sistemi statali nati dalle macerie, ancora fumanti, della Seconda guerra mondiale, ha sepolto le categorie sociali. Le vecchie divisioni della popolazione in classi sociali sono tutt’ora esistenti, ma le stesse sono poste in recinzioni molto diverse rispetto a quelle in cui erano collocate sino a qualche decennio indietro. La fine della fabbrica come storicamente intesa, insieme alla fine del mondo della produzione oramai delocalizzato nei Paesi emergenti, ha comportato una nuova genesi anche dello sfruttamento del lavoro: gli strati più deboli della società sono stati centrifugati sino a far loro credere di essere stati collocati nel nirvana del benessere.

Cade nella centrifuga sociale ogni riferimento di solidarietà di classe mentre quanto residua viene ridotto dai media, assoggettati al regime di turno, sotto la categoria “invidia sociale”. E’ quindi “invidioso” il lavoratore messo a partita iva per risparmiare sui costi dei dipendenti; è invidioso il giovane che attraversa la città in bici per consegnare cibo in cambio di spiccioli; è invidiosa la cassiera del supermercato neo assunta a 2 euro lorde all’ora. Atomizzare il depauperamento del lavoratore, facendo intendere sia questo esclusivamente un problema individuale, si traduce in una pace sociale che, al limite, può sfociare nella spesso citata guerra tra poveri ma mai nella dura contrapposizione a chi davvero tiene saldamente in mano il timone della nazione.

I temi del lavoro e dei diritti sociali vengono oramai archiviati nel novero “orpelli novecenteschi”, ossia la tipologia contenente i fronzoli giunti dal passato e rottamabili poiché unica causa del rallentamento della fine della crisi economica in corso. E’ questo il retroterra che consente al Donald Trump di turno di vincere stracciando letteralmente il suo avversario: un contesto creato ad arte nel tempo e che finalmente sembra dare i suoi golosi frutti, per la gioia di chi ha seminato per anni il seme dell’individualismo sfrenato.

Le élite, che esistono e non sono ectoplasmi della propaganda avversaria, pur di mantenersi a galla hanno stretto nel tempo alleanze decisamente contro natura: i liberali si sono uniti ai grandi cartelli ed ai monopoli; i socialdemocratici hanno sposato la causa dei grandi imperi finanziari e delle multinazionali. Unioni incentrate esclusivamente sul mantenimento del proprio potere, nonché intorno all’incremento senza limiti dei profitti destinanti alle tasche dei manager privati. Il cittadino ha assistito incredulo, quanto disorientato, al proprio smembramento: diviso da se e dagli altri. Uomini e donne non più in grado di unirsi ad altri propri simili per difendere salario e dignità. I lavoratori spezzettati prima si sono indebitati per inseguire i miti del consumismo, poi per mettere insieme il pranzo con la cena, infine per mantenere i figli impegnati nella perenne ricerca di un posto di lavoro stipendiato, rinunciando così alla cena nonché a qualche elettrodomestico. Sovente all’indebitamento del lavoratore è seguito il pignoramento dei suoi beni personali e lo sfratto, così come la scelta della propria azienda di cercare fortuna all’estero ha comportato una lettera di licenziamento ed un crollo della già precaria economia domestica familiare.

I leader politici, elezione dopo elezione, hanno sostenuto tramite leggi elaborate ad hoc la nuova economia del “clic”: sistema speculativo affidato ad applicazioni tramite cui giocare in borsa ed al contempo raccogliere ordinazioni di merci e cibo. Il vecchio Postal market ora è virtuale: touch freddi e soprattutto a distanza, che da un lato garantiscono la costruzione di immense ricchezze, e dall’altro consentono di ridurre l’organico degli addetti senza che il datore di lavoro ci metta la faccia.

Il risultato derivante da anni di politica scellerata è la precarietà a tutto campo, alimentata anche dalla innumerevoli guerre che hanno sconvolto il mondo in questi ultimi anni. Conflitti scatenati grazie all’apporto di una Clinton dalla Colt facile, la quale ha armato i ribelli siriani, per poi scoprire di aver consegnato un arsenale enorme all’Isis; ha sostenuto lo sconvolgimento istituzionale ucraino; ha voluto la testa di Gheddafi: azioni che da sole evidenziano un’incompetenza ciclopica della candidata democratica, che tra macerie e morti ha determinato anche una migrazione, quasi biblica, di interi popoli verso l’Occidente.

I migranti sfuggiti al genio bellico creativo dei governi occidentali, del tipo armiamo chiunque lo chieda e poi vediamo, hanno sfidato le immense spianate d’acqua in cerca di pace e lavoro nelle ricche terre ad Ovest, secondo l’immaginario indotto dalla propaganda nostrana, ma trovandovi solamente imprenditori desiderosi di rimettere in discussione i salari dei loro dipendenti.

L’esercito dei disoccupati ha abbassato le buste paga, ha creato nuova povertà. Preso atto di cosa possa fare la democrazia non rimane che affidarsi all’uomo della provvidenza. Consegnarsi a chi mette muri, a chi caccia il lavoratore concorrente, a chi considera diritti e dignità come temi che si affrontano nel contesto della guerra tra poveri e non, come dovrebbe essere, in ambito di classe sociale.

Le élite hanno scavato la tomba destinata ad ospitare i grandi temi di riscatto sociale ed umano del secolo scorso, ma facendolo hanno preparato inconsapevolmente anche la propria. Il potere, quello vero, non necessita più di intermediari che, anzi, scalza scaricandogli addosso i tanti fallimenti costruiti meticolosamente dal medesimo nei decenni scorsi.

Non prevedere la vittoria di Trump sulla Clinton è il coronamento di un percorso avviato dalla politica occidentale: una strada dove i veri protagonisti operano nell’ombra mentre nei parlamenti in gran parte siedono utili lacchè usa e getta.

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2 Commenti

  1. avatar-4
    11:04 Giovedì 17 Novembre 2016 tandem Un mondo strano....

    Ho una cultura liberale, il 68 l'ho fatto dall'altra parte, contro la sinistra, difendendo una borghesia torinese che negli anni si è rivelata senza coesione, falsa, incapace e suicida. Mi è rimasta la visione ideologica di un liberalismo corretto che ormai è solo in cielo con Einaudi e Croce. Spesso i miei due eroi li immagino a dialogare amabilmente con Marx ed Engels commentando come le interpretazioni del liberalismo e socialismo siano state disastrose e dannose. Non mi stupisco di condividere con Lei molto di quello che ha scritto, mi capita sovente tra gli amici di sinistra intelligenti ed onesti che mi onoro di avere. Ci stupiamo sempre un po', come ormai chi è ideologicamente e politicamente onesto a destra e sinistra, si trovi pressoché in sintonia. Forse è tempo di creare una politica nuova fuori dagli schemi dei due secoli trascorsi, speriamo. La speranza di un mondo migliore era la base comune di chi onestamente idealizzò il liberalismo e il socialismo, purtroppo la natura umana ha corrotto le ideologie, come corrompe le religioni.

  2. avatar-4
    01:14 Giovedì 17 Novembre 2016 lafayette Non è un articolo : è un trattato socio-geoeconomico di rilievo. leggetelo

    Caro Bossuto, mi permetta di chiamarla così anche se non la conosco, però con questo suo articolo ha conquistato tutta la mia stima e rispetto. Mi complimento davvero sia con lei e , soprattutto , con lo Spiffero che ospita scritti non banali. Non sono giovanissimo neppur io , ho visto di sfuggita gli ultimi fuochi del 68 , ma già ad inizio anni 70 le cose cambiavano. Il trasformismo e la condiscendenza verso il capitale di coloro che dovrebbero rappresentare le classi popolari è stato per davvero indecente , ma è soprattutto la sua analisi sulla politica estera USA che dovrebbe essere studiata a scuola ( impagabile la frase: una Clinton dalla Colt facile ) credo però che in pochi la leggeranno tutta e , cosa ancor peggiore, ancor di meno la comprenderanno. Purtroppo divento pessimista giorno dopo giorno e sempre più condivido la frase detta da un attivista democratico ad un convegno : non facciamoci superare a sinistra da Trump ... in USA è accaduto , ci vorrà tempo ma accadrà anche in Italia.

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