SALOTTI & TINELLI

Crt, pressing di Palenzona: “Marocco lasci a Quaglia”

Convinto che “la Appendino ha altro cui pensare”, il camionista di Tortona spinge per il cambio al vertice della fondazione prima del rinnovo degli organi. Braccio di ferro (a distanza) con Chiamparino e la poltrona traballante in Unicredit

“Alle banche servono soldi e politica. Soldi ce ne sono pochi…” e la politica nel caso di una vittoria del No al referendum preoccupa Fabrizio Palenzona, almeno quanto la partita in cui il vicepresidente di Unicredit è impegnato per la nomina del successore del notaio Antonio Maria Marocco alla presidenza della potente Fondazione Crt. Se un cauto pessimismo – tra lo scaramantico e il disincanto realista – sull’esito del voto del 4 dicembre viene dipinto sul volto di big Fabrizio da chi a due settimane dalle urne ne ha raccolto i soppesati pensieri, una forse fin troppo ostentata tranquillità è quella che fa trasparire sulla questione più domestica, ma non certo di scarsa importanza (ad incominciare dalla sua stessa permanenza al vertice di Unicredit) quale appunto il rinnovo del vertice della cassaforte di via XX Settembre.

Un passaggio di testimone che “il camionista” di Tortona sta cercando di accelerare per completare un disegno a cui lavora da anni: piazzare al posto di Marocco il suo uomo, il cuneese Giovanni Quaglia. Per farlo senza dover superare le forche caudine del nuovo consiglio di indirizzo in cui entrerebbero membri designati dalla sindaca Chiara Appendino è indispensabile abbreviare i tempi dell’uscita di scena dell’anziano notaio. “Finché non si dimette” non si può fare nulla e di lasciare anticipatamente la poltrona l’attuale presidente non ha alcuna intenzione se al suo posto resterà designato proprio Quaglia. Chiunque, ma non lui. Palenzona lo sa ed è per questo che guarda con una certa preoccupazione ogni movimento che faccia sentire il notaio come una sorta di ospite gradito per anni, ma per il quale è arrivato il momento di accomiatarsi.

Una partita a scacchi, insomma, dove ogni mossa frettolosa o avventata potrebbe risultare fatale. Ma anche una partita il cui tempo è scandito, se non dall’orologio, certo dal calendario. A giocarla sono in molti. Non pare certo accontentarsi del ruolo di spettatore Sergio Chiamparino: sarebbe proprio lui uno degli appoggi mancanti al cuneese più traballante di prima (della sconfitta di Piero Fassino, elemento destabilizzante per il piano Palenzona). L’ex membro del cda di Unicredit, dimessosi da quell’incarico a tempo debito proprio per poter approdare in via XX Settembre, appare in bilico. Al presidente della Regione non basterebbe neppure più quel “è un democristiano, ma ci si può fidare” detto di Quaglia da un Fassino ancora sindaco. Tantomeno la decisione di prendere casa a Torino avrebbe cancellato attorno a lui quell’aria foresta che, unita alle manovre messe in atto contro il sindaco di Cuneo e altre per gli assetti della Cr Cuneo, continuerebbe a mantenere a dir poco freddo Chiamparino nei confronti dell’ex presidente della Provincia Granda.

Per ora un po’ discosta dalla scacchiera, ma pronta a far valere il peso delle nomine in consiglio non appena sarà il momento c’è poi lei, la Appendino. Palenzona pare convinto (o si mostra tale da abile giocatore qual è) che “la sindaca ha altro cui pensare” piuttosto che infilarsi nel ginepraio della presidenza della Fondazione. I due non si sono mai incontrati, ma nei suoi confronti spende (poche) parole che dietro un’apparente banalità forse nascondono segnali da decodificare nella sala cifra di Palazzo di Città: “Non la conosco, ma mi pare decisamente meglio della Raggi”.

Un posizionamento morbido o, comunque, non pregiudizialmente conflittuale che secondo alcuni potrebbe essere il paracadute accuratamente ripiegato e tenuto pronto da big Fabrizio nel caso dopo il 4 dicembre cambiassero le regole per il board Unicredit così come si vocifera sul piano elaborato dal nuovo amministratore delegato Jean Pierre Mustier che sarà reso noto, appunto, appena dopo il referendum. Tra le innovazioni oltre alla riduzione dei membri del cda con un tetto massimo di quindici sarebbe fissato pure il limite di tre mandati e allargato lo spazio agli indipendenti. Da questa rivoluzione a farne le spese, con l’uscita dal vertice del colosso bancario, oltre a Luca Cordero di Montezemolo sarebbe lo stesso Palenzona. Per lui la poltrona oggi di Marocco che non si schioda se a occuparla sarà Quaglia? Le certezze espresse a favore del Sì alle riforme, il pessimismo non nascosto sull’esito del referendum e i timori per le conseguenze di un eventuale successo del No, sono le uniche cose di cui Furbizio non fa mistero. Per il resto, come al solito, ogni mossa potrebbe essere quella immaginata. O l’esatto contrario. In fondo a lui piace descriversi con un ossimoro: “credente peccatore”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:46 Lunedì 21 Novembre 2016 dedocapellano Meglio o peggio.....

    vedremo se la Appendino e' meglio della Raggi...... se Pallenzona rimane in Unicredit e' sicuramente peggio del sindaco di Roma!!!

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