Acqua Santanna

La follia della raccolta firme

È inutile fingere di non saperlo o di non riconoscerlo. Bisogna ammetterlo, L'Italia è un paese ipocrita e fasullo,dalle mille regole inutili, che nessuno rispetta ma tutti fingono di rispettare. Oggi tocca ai 5S, a quelli che urlano Legalità ad ogni piè sospinto; presi con le mani nella solita marmellata delle firme false. Marmellata in cui sono stati beccati tutti, prima o poi, di ogni risma e colore. Ma di cosa stiamo parlando? Della solita norma “giusta” italiana, difficilissima da rispettare, mai rispettata ma mantenuta come dogma di democrazia e libertà. Lo posso dire dopo aver provato personalmente a raccogliere 400 faticosissime firme per le ultime amministrative a Torino.

Firme raccolte ad una ad una, con fatica e probabilmente essendo gli unici ad averlo fatto in piazza, con banchetti e mille parole. Perché la stupida regola è quella: per concorrere alle elezioni, devi raccogliere delle firme (in numero variabile in base alla tipologia). E devi farlo con un ufficiale pubblico in grado di certificare sia la persona che fornisce i dati, sia la firma stessa. Naturalmente, con le dovute italianissime eccezioni e specificità. Ad esempio, sei esentato dalla raccolta se sei già presente nell’organo per cui si vota (tipica norma pro-casta); il certificatore può essere un rappresentante politico (di nuovo, se sei già presente, hai anche il certificatore, se no devi aggiustarti pregando qualcuno o chiamando un notaio). Quando sei pronto, prendi i tuoi bei moduletti, presentati e certificati dalla commissione elettorale, vai in piazza e cominci a chiedere a chi passa la firma. Sperando che non piova, che non faccia troppo caldo, che il certificatore non si stufi di stare lì ad aspettare, che le persone non siano troppo di corsa e abbiano voglia di ascoltarti... Tutto semplice, no?

No, perché i tempi sono sempre troppo stretti, perché se ti accorgi di una virgola fuori posto sui moduli devi buttare via tutte le firme raccolte, perché i moduli devono avere un formato, contenere dei dati, essere scritti in modi tipici di fine ‘800, perché abbiamo superato il secondo millennio da quasi vent'anni, usiamo smartphone, pc e internet ormai anche per parlare alla moglie mentre passeggiamo insieme, ma il modulo no, quello rimane. E rimane nonostante tutti i politici, di ogni lista e ogni schieramento sappiano perfettamente che la raccolta viene fatta facendo girare i moduli tra amici e parenti e certificata a posteriori. Nonostante tutti i politici, di ogni lista e ogni schieramento siano già finiti nei guai per questo. Nonostante si rendano conto che è una norma che poteva valere in altre epoche, in altre situazioni, ma che oggi non ha più senso. E non venite a dirmi che la norma è corretta per fare filtro, perché un movimento non ha difficoltà se ha consenso, che le firme in fondo sono poche, ecc.

La realtà è che tutti si sono trovati in difficoltà nella raccolta ma nessuno lo ammette. E allora una domanda mi sorge spontanea: ma se tutti sanno che è un lavoro burocratico inutile, se tutti lo fanno in modo irregolare, se tutti si scontrano con una burocrazia da loro stessi creata in modo ottuso e senza senso, se nessuno propone di passare a modalità più intelligenti e moderne che riguardano l'inizio stesso dell'attività democratica e partitica, come possiamo sperare che le stesse persone propongano riforme reali su argomenti ben più complessi? come possiamo credere che siano capaci di fare uscire l'Italia dalle pastoie in cui l'hanno messa?

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1 Commenti

  1. avatar-4
    16:30 Venerdì 25 Novembre 2016 giu_dan Giustissimo ...

    ... ti vien da pensare che lo si faccia apposta per usarla come 'clava' postuma; oltre che protettivo per la 'casta' del chi c'è. Qualcuno (di manico) m'ha detto che è colpa di noi italiani, che se non ci fosse un 'sudato' primo filtro le liste elettorali sarebbero tante quanti i gruppi su FB. sarei lieto anche io se qualcuno mi desse una mano a dargli torto.

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