Acqua Santanna

Draghi l’illusionista

La vittoria di Trump alle elezioni presidenziali Usa ha lasciato molti stupefatti e fra questi è probabilmente da annoverarsi il governatore della Bce Mario Draghi che si è lasciato andare una dichiarazione fin troppo esplicita per una persona in un ruolo che dovrebbe essere tecnico. In realtà in questo momento non lo è per niente, perché non bisogna nascondere che la politica dei tassi negativi, per quanto la si cerca di nascondere dietro pomposi discorsi economici, ha il solo scopo di aiutare i paesi iperindebitati come l’Italia e la Grecia.

Il governatore della Bce ha stigmatizzato l’elezione di Trump, perché il neopresidente americano potrebbe iniziare una stagione di liberalizzazioni. E non possiamo non dire: ben vengano! Andando nello specifico Draghi ha paventato che le liberalizzazioni possano ingenerare una nuova crisi finanziaria. Draghi è sicuramente un’economista keynesiano, convinto della centralità dell’intervento dello stato nell’economia, ma non si può neanche negare la verità, mentendo spudoratamente. Il settore bancario e finanziario è fra quelli più pesantemente regolamentati. È sufficiente fare un esempio, provare ad un aprire una banca. Non credo che sia così facile. Anzi, la presenza di tutte queste regole più che aiutare i risparmiatori sembrano fatte apposta per difendere gli operatori finanziari. Tutte le tonnellate di carta che fanno firmare in banca, chi le ha mai lette? Non credo di essere smentito affermando che non sono lette neanche dagli stessi impiegati di banca. Alla fine si firma senza sapere e non mi pare che l’incoscienza sia la migliore difesa del risparmiatore. E gli scandali finanziari più o meno recenti ne dimostrano l’assunto. In una puntata delle prime serie del Dott. House, il burbero protagonista fa un’affermazione interessante: “I protocolli medici servono a proteggere i medici, non i pazienti”. Mutatis mutandis sembrerebbe applicarsi agli operatori finanziari.

Fatta questa precisazione è piuttosto assurdo che uno dei principali, se non il più importante attore della crisi finanziaria, la banca centrale, accusi altri. Per quanto la vulgata corrente spieghi la crisi dei mutui subprime con l’avidità dei banchieri, come se in fondo non si comportassero come tutti gli altri lavoratori, le vere cause sono state le politiche pubbliche su immobili e mutui e la politica dei bassi d’interesse inaugurata dalla Fed, la banca centrale americana. Durante l’amministrazione Clinton furono approvate due norme significative su immobili e mutui. Il primo prevedeva la detassazione sugli investimenti immobiliari, così chi rivendeva la casa ad un prezzo più alto non pagava nulla determinando così una bolla immobiliare, perché a parità di condizioni l’investimento immobiliare non pagava tasse.

Il secondo provvedimento riguardava la discriminazione nella concessione dei mutui. Per favorire l’accesso delle fasce svantaggiate alla casa di proprietà si è costretto gli operatori a concedere i mutui riducendo i controlli. Negli Stati Uniti mediamente le persone di colore e di origine latina hanno un reddito più basso e pertanto avevano un accesso minore al credito. Si è voluta eliminare questa presunta discriminazione razziale, concedendo i mutui con più facilità. Ad un certo punto alcune banche sono arrivate a smettere di chiedere persino informazioni sui redditi di chi ricercava un mutuo. È facilmente intuibile che in questo modo i rischi per banche e operatori finanziari crescevano esponenzialmente.

A queste politiche si è aggiunta quella determinate dei bassi tassi di interesse della Fed. Se i soldi li guadagnate duramente ci penserete due volte prima di spenderli, mentre se ve li regalano li spenderete con spensieratezza. Così hanno fatto i banchieri: sono stati inondati di liquidità dalle banche centrali con quasi l’obbligo di impiegarli in qualche modo. Seguendo le direttive della banca centrale hanno assunto più rischi di quello che avrebbero fatto normalmente. Parlare di avidità dei banchieri é un po’ ridicolo. Come insegna la saggezza popolare è l’occasione a fare l’uomo ladro. Considerato che fra le cause principali della crisi finanziaria c’è stata l’inondazione di liquidità da parte delle banche centrali è assurdo che proprio un governatore di una di queste e fra le più importanti, si metta a fare lezione agli altri. Come se un piromane si mettese a dare lezione di antincendio. Precisiamo che Draghi sta continuando con la politica dei tassi negativi, continuando sulla stessa strada che ha causato la crisi. Non è un caso che i mercati borsistici siano in rialzo nonostante l’economia stagnante. Le aziende quotate potendo finanziarsi a tassi bassissimi, comprano azioni proprie per distribuire meno dividendi e come effetto collaterale della rarefazione delle azioni in circolazione si assiste ad un rialzo delle quotazioni. Il tutto è un effetto finanziario che non corrisponde ad un aumento degli investimenti o degli utili.

Questa è la saggezza di Draghi e la colpa sarebbe degli avidi banchieri. A breve termine era forse necessario salvare Italia e Grecia, ma il problema di questi paesi sono la spesa pubblica in espansione e dargli ulteriore credito è come continuare a fare credito a un giocatore d’azzardo incallito sperando che smetta di giocare. Con l’allentamento della spesa sugli interessi e degli spread lo stato italiano ha continuato a spendere. Il tanto decantato Monti, nonostante il sostanziale aumento delle tasse, non è riuscito a frenare la crescita del debito perché contemporaneamente ha aumentato la spesa pubblica. La droga dei tassi bassi e addirittura negativi distrugge la disciplina di bilancio e favorisce politiche di sperpero del denaro pubblico che non dimentichiamolo, sono soldi presi dalle tasche dei cittadini. Come diceva un certo Falegname è più facile scorgere l’altrui pagliuzza che non la trave nel proprio occhio.

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