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PARLAMENTO

Tutte le ricette per votare

Si accavallano tra Camera e Senato le proposte per una nuova legge elettorale. Le iniziative dei piemontesi Esposito e Fornaro. La Lega pronta a giocare di sponda. E spunta il testo di Lauricella (su mandato della Finocchiaro?)

Quel che nei corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama si sussurra è ormai da giorni, ora prende forma di legge. Se Paolo Gentiloni vuole davvero riformare la legge elettorale e dare un senso all’ardita missione affidatagli dal Capo dello Stato dovrà puntare dritto sul Mattarellum o su una sua versione solo minimamente modificata: collegi uninominali e premio di maggioranza che garantisca la governabilità. Una riforma figlia del Presidente della Repubblica, garante dell’esecutivo appena insediato e tra i pochi, almeno finora, a crederci; Roberto Giachetti per superare il Porcellum e tornare alla legge Caronte - che traghettò l’Italia dalla Prima alla Seconda Repubblica, dal sistema proporzionale al maggioritario, chiudendo definitivamente la stagione delle preferenze - lanciò addirittura uno sciopero della fame. 

Nell’aprile 2013, appena insediata l’attuale legislatura, il senatore torinese del Pd Stefano Esposito presentò un disegno di legge per abrogare il Porcellum e ripristinare la riforma di Sergio Mattarella, approvata dal Parlamento vent’anni prima, dopo che il referendum di Mario Segni aveva contribuito a terremotare un quadro politico e istituzionale in scomposizione e ricomposizione. Tra i cofirmatari tanti senatori piemontesi, come il biellese Gianluca Susta, la cuneese Patrizia Manassero, i torinesi Mauro Marino e Elena Fissore, l’alessandrino Daniele Borioli. È ancora lì, chiusa in un cassetto, mentre un altro parlamentare piemontese, il centrista Mariano Rabino, sentenzia: “Dopo il referedum è cambiato il mondo e io vedo una gran voglia di proporzionale”. Sarà.

Nello specifico la legge che porta il nome del Capo dello Stato è figlia di un compromesso che prevede un sistema misto: il 75 per cento dei seggi da assegnare con il sistema maggioritario uninominale, il restante 25 con il proporzionale (con un meccanismo, lo scorporo, che avvantaggia i partiti meno grandi). Nel Mattarellum, gli elettori votano il candidato del collegio uninominale (e chi prendeva più voti vinceva il seggio), mentre per la parte proporzionale dovevano limitarsi a scegliere per una lista bloccata, senza poter esprimere preferenze; tema che già vent’anni fa sollevò dubbi e polemiche. Nel presentare la sua legge ai deputati, Mattarella la riassunse così: “Si tratta di incentivare le convergenze e le aggregazioni elettorali e politiche: semplificare il quadro politico e parlamentare; agevolare la formazione di maggioranze parlamentari omogenee e chiare sin dal momento del voto”.

A dimostrazione che potrebbe aprirsi uno spiraglio anche la Lega, con Giancarlo Giorgetti, ha presentato una mozione per il ritorno al Mattarellum. Che i tempi siano già maturi? Difficile. Per il momento c'è una gran confusione come testimonia un’altra proposta di legge avanzata da un altro piemontese, il cosiddetto Fornarellum, dal nome del proponente, Federico Fornaro, o se si preferisce un Mattarellum 2.0. L’impianto prevede che 475 deputati siano eletti in altrettanti collegi uninominali a turno unico. I rimanenti 155 seggi sono così attribuiti: 90 deputati, come premio di maggioranza alla lista/coalizione che ottiene il maggior numero di voti sul territorio nazionale (con un tetto massimo di 350 eletti), 30 deputati alla seconda lista, 23 deputati alle liste che superano il 2% a livello nazionale (e hanno ottenuto meno di 20 eletti nei collegi uninominali), 12 deputati continueranno ad essere eletti nella circoscrizione estero. “Rispetto all’Italicum – spiega Fornaro - questa proposta non prevede il ballottaggio e assegna il premio di maggioranza in misura fissa (14% dei deputati da eleggere), prevedendo inoltre che alla lista/coalizione vincente non possano essere attribuiti più dei 350 seggi”. Anche questo sistema, proprio come l’Italicum, era stato concepito esclusivamente per la Camera, quando ancora non era plausibile immaginare la sconfitta della riforma costituzionale al referendum, e quindi andrebbe aggiornato. Ma intanto le proposte si accavallano: ognuna rappresenta una pista come quella che porta a Giuseppe Lauricella, deputato democratico particolarmente vicino alla neo ministra Anna Finocchiaro, che ha protocollato da poche ore il Lauricellum, una sorta di Italicum corretto, che prevede un premio di maggioranza alla lista o coalizione che superasse sia alla Camera sia al Senato la soglia del 40%, ma senza il ballottaggio.

Intanto c’è da attendere il 24 gennaio, quando la Corte Costituzionale si pronuncerà sull’Italicum, con possibilità tutt’altro che trascurabili di un ulteriore rinvio. Insomma, sarà il parlamento a dover uscire dall’impasse e probabilmente della questione inizierà a occuparsene seriamente dopo le feste natalizie.

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